Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile, a che punto è l’Italia? Dall’Istat il rapporto sugli Sdgs

Il 2030 è sempre più vicino, ma l’Italia è ancora molto lontana dal raggiungere gli obiettivi che si è data

[17 Aprile 2019]

I Sustainable development goals (Sdgs) sono i 17 obiettivi per il 2030 promossi dall’Onu nell’ambito dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile: un orizzonte al 2030 per i 193 Paesi membri delle Nazioni Unite che anche l’Italia si è impegnata ad onorare, e che ha lo scopo di ridurre la povertà e le molte forme di disuguaglianza proteggendo al contempo gli ecosistemi naturali, garantendo così il raggiungimento di una prosperità diffusa. È in questa cornice che si misurano le principali sfide del nostro tempo, dai cambiamenti climatici al consumo di risorse naturali a una più equa ripartizione di reddito e ricchezza tra i cittadini: mancano solo 11 anni per raggiungere gli obiettivi che (anche) l’Italia si è data, un impegnativo percorso che l’Istat fotografa oggi attraverso il nuovo Rapporto Sdgs 2019.

Per descrivere lo stato dell’arte italiano l’Istat parte da lontano, individuando nell’ultimo decennio «progressi con riferimento agli obiettivi Istruzione di qualità (Goal 4), Parità di genere (Goal 5), Industria, innovazione e infrastrutture (Goal 9), Consumo e produzione (Goal 12), Energia sostenibile (Goal 7), Giustizia e istituzioni (Goal 16)». È necessario però ricordare che questi sono anche gli anni della crisi economica, che hanno impattato – e stanno continuando a farlo – sugli obiettivi di sviluppo sostenibile: in particolare «l’effetto della crisi economica è evidente dall’analisi dei dati riferiti al periodo 2007-2012, con indicatori che peggiorano per i Goal 1 (Povertà), 8 (Lavoro), 11 (Città), 2 (Cibo e agricoltura), 14 (Mare)». Un rallentamento che arriva fino agli ultimi anni analizzati: nel quinquennio più vicino (dal 2012 al 2017) per l’Istat emerge solo un quadro di «moderato progresso. Lievi miglioramenti si riscontrano per i Goal 2 (Cibo e agricoltura), 4 (Istruzione), 5 (Parità di genere), 7 (Energia sostenibile), 9 (Industria, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione). In peggioramento i Goal 3 (Salute), 11 (Città), e 15 (Terra)».

E dopo? Qui si ferma l’analisi statistica ufficiale, ma per avere un quadro più aggiornato della situazione viene in soccorso l’ASviS, ovvero l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile con portavoce Enrico Giovannini – già presidente Istat e ministro del Lavoro –, nata proprio per aiutare l’Italia a raggiungere gli obiettivi Onu di sviluppo sostenibile che si è impegnata a perseguire.

Arrivando dunque ai nostri giorni, il quadro tracciato dall’ASviS non è purtroppo incoraggiante. «L’Italia sta perdendo la sfida dello sviluppo sostenibile – spiegava pochi mesi fa alla Camera Giovannini, presentando il rapporto ASviS 2018 – E anche negli ambiti in cui si registrano miglioramenti, a meno di immediate azioni concrete e coordinate, sarà impossibile rispettare gli impegni presi dal nostro Paese con la firma dell’Agenda 2030. Serve dunque un urgente cambio di passo», che non è arrivato però neanche con la legge di Bilancio 2019 approvata dal Governo M5S-Lega: «Avrebbe potuto fare molto di più per portare l’Italia su un percorso in linea con l’Agenda 2030, anche perché il ritardo accumulato dal nostro Paese è molto ampio», ha recentemente rincarato la dose Giovannini, e anche il Piano nazionale clima energia presentato a gennaio secondo il portavoce ASviS è «scarsamente ambizioso, e senza risorse dedicate in legge di Bilancio 2019». Il 2030 è sempre più vicino, e sul fronte dello sviluppo sostenibile l’Italia è tutt’altro che pronta.

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