Il 77% degli italiani ha paura della distruzione dell’ambiente e dell’insicurezza globale

Ma solo il 9% sa cos’è l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L'allarmismo non basta

[31 maggio 2016]

sviluppo sostenibile

L’ex ministro del Lavoro Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), aprendo la conferenza “Italia 2030: Governo, imprese e società civile di fronte alla sfida dello sviluppo sostenibile”, ha ricordato che «abbiamo solo 14 anni per cambiare modello di sviluppo e cercare di risolvere problemi enormi, come la povertà, la disoccupazione, le disuguaglianze economiche, sociali e di genere, il degrado ambientale. Per farlo, lo sviluppo sostenibile deve entrare nelle decisioni politiche, nelle attività delle imprese, degli enti no profit e dei singoli cittadini. È questo l’impegno che l’Italia ha assunto, insieme agli altri paesi del mondo, sottoscrivendo (il 25 settembre 2015) l’Agenda 2030 dell’Onu per evitare il collasso non solo ambientale, ma anche dei sistemi economici e sociali. Rispettare questo impegno non sarà facile se, come rileva l’Osservatorio europeo sulla sicurezza, le minacce globali come povertà, inquinamento, conflitti, sono al top delle preoccupazioni dei cittadini, mentre la politica si concentra su altri temi e solo il 9% degli italiani sa cosa siano i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile concordati dai paesi dell’Onu. Tutti abbiamo la responsabilità di cambiare l’attuale modello di sviluppo e diffondere, a ogni livello, consapevolezza e cultura della sostenibilità».

Per questo l’ASviS, che riunisce oltre 100 dei più importanti soggetti dell’economia e della società italiana, chiede a governo, imprese e società civile «un impegno forte per raggiungere i 17 obiettivi e i 169 target dell’Agenda 2030 (Sustainable Development Goals – SDGs), su cui anche l’Italia ha preso precisi impegni» e ricorda che «se il governo nelle prossime settimane dovrà predisporre la Strategia italiana per lo sviluppo sostenibile, anche le imprese e il mondo dell’informazione e della cultura devono contribuire a cambiare il modello di consumo e di produzione. Molte grandi imprese e istituzioni finanziarie sono già orientate in questa direzione. Tuttavia, affinché il loro esempio si diffonda, è necessario dimostrare, anche attraverso la messa in rete delle buone pratiche, che un nuovo approccio è effettivamente possibile. È inoltre fondamentale che anche i media si sentano parte in causa, divulgando la cultura della sostenibilità, informando sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, aiutando a comprendere come migrazioni, cambiamento climatico, bassa crescita economica, degrado dell’ambiente, disuguaglianze sociali siano fenomeni fortemente interconnessi».

La Settimana europea per lo sviluppo sostenibile (Esdw), che quest’anno si svolge dal 30 maggio al 5 giugno, prevede la mobilitazione degli stakeholder presenti nei 38 Paesi europei aderenti che organizzino attività, progetti ed eventi che promuovano lo sviluppo sostenibile e, da quest’anno, anche iniziative collegate ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Ad oggi, già più di 3700 iniziative sono state registrate in 38 paesi europei, 24 delle quali in Italia. La conferenza di Roma è stata l’occasione per ascoltare gli impegni che intendono assumersi importanti imprese ed istituzioni. «Ogni anno che ci avvicina al 2030 – conclude Giovannini – rappresenta il 7% del tempo che ci siamo dati per salvare il mondo. Poiché cambiare certi processi richiede tempo e visto che alcuni obiettivi devono essere raggiunti già entro il 2020, come per esempio la riduzione della povertà e degli oltre 2 milioni di Neet, non c’è tempo da perdere. Perciò l’ASviS si impegnerà affinché questi temi siano messi al centro del dibattito pubblico, anche in vista delle elezioni generali del 2018».

E l’ASviS non si nasconde che sarà una sfida molto difficile: «Secondo Eurobarometro, infatti, solo il 30% degli italiani ha sentito parlare degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile; il 60% pur avendone sentito parlare, non ne conosce il contenuto; il 27% ne ha una vaga idea e solo il 9% ne è realmente a conoscenza. Di fronte a questi dati, l’ASviS intende sensibilizzare gli operatori pubblici e privati, la pubblica opinione e i singoli cittadini sull’Agenda 2030, stimolare la ricerca e l’innovazione, proporre politiche per il raggiungimento degli Obiettivi, contribuire allo sviluppo di adeguati strumenti di monitoraggio». Una necessità che richiama anche all’azione il mondo dei media: l’ambiente non è solo emozione, come già recitava il motto che ha accompagnato greenreport alla sua nascita.

Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS e del Gruppo Unipol, sottolinea che «in Italia la distanza dagli obiettivi di sviluppo sostenibile varia molto da settore a settore. Ci sono alcuni punti di forza, come l’elevata aspettativa di vita in buona salute, una elevata quota di energia rinnovabile, e, purtroppo, molti punti di debolezza, tra cui l’alto livello di percezione della corruzione del settore pubblico, l’alto tasso di disoccupazione, le scarse competenze in lettura, matematica e scienze, l’alto abbandono scolastico, significative disuguaglianze di genere, elevati rischi ambientali. Per questo è indispensabile avere e diffondere una visione integrata degli obiettivi e far sì che il loro raggiungimento sia un impegno ampiamente condiviso».

Giuseppe Novelli, rettore dell’università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, promotrice, insieme alla Fondazione Unipolis, dell’ASviS, delle iniziative per la Settimana europea sullo sviluppo sostenibile,  sottolinea l’importanza di un nuovo modello culturale e dell’educazione delle giovani generazioni: «La nostra università è impegnata in programmi concreti, nonché in una vasta campagna di comunicazione per sensibilizzare tutta la comunità universitaria e i nostri stakeholder, a partire dal territorio in cui operiamo. Le università, e in generale il mondo della formazione, hanno una grande responsabilità in merito alla diffusione del paradigma dello sviluppo sostenibile e all’elaborazione di soluzioni reali per la sostenibilità. Per questo – primi in Italia – abbiamo anche previsto l’istituzione di due cattedre per  ricercatori in sviluppo sostenibile».