Tra utopia e dumping ambientale

Aamps, al via l’Operazione (non nel mio) Pratino

Il sindaco a Cinque Stelle di Livorno annuncia lo spegnimento del termovalorizzatore cittadino a partire dal 2021

[10 febbraio 2017]

L’Operazione Pratino è l’ultima novità espressa dall’amministrazione a cinque stelle del Comune di Livorno, tenuta «assolutamente segreta all’interno di tutto il percorso di Giunta» e svelata ieri dal sindaco Filippo Nogarin sulla sua pagina Facebook per poi essere rilanciata direttamente all’interno del blog di Beppe Grillo. Un’operazione che «prevede lo spegnimento dell’inceneritore di Livorno, lo smantellamento dello stesso, la bonifica dell’area. Al posto di tutto questo realizzeremo un pratino all’inglese».

Quando? Il “piano industriale” presentato dalla municipalizzata Aamps lo scorso luglio e recentemente confermato dal cda prevede di mantenere ben acceso l’impianto di termovalorizzazione cittadino almeno fino al 2021, ovvero ben oltre l’attuale mandato del sindaco. Ad oggi rappresenta infatti l’unico asset impiantistico in dote all’azienda in grado di generare introiti economici; a regime si prevede brucerà 25mila tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati provenienti dalla città, e altre 53mila dal bacino dell’Ato Costa.

Come? «L’operazione prato è iniziata nel 2017 accumulando – dichiara l’assessore al Bilancio del Comune di Livorno, Gianni Lemmetti – le risorse necessarie affinché quando si deciderà di spengerlo (il termovalorizzatore, ndr) ci sono i soldi per fare la bonifica di tutta l’area e ricreare eventualmente un parco pubblico». Secondo quanto affermato dal sindaco, ad oggi sono stati accantonati allo scopo 650mila euro, mentre il costo del servizio di igiene urbana, che la legge impone di coprire integralmente con gli introiti della tariffa, «nel 2017-2021 passerà da 35 milioni di euro a 27 milioni di euro», pur a fronte di servizi più onerosi (ovvero l’estensione della raccolta porta a porta dei rifiuti a tutta la città). Quel che è certo è per ora l’aumento della Tari per la cittadinanza dovuto a quei crediti Tia dichiarati unilateralmente inesigibili e ribaltati in tariffa per 11,4 milioni di euro; un aumento della tariffa indispensabile alla sostenibilità finanziaria del piano di concordato portato avanti “senza mettere le mani in tasca ai cittadini”. Un’operazione che si teme possa riproporsi in futuro: anche nel 2016, informa l’assessore Lemmetti, «dei 35,7 milioni di euro più Iva» di Tari dovuta, ovvero «circa 39 milioni» complessivi «sono stati incassati intorno ai 30 milioni». Rimane dunque un (nuovo) buco di 9 milioni di euro.

A sollevare dubbi, prima ancora dei flussi finanziari, sono quelli di materia. «Oggi i livornesi producono circa 50mila tonnellate l’anno di rifiuti che vanno in inceneritore – scrive il sindaco Nogarin su Facebook – Grazie al porta a porta nel 2021 scenderemo a 25. Da oggi in poi azienda e comune lavoreranno per un piano alternativo per capire dove conferire questi rifiuti nella maniera migliore. Proprio come accade in tutte le città che non hanno un inceneritore». Ovviamente, ovunque si portino quei rifiuti si dovranno pagare gli impianti che li ricevono.

Come mostra lo stesso “piano industriale” prodotto da Aamps, non ha senso oggi costruire un termovalorizzatore a servizio di una singola città come quella di Livorno. Difatti i rifiuti affluiscono da tutto l’Ato Costa. Le città che non sono sede d’impianto inviano semplicemente i loro rifiuti indifferenziati altrove: o a termovalorizzazione o ancora in discarica. E in quelle città dove la percentuale di raccolta differenziata è elevatissima? Anche arrivasse al 100% e fosse fatta benissimo – ovvero in chiave puramente teorica – i materiali dovrebbero poi confluire in impianti adeguati per essere riciclati (l’acciaio in acciaieria, la carta in cartiera, etc). A valle del riciclo, come dopo ogni processo industriale, ci sarebbero nuovi rifiuti da gestire: per 1 kg di carta 0,50 kg di rifiuto, per 1 kg di acciaio 0,30 kg di rifiuto, etc. E limitiamo qui l’analisi ai soli rifiuti urbani, che rappresentano circa ¼ dei rifiuti tutti (il resto sono rifiuti speciali derivati dalle attività industriali, commerciali e di servizio). Per non parlare dei pericolosi, che sono sia urbani sia speciali.

A meno che non si decida di dotarsi di tutti questi impianti (dalla discarica alla cartiera, alla acciaieria, ecc) lo scenario per Livorno sembra avviato verso il “non nel mio pratino”. Con quali bilanci economici e ambientali sarà tutto da verificare.