Un'ordinanza del presidente Rossi interviene per evitare la crisi

A che punto è l’emergenza fanghi da depurazione civile in Toscana

Dal dicembre 2016 il 100% di questi rifiuti speciali è gestito fuori dai confini regionali, soprattutto in Lombardia. Adesso che anche questa via è stata preclusa dal Tar si ricorre a 4 discariche, ma la soluzione sta nei chiarimenti normativi

[6 agosto 2018]

È un’ordinanza firmata dal governatore della Regione, Enrico Rossi, lo strumento con il quale la Regione interviene per scongiurare l’emergenza che ha colpito la gestione dei fanghi da depurazione civile prodotti sul territorio, ovvero quei rifiuti speciali derivanti dai depuratori – una fetta importante dell’economia circolare – che trattano le acque reflui civili; in definitiva, gli scarti delle nostre toilette.

L’ordinanza emessa dal presidente prevede (ai sensi dell’articolo 191 del decreto legislativo 152 del 2006, che prevede interventi in caso di eccezionali ed urgenti necessità) un periodo di quattro mesi in cui questi rifiuti speciali dovranno essere accolti in quattro discariche toscane: quella di Casa Rota a Terranuova Bracciolini – dove i conferimenti vengono posticipati a settembre “per evitare il periodo più critico legato alle alte temperature che possono favorire lo sviluppo di odori molesti” – di quella di Gello a Pontedera, della discarica del Cassero a Serravalle Pistoiese e di quella di Scapigliato a Rosignano Marittimo. Ciascuna delle quattro discariche è tenuta ad accogliere 1.800 tonnellate al mese di fanghi provenienti dai depuratori civili della Toscana, che ne producono in media 10.000 tonnellate al mese. Il tutto avverrà con criteri di prossimità – cioè ciascuna discarica accoglierà soltanto i fanghi prodotti dai depuratori collocati nelle aree vicine – e di sostenibilità, con l’ordinanza che specifica come lo smaltimento dovrà avvenire “riducendo il più possibile le eventuali pressioni ambientali legate ad emissioni di maleodoranze”.

È utile ricordare che quella affrontata dall’ordinanza della Regione è un’emergenza nell’emergenza. A fine luglio una sentenza del Tar Lombardia ha dato ragione ai sindaci del territorio, che temevano danni ambientali dallo spandimento dei suddetti fanghi in agricoltura (pratica regolarmente prevista dalla normativa nazionale), di fatto paralizzando la gestione dei fanghi da depurazione civile. Ma cosa ci facevano i fanghi toscani in Lombardia?

Come denunciato per la prima volta proprio su greenreport da Confservizi Cispel Toscana, è da dicembre 2016 che i fanghi toscani «sono al 100% indirizzati al di fuori del territorio regionale, prevalentemente in Lombardia». Nell’autunno 2016 è infatti deflagrata in Toscana l’inchiesta “Demetra”, per indagare presunte irregolarità circa lo spandimento dei fanghi sui campi agricoli. In attesa che il percorso giudiziario si concluda, per il momento c’è di certo che la Toscana si è dovuta rivolgere al di fuori dei confini regionali – e prevalentemente in Lombardia – per gestire i propri fanghi da depurazione, naturalmente a costi maggiorati (e con impatti ambientali decisamente peggiorati per quanto riguarda il trasporto dei fanghi, da una regione all’altra). Chiusa anche l’opzione Lombardia, i depuratori toscani (e non solo) sono di nuovo entrati in crisi.

Come spesso accade all’interno dell’economia circolare, la soluzione finale passa per un chiarimento normativo, che in questo caso indichi con precisione i parametri che i fanghi devono rispettare per essere gestiti in sicurezza, e come. Il 1 agosto tale “decreto fanghi” – o meglio lo schema di decreto appositamente approntato dal ministero dell’Ambiente – è passato al vaglio della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, che ha espresso un parere favorevole sul testo. Siamo in attesa di sviluppi. Ma nel mentre l’attività dei depuratori – fortunatamente – non si interrompe, e i rifiuti speciali da gestire non aspettano.