In un solo anno per il Continente costi pari a 447 miliardi di dollari

In Africa l’inquinamento atmosferico uccide il 250% in più rispetto alla fame

Non è possibile combattere i mali della povertà trascurando quelli che impattano (anche) sull’ambiente

[21 ottobre 2016]

People walk struggling for space between public transport buses and trucks at the burstling Oshodi bus stop in Lagos 06 February 2006. Lagos is reputed as one of the mostly densely populated city in the world with population more than 14 million. AFP PHOTO/PIUS UTOMI EKPEI (Photo credit should read PIUS UTOMI EKPEI/AFP/Getty Images)

La priorità per un reale sviluppo sostenibile del mondo è combattere la povertà, specialmente nella sua forma più nera – quella che uccide per fame –, non preoccuparsi dell’inquinamento ambientale. È più o meno questa la tesi comune a ogni ecoscettico che si rispetti, anche se l’evidenza dei dati mostra tutta un’altra storia. A riportarne la versione aggiornata è stata l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che nei giorni scorsi ha pubblicato lo studio The cost of air pollution in Africa.

Secondo le rilevazioni della Banca mondiale, sono circa 750 milioni i cittadini del mondo che vivono oggi in povertà estrema, la metà dei quali si trova nell’Africa sub-sahariana. Nonostante ciò, osservando il Continente nero nel suo complesso, l’inquinamento atmosferico è responsabile di 712mila morti premature ogni anno, rispetto alle 275mila provocate dalla malnutrizione, dei 391mila causati dalla mancanza di efficienti servizi igienico-sanitari o dei 542mila dovuti all’acqua inquinata.

Dunque, limitando l’osservazione al solo inquinamento atmosferico, si nota come il suo impatto in termini di vite stroncate sia oltre il 250% in più rispetto a quello provocato dalla pur tremenda malnutrizione.

Numeri che continuano a crescere. Come ha documentato per l’Ocse l’autrice dello studio Rana Roy, dal 1990 a oggi il numero dei decessi legati all’inquinamento è andato di pari passo con la crescita della popolazione urbana. In particolare, dal 1990 al 2013 il numero delle morti correlato all’inquinamento atmosferico è cresciuto del 36% – da 180mila a 250mila morti l’anno -, mentre all’inquinamento dell’aria indoor si devono 450mila decessi (+18% rispetto ai 400mila del 1990). Tradotti brutalmente in termini economici, questa enorme perdita di vite umane è stata complessivamente valutata in 447 miliardi di dollari l’anno (dati 2013). Lavorare per lo sviluppo sostenibile significa dunque muoversi in parallelo per promuovere la crescita economica – certamente indispensabile a queste latitudini – riducendone al contempo gli impatti ambientali. Al contrario, continuare a contrapporre l’economia all’ecosistema non potrà che continuare a alimentare paradossi, oltre a mietere vittime: povertà e inquinamento sono le due facce della stessa medaglia.

L. A.