A che punto è la lotta contro gli ecoreati in Toscana

Oltre a metodi di contrasto efficaci serve una semplificazione normativa e un ecosistema impiantistico e infrastrutturale adeguato nel rispondere (legalmente) alla domanda di servizi ambientali da parte di cittadini e imprese

[6 novembre 2018]

Contro gli ecoreati la repressione è necessaria, ma da sola rimane insufficiente: lo dimostrano i dati di Legambiente, che nel rapporto Ecomafia 2018 testimonia un nuovo incremento degli illeciti ambientali in Italia (30.692 nel 2017, +18,6% rispetto all’anno precedente) come in Toscana, che presenta una crescita di denunce (da 1.484 a 2.222), arresti (da 0 a 14) e sequestri (da 292 a 412) nonostante l’approvazione a livello nazionale della legge 68 sugli ecoreati, risalente ormai al 2015. Che fare dunque?

Il punto della situazione è arrivato ieri nel corso di un seminario svoltosi a Palazzo Strozzi Sacrati, a Firenze, che ha concluso una percorso di formazione – promosso da Legambiente assieme alla Regione e ad Anci Toscana – a cui hanno partecipato, nelle varie tappe, in più di duecento: dirigenti e funzionari pubblici per lo più, ma anche vigili urbani, dipendenti di agenzie come l’Arpat e forze dell’ordine.

Nell’occasione l’assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli, ha sottolineato che «c’è la necessità anzitutto di una professionalità diffusa, che si costruisce con iniziative di formazione come questa. C’è bisogno di strumenti, che sono le leggi ma anche la tecnologia». Al proposito Bugli ha ricordato che due anni fa la Regione ha «ripreso la competenza della gestione delle autorizzazioni ambientali che era stata affidata alle Province. Ciò ci ha consentito di dare uniformità di criteri e procedure a tutto il territorio regionale e utilizzando uno stesso software di avere la possibilità di raccogliere i dati all’interno di un unico archivio telematico». Per il resto, l’assessore ha sottolineato la necessità di «tenere alta la cultura della legalità, collaborando ad esempio con le associazioni», e di analisi: «Noi lo stiamo facendo da due anni con la scuola Normale di Pisa, a cui abbiamo affidato la stesura di una rapporto sulla criminalità organizzata che avrà, nel 2019, un focus specifico sugli ecoreati».

E se è certamente vero che la legge deve assicurare rigidi elementi di contrato contro gli illeciti ambientali – la legge 68 «ci offre uno strumento di controffesiva», ha sottolineato Fausto Ferruzza, presidenza regionale di Legambiente –, è anche vero che finora questi strumenti hanno mostrato dei limiti: nell’ultimo rapporto dedicato ai reati contro ambiente e paesaggio, l’Istat mostra che nel nostro Paese con l’introduzione del Testo unico ambientale i procedimenti penali sono aumentati del 1300%, ma le indagini durano in media 457 giorni e inoltre il 40% dei casi poi c’è l’archiviazione (che arriva al 77,8% guardando alla legge sugli ecoreati).

Inasprire le pene, dunque, non basta. Occorre semplificare la normativa ambientale esistente ed offrire un ecosistema impiantistico e infrastrutturale che sia adeguato nel rispondere (legalmente) alla domanda di servizi ambientali da parte di cittadini e imprese, senza lasciare scoperti buchi che inevitabilmente potranno essere prima o poi riempiti da attività illegali. Lampante in questo senso è l’esempio offerto dalla gestione dei rifiuti: è stato Massimo Giuliani, sindaco di Piombino e responsabile Anci Toscana per l’ambiente, a sottolineare che la legge sugli ecoreati «è perfettibile ma già molto potente. Ma contro gli ecoreati, oltre a metodi di contrasto efficaci servono anche discariche controllate e impianti di smaltimento sufficienti». E non solo di smaltimento: il ciclo integrato dei rifiuti si articola attraverso impianti di trattamento, selezione, recupero (di materia ed energia) e infine smaltimento, tutti funzionali a quell’orizzonte offerto dall’economia circolare che tutti ambiamo a raggiungere.