Acqua in… bottiglia: viaggio tra silenzi e verità sul riciclo degli imballaggi in Italia

[23 maggio 2014]

L’acqua minerale San Benedetto taglia un nuovo e importante traguardo nel segno della sostenibilità ambientale: il formato da Easy da un litro, primo esempio di bottiglia d’acqua con emissioni di CO2 completamente compensate, passa dal 30 al 50% di Rpet (Pet rigenerato proveniente dal riciclo della plastica), riducendo ulteriormente il fabbisogno di materia prima vergine e quindi di petrolio. Il risultato raggiunto è il migliore possibile, dal momento che il 50% di Rpet è la massima percentuale attualmente consentita dalla normativa vigente.

Si tratta di un’iniziativa di green marketing  puro, senza connotazioni negative, come accaduto invece in passato con altri concorrenti, che a fronte di un battage pubblicitario verde mastodontico, hanno messo in commercio una bottiglia in Pla, che è si compostabile, ma con tempi molto più lungi di quelli degli impianti di compostaggio industriale, col risultato che le bottiglie alla fine restavano tutte intonse… quando non finivano nei contenitori sbagliati: se conferite erroneamente dai cittadini con la plastica, le bottiglie in Pla infatti compromettono il successivo riciclo del Pet.

Del resto non a caso in Francia una bottiglia in Pla paga un contributo alla raccolta molto più alto delle altre bottiglie, proprio perché più difficili da riciclare. In Italia invece il contributo ambientale Conai (Cac) continua ad essere stabilito soltanto sulla base del peso dell’imballaggio, col risultato che i produttori per esigenze di marketing continuano a sfornare imballaggi difficili da riciclare (vedi ad esempio i poliaccoppiati, il Pet opaco, oppure le sleeves, le etichette coprenti di solito in Pvc o altri polimeri che nascondono il Pet e non lo fanno identificare dai selettori ottici).

Neppure l’occasione data dal rinnovo dell’accordo quadro Anci/Conai – quello che regola tutto il sistema delle raccolte differenziate – è stato colto dai rappresentanti dei comuni per risolvere questo problema, che ha dirette conseguenze ambientali e anche economiche (rifiuti “buoni” non vengono riciclati e quindi valorizzati).

Nell’accordo quadro infatti si dichiara esplicitamente che si comincerà ad affrontare il problema a partire dal 2015. Speriamo, e speriamo che lo si faccia davvero e in tempi brevi, perché se è vero che la riduzione è la prima azione nella gerarchia europea per la gestione dei rifiuti, è vero anche che gli attori in grado di agire la riduzione della produzione dei rifiuti sono solo i produttori (magari stimolati fiscalmente dai governi).

Intanto Plastics recyclers europe (Federazione europea delle imprese che rigenerano materie plastiche) ha presentato alla fiera Interpack del mese scorso una possibile soluzione, ovvero l’etichetta RecyClass che sulla falsariga dell’etichetta energetica apposta sugli elettrodomestici dovrebbe dare indicazioni chiare e immediate al consumatore sulla riciclabilità dell’imballaggio.