Agricoltura, in Toscana gli studenti vanno matti per la campagna

Lo stato dell'istruzione e la situazione occupazionale dei diplomati e laureati in agraria

[18 novembre 2014]

«Girando per la Toscana  per fortuna vedo davvero tanti giovani impegnati in agricoltura: una notizia bella, la dimostrazione concreta che si comincia a respirare un clima diverso con una agricoltura al centro di uno sviluppo sostenibile e capace di fornire un contributo gigantesco». Gianfranco Simoncini, assessore all’agricoltura della Regione Toscana, è entusiasta di fronte alla presentazione dell’indagine Lo stato dell’istruzione in agricoltura e la situazione occupazionale dei diplomati e laureati in agraria in Toscana, realizzata dall’università di Firenze – Scuola di Agraria.

Il lavoro è stato commissionato proprio dalla Regione, e riguarda sia gli istituti (professionali e tecnici) agrari che l’università. In entrambi gli ambiti i numeri sono quelli di una crescita esponenziale. Per quanto riguarda l’istruzione secondaria superiore l’indagine, iniziata nel 2010-11 e conclusa nel 2013-14, ha mostrato infatti dati in continua crescita: +10,39% nel 2011/12; +15,00% nel 2012/13; +26,12% nel 2013/14, per un incremento annuo medio nell’ultimo triennio del 17,17% e, a fronte di 412 diplomati sfornati in media ogni anno (dei quali la metà prosegue iscrivendosi all’università), nel 2014 gli iscritti al primo anno delle scuole superiori di agraria sono stati 1012.

E per quanto riguarda l’università? Nel 2012-13 ad Agraria si sono immatricolati, in Italia, circa 7.000 studenti (+41,7% rispetto all’anno accademico 2006-2007). In particolare, all’università di Firenze si sono registrati 492 iscritti nell’anno accademico 2013-14, +81,5% rispetto all’anno 2010-11, mentre all’ateneo pisano risultano  279 iscritti nell’anno 2012-13, +44,5% rispetto al 2010-11. Nel complesso, rispetto al 2010-11, si è registrato nei due Atenei di Firenze e Pisa un incremento medio del 63,23% nel numero degli immatricolati ad Agraria.

Una volta usciti dalle aule universitarie le prospettive di lavoro, però, sono da testa o croce. Solo la metà (il 52,4%) dei laureati alla Scuola agraria di Firenze si è dichiarato occupato, del campione intervistato; in gran parte (72,3%) ha trovato lavoro nel proprio ambito di studi. Le prospettive migliorano nel medio termine: secondo i dati Alma Laurea i laureati del 2007, intervistati a 5 anni dalla laurea, hanno fornito i seguenti dati: lavora l’83,5%; in cerca di lavoro circa il 5%; non cerca lavoro circa il 12%.

Il ritorno alla terra, dunque, può ancora dare i suoi frutti. Le prospettive di lavoro però rimangono incerte. Come evidenziato dal recente rapporto Nomisma sul tema, rispetto al 2008 gli occupati in agricoltura sono calati (in Italia) del 6%, e gli under 24 più del doppio (15%). In totale, i giovani agricoltori con meno di 35 anni sono 82mila, solo il 5,1% del totale. Se alla preparazione scolastica e universitaria si riuscirà ad affiancare facilitazioni per l’accesso alla terra da coltivare (come la Toscana sta tentando di fare) e tecniche di agricoltura più avanzate e remunerative, allora i giovani potranno trovare nei campi una sostanziosa fetta di quello sviluppo sostenibile di cui l’intero paese ha bisogno. Altrimenti, quello della campagna rimarrà solo il disegno di un sogno di fuga da un modello di crescita e di lavoro che non piace, e che non dà prospettive.