Dal ministero dell’Ambiente tre proposte operative per accelerare gli interventi

Per 40 Sin 1.500 procedimenti amministrativi aperti, ma le bonifiche arrancano

Bratti: «Dalla copiosa documentazione raccolta emergono scambi di carteggi inutili, pareri e prescrizioni inefficaci dati dagli enti di controllo»

[28 settembre 2017]

I Siti di interesse nazionale (Sin) sparsi lungo lo Stivale, che in molti casi attendono le auspicate bonifiche da decenni, sono 40. Come noto e confermato da ultimo dal Consiglio nazionale dei chimici, siamo ben lontani da poter dire di aver risolto il problema: perché? Oltre alla mancanza degli investimenti necessari alla bonifica, è l’enorme mole di burocrazia che gravita attorno a questi siti a frenarne il risanamento. Per chiarire le dimensioni del problema è utile osservare quanto riportato nell’ultimo numero di AmbienteInforma, il notiziario settimanale del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa): «Attualmente – riporta Laura D’Aprile, della divisione Bonifiche e risanamento del ministero dell’Ambiente – nei 40 Siti di interesse nazionale (Sin) ricadono oltre 1.900 soggetti privati e 530 soggetti pubblici, per un totale di circa 1.500 procedimenti amministrativi aperti, la gestione dei quali è posta in capo al Mattm, che svolge quindi, pienamente, il ruolo di amministrazione attiva».

«In alcuni siti – aggiunge Alessandro Bratti, presidente della commissione parlamentare Ecomafie –  si sono registrate vere e proprie contrapposizioni fra Commissario straordinario e Mattm, rischiando di generare contenziosi e anche di sfociare in inefficienze palesi. Vanno sottolineati i numerosi contrasti che scaturiscono fra le richieste dei Comuni ospitanti il Sin, il Mattm e i privati che tendono a proporre soluzioni spesso parziali. Dalla copiosa documentazione raccolta emergono scambi di carteggi inutili, pareri e prescrizioni inefficaci dati dagli enti di controllo. A ciò si aggiunga che gli obiettivi di bonifica che ci si propone di raggiungere, con perimetrazioni dei Sin molto vaste e a volte poco razionali, hanno costituito e in parte costituiscono ancora un ulteriore elemento di difficoltà nel recupero delle aree. Sempre per segnalare le criticità, è necessario ricordare come l’applicazione della normativa relativa al danno ambientale sia spesso oggetto di interessanti teorie che però determinano richieste ai privati di somme di denaro assolutamente non escutibili. Gli accordi programma siglati molto spesso non sono stati verificati nella loro attuazione e, in diversi casi, si sono stratificati senza avere alcuna efficacia. Dai dati 2017 e dalle ispezioni condotte come Commissione, abbiamo potuto verificare come negli ultimi anni qualcosa sia cambiato in positivo. La semplificazione normativa, l’applicazione di tecnologie più innovative e meno costose, un dialogo fra i soggetti privati e il Mattm: grazie a tutto ciò oggi si cominciano a vedere cantieri aperti e non solo pacchi di documenti che girano».

Si tratta però di risultati ancora modesti. Sui 122.564 ettari a terra ricadenti nelle aree Sin nazionali (cui vanno affiancate le aree marine, lagunari e lacustri stimate dal Consiglio nazionale dei chimici in altri 600 chilometri quadrati), al 31 luglio 2017 risultavano bonificati 6.225 ettari: l’incremento rispetto al 2016 ammonta a 450 ettari.

Cosa fare per raggiungere traguardi più sfidanti? Oltre ad accelerare con forza sulla partita della semplificazione normativa, D’Aprile suggerisce di agire su tre cardini: rafforzamento (in termini di personale tecnico a tempo indeterminato e risorse strumentali)  delle strutture tecniche e amministrative che si occupano di bonifiche sia a livello centrale che a livello territoriale; assicurare la funzionalità di un sistema a rete dei laboratori del Snpa; valutare l’istituzione di un fondo di rotazione (o più fondi regionali) per la messa in sicurezza e bonifica dei cosiddetti “siti orfani”, per i quali i responsabili della contaminazione non sono individuabili o non provvedono, da finanziarsi almeno in parte con i proventi delle sanzioni pecuniarie irrogate, garantendone l’utilizzo sui territori interessati.

L. A.