Acciaio a Piombino, Azzi: «Rimateria essenziale per concretizzare il progetto di Jsw»

Per l’amministratore delegato «va ribadito il principio dell'economia circolare: la discarica va gestita con competenza ed esperienza, non chiusa»

[7 novembre 2018]

A partire da quest’estate ruota attorno a Jindal south west, subentrata a Cevital nella proprietà degli impianti ex Lucchini, il sogno di Piombino di tornare a produrre acciaio. Un sogno i cui contorni iniziano a farsi più precisi: come spiegato oggi al quotidiano locale Il Tirreno dall’amministratore delegato Fausto Azzi (nella foto, ndr), l’obiettivo dell’azienda è quello «di 2 forni elettrici e di un nuovo impianto di laminazione di prodotti piani avviandoli nel 2022 per produrre tre milioni di tonnellate di “piani” in aggiunta a un milione di tonnellate di “lunghi”. Sulle demolizioni gli studi di progettazione sono in corso e crediamo che tra fine 2018 e inizio 2019 partiranno gli appalti».

Demolizioni e produzione di acciaio portano però con sé la produzione di nuovi rifiuti, che si sommano agli enormi cumuli di scarti derivanti da decenni di produzione siderurgica. Rifiuti che adesso però sarebbe impensabile non gestire secondo logica di sostenibilità: per questo Azzi, posto di fronte alle perplessità che parte dell’opinione pubblica locale conserva nei confronti degli impianti Rimateria (rivolti proprio al fronte delle bonifiche, del riciclo e infine dello smaltimento di quei rifiuti non riciclabili), dichiara che «non solo pensiamo a utilizzare la discarica “Rimateria”, ma anzi la riteniamo essenziale per concretizzare il progetto di Jsw. Abbiamo sentito parlare di referendum, e capiamo le domande che si fa la popolazione. Però non ci si può fermare a guardare un pezzetto del puzzle, ma occorre osservare il quadro nella sua interezza: su questo sarà opportuno che a Piombino ci si confronti. Inoltre va ribadito il principio dell’economia circolare, la discarica va gestita con competenza ed esperienza, non chiusa».

«La cronaca – conclude Azzi sul Tirreno – ci insegna che al contrario è il vuoto che dà origine a comportamenti illegittimi o criminali. A “Rimateria” non serve prendere rifiuti speciali da fuori, se si pensa che ci sarà da trattare i materiali residui di produzione di qualche milione di tonnellate d’acciaio e prima ancora ci saranno materiali delle demolizioni e degli scavi per la costruzione. Per questo valuteremo la possibilità di partecipazione in Rimateria, ma a tempo debito».

L. A.