L’Unione geotermica italiana ascoltata dal sottosegretario del Mise Davide Crippa (M5S)

A che punto è la lotta contro lo stop agli incentivi per la geotermia italiana

Il ministero dello Sviluppo economico ha la percezione «di un mancato interesse allo sviluppo degli impianti da parte dei territori», che in massa stanno però dicendo il contrario

[23 novembre 2018]

Lo sviluppo sostenibile della geotermia in Italia, il Paese che grazie all’esperienza toscana ha dato i natali all’industria geotermica esattamente due secoli fa, è messo a serio rischio a causa dello stop agli incentivi deciso dal Governo. Per la prima volta la bozza di decreto Fer 1 elaborata dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) non ha infatti inserito il calore rinnovabile naturalmente prodotto dalla Terra tra le fonti da incentivare per la produzione di energia elettrica, una scelta che la comunità geotermica internazionale ha giudicato «immotivata e senza alcuna base scientifica», oltre che «un attacco violento e ingiustificato contro un’industria nata in Italia».

L’Unione geotermica italiana (Ugi) ha messo in chiaro come proseguire su questa strada rischia di «condannare a morte un intero settore industriale», con conseguenze immaginabili per le migliaia di lavoratori che vi gravitano attorno, oltre a un arretramento nella lotta ai cambiamenti climatici. Per capire i perché di questa scelta ieri l’Ugi – rappresentata dalla presidente e Primo ricercatore del Cnr Adele Manzella, oltre che dal vicepresidente Riccardo Corsi e dal consigliere Fabio Moia – è stata ricevuta al ministero dello Sviluppo economico, dove si è sviluppato un confronto con il sottosegretario Davide Crippa (M5S) e la sua segreteria tecnica.

Nonostante il clima di «fattiva collaborazione», e il non banale principio «condiviso tra tutti gli interlocutori» che vede l’energia geotermica «una fonte energetica rinnovabile», i rappresentati del Mise «si sono dimostrati molto interessati agli usi del calore geotermico per la climatizzazione» ma per quanto riguarda la produzione di energia elettrica hanno affermato di non «vedere la necessità di incentivare tecnologie utilizzate da decenni e che oramai dovrebbero sostenersi economicamente da sole», anche se sono noti i motivi storici: la necessità di investimenti iniziali molto elevati e dai tempi di ritorno lunghi, oltre ad economie di scala ridotte (in Italia gli unici impianti geotermoelettrici sono attualmente presenti in un fazzoletto di Toscana) rispetto ad altre fonti rinnovabili. Ma c’è di più.

L’Unione geotermica italiana ha ribadito infatti che «sono proprio gli incentivi a garantire la possibilità di nuove iniziative e lo sviluppo di nuove tecnologie, volte a migliorare l’efficienza di conversione e il rispetto dell’ambiente». Un’osservazione di fronte alla quale Crippa, come riporta l’Ugi, ha «messo in evidenza le preoccupazioni sull’impatto ambientale – di pertinenza comunque del ministero dell’Ambiente – che pervadono le aree geotermiche, e la sua percezione di un mancato interesse dei territori allo sviluppo degli impianti. Il ministero ha inoltre confermato che l’incentivazione di progetti geotermici pilota innovativi sarà invece oggetto del decreto Fer 2», auspicando un’interlocuzione con Ugi su questa tematica. Anche in questo caso però il Sottosegretario Crippa ha «ribadito che, laddove trovassero l’opposizione dei territori, così come sperimentato per le richieste di impianti pilota oggetto di procedure autorizzative già avviate, anche questi impianti rischierebbero di non trovare sostegno».

Al proposito sarebbe giusto far notare – se il valore di migliaia di posti di lavoro oltre che di un’energia rinnovabile di cui anche l’Europarlamento ha recentemente ribadito l’importanza potesse essere misurato solo in base al consenso popolare – che tutti e 17 i Comuni geotermici si sono mobilitati contro lo stop agli incentivi; che lo stesso ha fatto l’intera Regione Toscana; che il movimento popolare Geotermia Sì ha raccolto su Facebook in pochi giorni più adesioni della storica pagina SOS Geotermia, oltre a lanciare una manifestazione di piazza il 1 dicembre a Larderello. Ma se il costante dialogo e confronto coi territori diventa ogni giorno più indispensabile per uno sviluppo davvero sostenibile – come sottolineato anche da Ugi durante l’incontro al Mise –, è impensabile che siano i mutevoli umori dell’elettorato la bussola della politica industriale di un Paese come l’Italia, visto che i dati scientifici disponibili dimostrano chiaramente che ad oggi non c’è nulla di allarmante nella geotermia italiana.

Pur prendendo atto della volontà di inserire nel decreto Fer 2 l’accesso agli incentivi per gli impianti innovativi, l’Unione geotermica italiana «auspica che si ripristini la possibilità di iscrivere gli impianti geotermici tradizionali ai meccanismi di incentivazione previsti dal decreto Fer 1, definendo come requisito di accesso l’ulteriore miglioramento delle performance ambientali». E riguardo alle necessità dei territori, Ugi intende «proseguire con la sua attività di divulgazione e informazione supportata da dati e considerazioni scientificamente attendibili, e invita ad un’azione sinergica tutti i suoi soci e gli interlocutori interessati, per salvaguardare lo sviluppo di una fonte energetica rinnovabile e nazionale, che ha permesso lo sviluppo socio economico di una buona parte dei territori della Toscana, nei decenni passati e sicuramente in grado di farlo anche per molti anni a venire».