Tra 23 anni in Italia non si potranno più comprare auto alimentate dai combustibili fossili?

La commissione Ambiente e quella Lavori pubblici del Senato hanno chiesto un impegno al governo in tal senso

[3 agosto 2017]

In Italia cresce l’utilizzo delle auto, con il 2016 che ha visto 2 milioni di pendolari in più fare uso del mezzo privato per i propri spostamenti: un trend che complica non poco lo sviluppo sostenibile del Paese in più modi, rallentando in modo significativo la lotta ai cambiamenti climatici come anche all’inquinamento atmosferico, che vede proprio nel traffico veicolare – insieme al riscaldamento degli edifici – la fonte primaria di emissione.

Per questo la Commissione Ambiente e la Commissione Lavori pubblici del Senato hanno approvato, senza voti contrari, una risoluzione sulla mobilità sostenibile che impegna il Governo ad adottare politiche più incisive nel settore già a partire dalla Legge di bilancio 2018: «Tra le misure che suggeriamo – spiega Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Ambiente – ci sono la valutazione dell’opportunità del divieto di commercializzare moto e autoveicoli a combustibili fossili già dal 2040».

Già altri Stati Ue, come Francia e Gran Bretagna, si stanno impegnando in tal senso, e quella arrivata da Palazzo Madama è la prima richiesta istituzionale in tal senso prodotta nel nostro Paese.

Oltre a questa misura, i senatori ne hanno avanzate altre dalla possibile applicazione in più brevi termini:  «La richiesta dell’introduzione del bollo progressivo in funzione all’inquinamento dei veicoli, tariffe di parcheggio differenziali e poi una spinta massiccia al trasporto pubblico locale, ai veicoli elettrici, alle piste ciclabili. Con questa risoluzione, in sostanza – sintetizza Vaccari – si chiede al Governo di agire subito, integrando la mobilità sostenibile nella Strategia nazionale sull’energia con una Strategia nazionale e fiscale sulla mobilità».

«I punti salienti – conclude il senatore Dem – sono la penalizzazione del ricorso al trasporto sia pubblico e che privato a fonti fossili, per spingere sulle alternative, a tutto vantaggio della qualità urbana e della lotta ai cambiamenti climatici. La chiave è anche potenziare il Trasporto pubblico locale, attraverso un aumento progressivo delle risorse già previste fino al 2033 per portare l’età media dei bus a 7 anni, la media Ue, e prevedere che le aziende debbano acquistare almeno il 50% di bus nuovi a combustibili alternativi. Bisogna prevedere con urgenza la detrazione del costo dell’abbonamento per il Tpl, già nella legge di bilancio 2018. Per le imprese va prorogato al 31 dicembre 2018 il superammortamento al 140% degli investimenti anche sui veicoli a basse emissioni. Per tutti occorre estendere il bonus fiscale al 65% anche sull’acquisto di veicoli a basse emissioni».

Indirizzi incoraggianti, anche se si nota purtroppo la completa assenza di incentivi – normativi e/o fiscali – per ridurre l’impatto dell’industria dell’auto non solo in termini di emissioni climalteranti e inquinanti, ma andando a incidere anche sulle milioni di tonnellate di materiali vergini utilizzate per produrre fisicamente auto e moto, sostituendole (quando tecnicamente fattibile) con materiali riciclati: la sostenibilità della mobilità si misura anche così.