Un ddl collegato alla Legge di Stabilità chiede un programma annuale ogni 30 giugno

Al governo torna la voglia di politica industriale: è l’occasione per la green economy

[7 novembre 2013]

Le migliori occasioni sembrano nascere sempre per caso: non sfugge alla regola quella legata oggi alla Legge di Stabilità, un’opportunità chiamata politica industriale che – se saputa sfruttare – potrebbe essere decisiva per non rendere sterili gli Stati generali della green economy, in corso a Ecomondo.

Insieme allo tsunami di emendamenti (siamo già a quota 3mila) che nel bene e nel male stanno frenando l’iter parlamentare della Legge di Stabilità è arrivato anche un provvedimento molto interessante, il disegno di legge collegato denominato “Ddl concernente disposizioni in materia di sviluppo economico e semplificazione”. Dopo il disastroso ddl collegato per la promozione della green economy (che finisce per rilanciare comportamenti tutt’altro che virtuosi come l’utilizzo delle discariche), la vera occasione per l’economia verde potrebbe venire dalla misura molto semplice: «Il governo, su proposta del ministro dello Sviluppo economico, presenta alle Camere il 30 giugno di ogni anno, un programma nazionale di politica industriale».

Già il veder (ri)comparire la parola politica accostata all’aggettivo industriale è una notizia ormai tanto insolita quanto positiva, nel contesto italiano. Ma c’è di più. Come precisa chiaramente il Sole24Ore, «il programma di politica industriale, che individua le traiettorie della crescita economica, è finalizzato allo sviluppo sostenibile, all’incremento della produttività e competitività del sistema produttivo, all’innovazione industriale ed all’internazionalizzazione delle imprese. Avrà come oggetto interventi di agevolazione fiscale, di promozione di strumenti finanziari e di accesso al credito, di incentivazione alle imprese, di investimento in infrastrutture, di domanda pubblica innovativa e di natura regolamentare».

Il Consiglio nazionale della green economy – che è il cuore degli Stati generali – dopo due anni di lavori ha già prodotto una road map per un green new deal italiano, distillato in 79 proposte che spaziano dalla necessità di una riforma fiscale ecologica a misure di promozione per l’ecoefficienza, il riciclo e la rinnovabilità dei materiali, fino allo sviluppo delle energie rinnovabili e la tutela e valorizzazione dei servizi ecosistemici. Passando per molti altri elementi si compone un puzzle che abbraccia la quasi totalità dell’ormai abusata parola green economy. Per essere ancora più chiari, già sono disponibili 48 pagine di provvedimenti normativi proposti dal Consiglio per trasformare idee in norme giuridicamente vincolanti.

Da qui a 6 mesi il governo – su proposta di quello stesso ministro dello Sviluppo economico che oggi è presente a Ecomondo per tirare le conclusioni della kermesse – dovrà presentare il suo piano di politica industriale per lo sviluppo sostenibile (sperando che la promessa oggi espressa nel ddl collegato alla Legge di Stabilità venga mantenuta).

Se gli Stati generali della green economy non sono soltanto una giocosa manifestazione, la volontà dell’esecutivo dovrebbe dunque guardare con molta attenzione alle proposte che gli sono state lanciate. Esaminandole e magari migliorandole, già costituiscono un programma di politica industriale sostenibile. Il sasso è stato lanciato, vedremo chi tirerà per primo indietro la mano.