Al via il primo Congresso nazionale dei geologi, geotermia in primo piano

In Italia il 49% dell’energia totale consumata è di tipo termico: occorrono incentivi dedicati e un quadro normativo chiaro

[22 aprile 2016]

geotermia cornia 2

A Napoli, dal 28 al 30 aprile, prenderà quest’anno vita l’atteso primo Congresso nazionale di tutti i geologi italiani, con la partecipazione del governo – nella veste del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti –, Protezione civile, Ispra e università. Tra i temi in programma spicca quello geotermico, tra necessità per lo sviluppo del settore e una panoramica delle potenzialità che il comparto ancora racchiude nel nostro Paese.

«In Italia circa la metà (49%) dell’energia totale consumata è di tipo termico, per la climatizzazione degli edifici residenziali, industriali e del terziario; il 28% serve per i trasporti ed il rimanente 23% per tutti gli altri usi elettrici – ha dichiarato in proposito Gabriele Cesari, presidente geologi Emilia-Romagna e coordinatore del Gruppo di lavoro sulle politiche energetiche del Congresso nazionale dei geologi – Eppure gli incentivi alle rinnovabili termiche sono stati praticamente nulli fino ad oggi, fatta eccezione della misura dell’ecobonus di cui hanno beneficiato principalmente interventi di coibentazione ed efficientamento degli edifici e secondariamente installazioni di pannelli solari, caldaie a biomasse o a condensazione. Poche centinaia di milioni di euro all’anno, contro i 12 miliardi di euro per le rinnovabili elettriche (che contribuiscono molto meno all’efficientamento complessivo del sistema energetico). Le pompe di calore sono molto diffuse in altri Paesi e rappresentano una soluzione tecnologica molto avanzata, specie se accoppiate agli scambiatori geotermici».

Già nel 1993, ricorda a proposito Cesari, l’Ente di Protezione Ambientale degli Stati Uniti (US-EPA_Environmental Protection Agency) definiva i sistemi geotermici con pompe di calore per la climatizzazione degli edifici la soluzione più efficiente energeticamente e sostenibile per l’ambiente, e gli esempi virtuosi ad oggi certo non mancano: non è un caso, sottolineano ad esempio i geologi, che il campus universitario di Zurigo stia investendo 37 milioni di euro per sostituire il proprio teleriscaldamento cogenerativo classico con un sistema innovativo di teleriscaldamento/teleraffrescamento basato su un sistema di pompe di calore geotermiche abbinate a grandi batterie di sonde con stoccaggio di calore nel sottosuolo: un investimento importante ma talmente conveniente da avere un tempo di ritorno pari a soli 7 anni.

E in Italia? Nonostante il know-how diffuso sul territorio nazionale, dove la Toscana primeggia indiscussa, secondo i numeri raccolti dai geologi ad oggi «si realizzano meno di 1.000 nuovi impianti geotermici all’anno», un numero da incrementare per irrobustire una filiera ed un segmento di mercato che pure avrebbero una ricaduta occupazionale significativa: «Oltre l’80% dell’impianto geotermico –osserva Cesari– è fatto con materiali, tecnologie e ditte installatrici italiane».

Partendo da questi presupposti i geologi del tavolo Geoscambio, durante il Congresso nazionale torneranno a chiedere a governo e regioni il completamento del quadro normativo di riferimento nazionale e regionale, supportando la divulgazione della tecnologia e la formazione degli operatori con l’avvio di una pianificazione energetica territoriale che permetta di conoscere e valorizzare le risorse del primo sottosuolo.