15 milioni di elettori super-ambientalisti sconfiggeranno Trump alle elezioni di midterm? (VIDEO)

L’Environmental Voter Project punta a mobilitare la maggioranza silenziosa e verde

[5 settembre 2018]

Prima di leggere un articolo di Joe Romm su ThinkProgress non avevamo mai sentito parlare l’Environmental Voter Project (EVP), un progetto poco conosciuto anche negli Usa ma che potrebbe aiutare a sconfiggere Donald Trump e i Repubblicani alle elezioni di midterm, trasformando il presidente statunitense in un’anatra zoppa che non svrebbe più la maggioranza per far passare le sue politiche antiambientaliste e negazioniste.

Anche se gli ambientalisti – ad esclusione forse di Sierra Club . non riescono a mobilitare molti elettori, negli Usa sono registrati per votare tra i 10 e i 15 milioni di cosiddetti “super-ambientalisti”, ma generalmente non lo fanno e Romm sottolinea che «Se votassero in modo più coerente, potrebbero cambiare la politica degli Stati Uniti, poiché i candidati di entrambi i Partiti dovrebbero lavorare per avere il loro voto».

Ma i sondaggi realizzati dall’EVP dimostrano che il voto dei “super-ambientalisti” non si ottiene facendo propaganda ambientale, visto che questi elettori si prendono abbastanza cura dell’ambiente nella vita personale quotidiana.

ThinkProgress ha chiesto a Nathaniel Stinnett, fondatore e direttore esecutivo di EVP, quale siano i messaggi che possono convincere questo elettorato ad andare a votare. Stinnett ha spiegato che l’EVP è una ONG che punta a scovare ambientalisti che non votano e a trasformarli in elettori migliori: «Non appoggiamo i candidati. Non parliamo di politiche particolari. Non proviamo nemmeno a persuadere le persone a preoccuparsi di più del clima e dell’ambiente. Pensiamo che sia sempre più difficile cambiare la mentalità delle persone su questi temi e ci concentriamo sul cambiamento del comportamento delle persone, piuttosto che sul cambiare le menti delle persone».

All’EVP si rivolgono ai «super-ambientalisti già persuasi» che sono registrati per votare ma generalmente non lo fanno e, come dice Stinnett,  «Cerchiamo di trasformarli in elettori più coerenti». Nei sondaggi condotti dall’EVP, i super-ambientalisti vengono definiti «persone che identificano l’ambiente come una delle loro principali priorità« e che votino o meno ormai è cosa nota, per scovarli basta utilizzare gli strumenti avanzati di analisi dei dati e di modellazione predittiva ed è esattamente quel che fa l’EVP. Ed è così che il progetto ha scoperto che nelle elezioni di midterm del 2014 si erano registrati per votare circa 15,8 milioni di super-ambientalisti, ma non l’hanno fatto. Anche nelle elezioni presidenziali del 2016, quelle vinte dall’antiambientalista Donald Trump, non hanno votato in  circa 10,1 milioni e Romm ricorda che «Le elezioni sono state decise da 77.000 voti in soli tre Stati». Stinnett evidenzia che «Questi sono numeri sbalorditivi, Ma questo significa che sono anche un’opportunità sbalorditiva. Persuadere un elettore che non classifica l’ambiente o il cambiamento climatico come una priorità assoluta come dovrebbe essere è molto più difficile che persuadere un elettore registrato a votare».

Romm concorda: «Certamente, le moderne scienze sociali e comportamentali sostengono l’opinione di Stinnett che cambiare  la mente di qualcuno su un problema importante è molto più difficile del semplice cambiamento di un’azione specifica che attua, in particolare quando si tratta di un’azione che hanno già sottoscritto».

Il messaggio utilizzato dall’EVP viene direttamente dal playbook di scienze comportamentali creato da persone come Dan Kahneman, che nel 2002  ha vinto il premio Nobel per l’economia per il suo pionieristico lavoro sulla psicologia del processo decisionale. Come ha spiegato Kahneman el suo libro  Thinking, Fast and Slow, uno dei punti essenziali è che nel corso della nostra evoluzione abbiamo sviluppato molte scorciatoie decisionali in modo da poter prendere decisioni più rapide. Se decine di migliaia di anni fa un nostro antenato sentiva dei rumori nella foresta e vedeva la sua tribù fuggire la cosa più sicura da fare non era certo quella di capire da dove veniva il rumore o se si avvicinava qualcosa di pericoloso, la cosa migliore era fare quel che facevano  tutti gli altri. »Siamo animali sociali e siamo decisamente influenzati dalla pressione dei nostri simili  e dalle norme del gruppo – dicono all’EVP – Quindi il messaggio principale è semplice, apartitico e apolitico. Tutto ciò che comporta è informare questi non-elettori super-ambientalisti per telefono, di persona o online (via e-mail o con un testo)  che c’è un’elezione imminente e se votare o no è una questione di interesse pubblico. I non votanti possono anche essere informati su quante persone hanno votato nelle ultime elezioni, con domande del tipo: “Sapevi che l’ultima volta che c’è stata un’elezione per il Consiglio comunale, l’87% del tuo blocco ha votato e tu non l’hai fatto?”  Questi “nudges comportamentali” situano una persona nel suo gruppo di simili e questo motiva le persone ad agire. Allo stesso modo, i non votanti sono incoraggiati a firmare una ““environmental voter pledge”  nella quale dicono che voteranno». Recenti ricerche comportamentali di mostrano che «i giovani che si impegnano a votare hanno maggiori probabilità di non mancare rispetto a quelli che vengono contattati utilizzando materiali standard per andare a votare».

L’EVP instaura contatti ripetuti durante una determinata elezione e poi li mantiene nelle elezioni successive. Non si concentra solo sulle elezioni nazionali, ma anche sulle elezioni statali e locali «che apparentemente non hanno nulla a che fare con l’ambiente – come i procuratori distrettuali – perché votare è un’abitudine che si attacca addosso – dice Stinnett – Qualcuno che vota per la prima volta è quindi molto più propenso a votare alle prossime elezioni».

L’EVP ha testato questo approccio su un grande gruppo e ha confrontato i risultati con un gruppo di controllo scelto a caso di non-votanti che non sono mai stati contattati da loro. Stinnett ha spiegato a Think Progress che durante le 4 elezioni tenutesi durante il loro primo anno di attività in Massachusetts, hanno constatato un aumento del 12,1% dei votanti nel loro gruppo di test rispetto al gruppo di controllo e sottolinea che «Se riprodotto a livello nazionale, ciò potrebbe significare quasi 2 milioni di elettori ambientali nei midterms». Ma aggiunge che «Una delle ragioni per cui l’effetto è così grande è che i dati degli elettori sono pubblici, quindi dopo una o due elezioni, altri gruppi e politici iniziano a prendere di mira questo nuovo elettorato».

Sul suo sito web, l’EVP descrive il lavoro che sta facendo; «Stiamo agendo come una pipeline, spingendo gli ambientalisti nel processo elettorale, e non ci fermeremo finché non avremo costruito un esercito di super votanti ambientalisti».

Videogallery

  • Introduction to the Environmental Voter Project