A Piombino la (prima) assemblea pubblica su Apea e Creo

Molte le perplessità emerse dal confronto con cittadini e Legambiente, l’amministrazione comunale annuncia nuovi incontri pubblici per ulteriori approfondimenti

[20 giugno 2018]

Il Multizonale di Piombino è stato ieri teatro dell’incontro Conoscere per decidere – aree produttive sostenibili ed economia circolare, dove Stefano Ferrini (vicesindaco di Piombino), Massimo Manobianco (ad della Creo srl) e Fausto Ferruzza (presidente di Legambiente Toscana) si sono relazionati col pubblico presente – con la moderazione di greenreport.it – per approfondire opportunità e criticità inerenti l’Area produttiva ecologicamente attrezzata (Apea) di Piombino.

Come noto da tempo, a Piombino l’Apea consiste in un’area di 33 ettari tra la strada di accesso alla città e la ferrovia, che ha come gestore la cooperativa La Contadina Toscana: l’elemento caratterizzante per le aziende che eventualmente si insedieranno nell’area è la “tariffa omnicomprensiva”, un importo personalizzato per ogni impresa – che riunisce il canone di locazione, il consumo di acqua, energia, produzione rifiuti, etc –, che con La Contadina Toscana si trova davanti un contratto unico per la fornitura di vari servizi. Più in generale, le origini delle Apea affondano le radici ne decreto Bassanini del 1998, cui è seguito il regolamento toscano nel 2009, e ad oggi rappresentano una buona idea per la quale però «non esiste una letteratura scientifica robusta su casi-studio nazionali che possano validarne o meno l’efficacia, come ha notato Ferruzza nel corso del suo intervento».

Per quanto riguarda lo specifico caso piombinese, sono due le aziende che attualmente manifestano interesse a insediarsi nell’Apea: la Dal Pont e la Creo srl, sulla quale si sono concentrate le attenzioni del dibattito al Multizonale. Come ha avuto modo di illustrare l’ad Manobianco, Creo è un’azienda che si propone di operare all’interno dell’economia circolare con una nuova tecnologia, in grado di riciclare – tramite carbonizzazione idrotermale – rifiuti organici di varia natura «in una materia prima equivalente (bio-lignite, tecnicamente un carbone rinnovabile) oltre ad estrarre un concentrato di nutrienti di interesse per l’industria che produce fertilizzanti per l’agricoltura». I flussi di materia massimi ipotizzati per l’impianto si configurano in 60mila ton/anno di rifiuti organici in ingresso (prevalentemente Forsu, come ha avuto per la prima volta modo di chiarire Manobianco), e 16mila ton/anno di biocarbone, 1-2mila ton/anno di concentrato fertilizzante e 16-20mila mc di acqua ultrafiltrata.

Un impianto da 20 milioni di euro che basa (anche) la propria sostenibilità economica su un modello produttivo in cui la parte di scarto – come vetro, metalli, plastiche presenti nel Forsu – Creo calcola «nella misura del 4% in ingresso, e che verrà opportunamente separata e avviata a recupero». Una percentuale dunque molto ottimista vista la qualità generalmente riscontrata nella Forsu, come è stato fatto notare da Legambiente. E questa è una delle prime perplessità emerse durante l’incontro, insieme alla necessaria valutazione da compiere sulla coerenza di un simile impianto con il nascituro Prb (Piano rifiuti e bonifiche) che – secondo quanto anticipato dal presidente della Regione Enrico Rossi – per il trattamento del rifiuto organico già prevedrebbe da qui al 2023 la realizzazione di «sei impianti per la biodigestione anaerobica», nei quali conferire «circa 600mila tonnellate l’anno di rifiuti urbani».

Le altre portate all’attenzione dal pubblico, durante l’ampio e vivace dibattito che si è prolungato per circa tre ore, spaziano dai timori di maleodoranze – sebbene Creo abbia voluto escludere questa possibilità precisando che l’arrivo del rifiuto organico avverrebbe tramite massimo 8 camion chiusi al giorno, con un area di stoccaggio molto limitata e la successiva lavorazione in un impianto in depressione – a quelli legati alla logistica dell’operazione, che prevedrebbe l’insediamento dell’azienda sul territorio fra “Solera”, cantina, enoteca, merenderia Menti e l’area Ormeggi Terre Rosse.

A seguito delle numerose perplessità emerse durante il dibattito, il vicesindaco Ferrini ha voluto richiamare i partecipanti alla natura stessa dell’incontro, non a caso intitolato “conoscere per decidere”: «Non abbiamo nessun contratto con Creo, niente ancora di definitivo – ha precisato – e ci stiamo confrontando preliminarmente con il territorio». La promessa del Comune è dunque quella di organizzare nel prossimo futuro nuove assemblee pubbliche. Con la speranza naturalmente che il confronto con la cittadinanza, le istituzioni e l’impresa possa essere costruttivo, articolato su basi concrete – qualsiasi sia la decisione finale sugli insediamenti nell’Apea –, e non uno scambio d’opinioni preconcette.