Aferpi e Rimateria per la prima volta insieme: «A brevissimo un tavolo tecnico»

«Il percorso avviato da Rimateria per ampliare i volumi destinati allo smaltimento è decisamente funzionale al fabbisogno di Aferpi per l’auspicato ritorno alla produzione di acciaio»

[27 novembre 2018]

Da una parte Aferpi, l’azienda che grazie alla proprietà indiana di Jsw è al lavoro per far tornare Piombino una realtà di primo piano nella produzione d’acciaio, stavolta sostenibile; dall’altra Rimateria, l’unica espressione dell’economia circolare locale ad essere oggi in grado di gestire gli scarti che l’attività siderurgica inevitabilmente produrrà (senza dimenticare le milioni di tonnellate che ancora rimangono da gestire, un’eredità accumulatasi nei decenni). Dopo le dichiarazioni delle scorse settimane, ieri per la prima volta i vertici delle due società si sono incontrati per avviare un percorso in grado di mettere in chiaro le reciproche opportunità di sviluppo, in funzione dell’importante trasformazione che interesserà il sito industriale e, più in generale, l’intero territorio della Val di Cornia.

«Durante l’incontro – spiegano da Rimateria e Aferpi in una nota congiunta – si è definito che le due aziende inizieranno a brevissimo uno studio di dettaglio concernente tutte le opportunità di collaborazione attinenti le diverse fasi di sviluppo del sito industriale, ad iniziare da quella delle demolizioni ormai prossima a partire, per proseguire con quella relativa alla rimozione cumuli non pericolosi, successivamente con quella relativa agli scavi per le nuove costruzioni, per finire al riciclo dei sottoprodotti della produzione di acciaio da ciclo elettrico». Si tratta di dimensioni rilevanti: un’acciaieria con forno elettrico – che è in tutto e per tutto un impianto di riciclo – è alimentata da rifiuti e a sua volta ne produce, come ogni attività industriale. Circa 200mila tonnellate di rifiuti per ogni milione di tonnellate di acciaio prodotto, che sarà necessario gestire secondo logica di sostenibilità e prossimità.

Basandosi su un’oggettiva analisi dei flussi, dall’incontro tra le due aziende sono emersi molti spunti di discussione e condivisione, in base ai quali si è confermato che «esiste un reciproco interesse ad iniziare un’efficace e duratura collaborazione e che il percorso avviato da Rimateria per ampliare i volumi destinati allo smaltimento è decisamente funzionale al fabbisogno di Aferpi per l’auspicato ritorno alla produzione di acciaio». Un percorso, è utile ricordare, che non prevede la realizzazione di nuove discariche, ma una bonifica e una riqualificazione ambientale e paesaggistica delle discariche già esistenti nell’area, una delle quali – la LI53 – si stima contenga 400mila tonnellate di rifiuti ad oggi “stoccati in modo incontrollato”.

Ma non c’è solo la discarica: prima ancora viene la possibilità di avviare a riciclo gli scarti dell’attività siderurgica, un’attività dal sempre al centro delle possibilità di Rimateria. Come concludono dalla Aferpi e Rimateria, infatti, «prendendo le mosse dalla volontà di investire in impianti di produzione di acciaio innovativi e concepiti nell’ottica del massimo rispetto dell’ambiente e del territorio, facendo proprio il sano principio di economia circolare, risulta necessario e in linea con quanto definito nell’accordo di programma del 24 luglio 2018 l’utilizzo di un complesso integrato di impianti per il trattamento, il riciclo e lo smaltimento dei flussi di materia (sottoprodotti e residui di lavorazione) derivanti dalla produzione di acciaio e già oggi nella disponibilità di Rimateria».