Aamps, più che un piano industriale è un piano logistico

[20 luglio 2016]

piano industriale aamps

Il piano industriale della municipalizzata Aamps, che svolge i servizi di igiene urbana per il Comune di Livorno, avrebbe dovuto essere presentato oggi congiuntamente al piano di concordato in continuità dal cda dell’azienda e dall’assessore labronico alle Aziende partecipate, Gianni Lemmetti. L’amministrazione ha poi cancellato la conferenza stampa in agenda, e quel che al momento rimane sono le linee guida trapelate sulla stampa locale, un documento datato 20 giugno 2016.

Da quel che è possibile desumere dai documenti pubblicamente disponibili in rete – appunto linee guida, dichiarazioni d’intenti non paragonabili a un piano industriale dettagliato –, per i prossimi 5 anni si immagina una rotta aziendale articolata principalmente attorno all’implementazione di nuovi servizi (centro del riuso; miglioramento del servizio di spazzamento stradale) e alla realizzazione di alcune piattaforme (per la frazione cellulosica derivante da raccolta differenziata; per la frazione organica; per lo stoccaggio del verde e del multi-materiale; una piattaforma interrata per la raccolta dei rifiuti al mercato ortofrutticolo). Per loro natura le piattaforme – ovvero luoghi di smistamento – riguardano l’ambito della logistica, non quello industriale: all’interno delle linee guida, difatti, non è prevista la realizzazione di nessun nuovo impianto propriamente detto… e un impianto di riciclo è un impianto industriale, o non è.

L’unico presente è quello storicamente in dote all’azienda, ovvero il termovalorizzatore: a regime (ovvero nel 2021), si legge che tale impianto brucerà 78mila tonnellate l’anno di rifiuti urbani indifferenziati, provenienti sia dalla città di Livorno (25mila ton) sia – non a caso – dal territorio dell’Ato Costa (53mila tonnellate). Difatti, obiettivi di sostenibilità economica come di sostenibilità ambientali sono oggi pensabili solo all’interno di un territorio abbastanza ampio da garantire i flussi necessari per economie di scala. Un segnale di pragmatismo per documento che, con lo stesso realismo, cita i “rifiuti zero” solo in riferimento all’obiettivo di azzerare la spazzatura inviata in discarica.