Acciaio e rifiuti tecnologici spingono l’economia circolare italiana

Risultati incoraggianti. Dopo la Ceca, per una rinnovata Unione europea si può contare su green economy e materie prime seconde

[10 maggio 2016]

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L’Italia dell’economia circolare continua a tagliare traguardi importanti, come confermano i dati appena declinati sulle frazioni merceologiche dei rifiuti tecnologici e quelli d’acciaio, in due rapporti elaborati rispettivamente da Cobat e Ricrea.

Il Consorzio nazionale raccolta e riciclo che si occupa di pile, batterie, moduli fotovoltaici e Raee – ovvero il Cobat – ha presentato oggi a Roma il proprio Rapporto di attività 2015, portando a testimonianza gli oltre 146 milioni di chili di rifiuti tecnologici raccolti nell’ultimo anno, e poi avviati a riciclo per recuperare preziose materie prime seconde. «Risultati ottimi – ha commentato Giancarlo Morandi, presidente di Cobat – ma gli obiettivi che ci prefiggiamo sono ben più ambiziosi. Siamo in prima fila per trovare una perfetta sintesi tra economia circolare e mobilità sostenibile, raccogliendo e riciclando tutte le componenti delle auto del futuro, quelle ibride e soprattutto elettriche, stando al passo con le innovative batterie che le alimentano». Materiali e merci diffusi sul mercato si evolvono difatti continuamente – purtroppo raramente secondo i dettami dell’eco-design – e l’economia circolare per rimanere tale deve stare al passo.

In particolare, sono due le ricerche che hanno dato risultati incoraggianti nel 2015 e che Cobat ha deciso di portare avanti anche quest’anno: una sull’individuazione di una tecnologia efficace, efficiente e sostenibile per il riciclo e il trattamento delle batterie al litio, con l’Istituto di chimica dei composti organometallici del Cnr, e una commissionata alla società K&I Lab, collegata alla società Siae di Senago (MI) presso cui converge buona parte delle pile portatili raccolte dal Consorzio: lo studio ha avuto come obiettivo l’analisi di metodologie sostenibili, sia sotto l’aspetto di processo che sotto l’aspetto economico, in grado di garantire il riciclo delle diverse tipologie chimiche di cui sono costituite le pile portatili, per ottenerne materia prima seconda.

Un materiale che invece non cambia, ma che anzi mantiene la sua centralità all’interno del sistema economico è l’acciaio. Nel corso del 2015 è cresciuta la quantità di imballaggi in acciaio immessi al consumo in Italia (+2,3%), e – come testimonia nel corso della propria assemblea annuale Ricrea, il Consorzio nazionale per la raccolta e il riciclo di tali imballaggi – sono migliorati sia i tassi di raccolta (+3,2%) sia quelli di riciclo (+3,5%), che misurano rispettivamente un metodo e il suo fine ultimo. Dalle scatolette ai barattoli per alimenti, dalle bombolette aerosol ai grandi fusti industriali, fino ai tappi corona e alle lattine, i contenitori in acciaio sono sempre più diffusi, e si prestano alla circolarità dell’economia verde: nel 2015 in Italia è stato riciclato il 73,4% dell’immesso al consumo per un totale di 347.687 tonnellate, sufficienti per realizzare quattro copie del Golden Gate, il celebre ponte in acciaio di San Francisco.

Sulla base dei quantitativi dichiarati dalle aziende produttrici ed utilizzatrici, il dato di immesso a consumo relativo agli imballaggi in acciaio indicato da Conai per il 2015 è pari a 473.840 tonnellate, mentre le tonnellate di rifiuti d’imballaggio raccolte nel 2015 sono state 410.085, pari al peso di circa 5.118 locomotive ferroviarie; la quota pro-capite di imballaggi in acciaio raccolti in un anno è stata in media di 3,82 kg per abitante.

Per le sue caratteristiche intrinseche, «l’acciaio è il materiale più riciclato in Europa: è facile da differenziare e viene riciclato all’infinito senza perdere le proprie intrinseche qualità – osserva Maurizio Amadei, presidente Ricrea – Grazie alla separazione magnetica, gli imballaggi in acciaio possono essere recuperati anche dalla raccolta indifferenziata: stiamo lavorando con i Comuni per migliorare la percentuale di recupero anche dall’indifferenziata, evitando così che queste risorse vadano perdute. Tutto l’acciaio riciclato dagli imballaggi può tornare infatti a nuova vita, trasformato ad esempio in binari, travi, chiavi inglesi, telai di biciclette, chiodi, bulloni».

Grazie alle 347.687 tonnellate di acciaio recuperato dagli imballaggi in Italia – sottolineano da Ricrea –  nel 2015 si è ottenuto un risparmio diretto di 660.605 tonnellate di minerali di ferro e di 208.612 tonnellate di carbone, oltre che di 622.359 tonnellate di CO2.

Analizzare le implicazioni di questi numeri sarebbe un bel modo per ricordare non solo al Paese ma anche all’Europa, che ieri ha celebrato la sua festa all’interno di un sempre più diffuso risentimento per le istituzioni Ue, che è tempo di rinnovarsi: il 9 maggio 1950 il ministro degli Esteri francese Robert Schuman poneva le basi della Ceca (di fianco la sua bandiera, ndr), la Comunità europea del carbone e dell’acciaio i cui membri – con Francia, Germania occidentale, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo come paesi fondatori – avrebbero messo in comune le rispettive produzioni. È stato il primo seme, industriale, di quella che oggi appare come un’assai stanca Unione europea. Le istituzioni europee hanno trovato la loro base sull’industria e sulla condivisione della materie prime; potrebbero oggi trovare prosperità e nuova linfa nella green economy e nelle materie prime seconde. Tutti i cittadini europei ne avrebbero un gran bisogno.

L. A.