Altro che legge di Bilancio, imprese e cittadini italiani hanno già perso 193,8 miliardi di euro

Non è il verdetto dei vertici europei sulla manovra che più dovremmo temere: la ricchezza del Paese è in declino dalle elezioni del 4 marzo

[23 ottobre 2018]

È atteso per la serata di oggi il verdetto che Bruxelles emetterà sulla bozza di legge di Bilancio inviata dal governo M5S-Lega: finora una bocciatura non era mai stata ufficializzata nei confronti di nessun Paese europeo, ma è quanto sembra ormai inevitabile per l’Italia al termine di uno spericolato percorso iniziato con la nota di aggiornamento al Def di inizio mese. Eppure non è il parere dei vertici europei quello che l’Italia più dovrebbe temere, lasciando presagire chissà quali catastrofiche – ma futuribili – conseguenze. Sono piuttosto il presente e il recentissimo passato a mostrare quanto già oggi costino care le scelte economiche del governo gialloverde, in termini di ricchezza e risparmi andati in fumo per i cittadini italiani.

Come mostrano il sociologo Luca Ricolfi e altri ricercatori all’interno dell’analisi pubblicata oggi dalla Fondazione Hume – che vede tra i fondatori enti come le Camere di commercio di Milano e Torino, la Fondazione Cassa di risparmio di Torino, l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) – l’incertezza politico-finanziaria che si è instaurata in Italia dopo le elezioni del 4 marzo 2018 si stima abbia portato perdite pari «a 198 miliardi (oltre il 10% del Pil) dal momento del voto, di cui 107 dall’insediamento del Governo». Una cifra che aumenta di oltre un terzo, arrivando a toccare quota 304,7 miliardi di euro considerando anche le perdite di valore dei titoli di Stato detenuti dalla Banca d’Italia e dagli investitori esteri.

Sono tre le variabili considerate dalla Fondazione Hume per arrivare alle stime proposte: la variazione della capitalizzazione del mercato azionario italiano (limitatamente alle società quotate); la variazione del valore dei titoli di Stato detenuti da individui e operatori residenti in Italia; il deprezzamento dei titoli di debito del mercato obbligazionario italiano. Le perdite calcolate sono “virtuali”, ovvero potrebbero essere riassorbite (o addirittura tramutarsi in guadagni) nel caso in cui la situazione economica e le valutazioni dei mercati sull’Italia nei prossimi mesi o anni dovessero evolvere positivamente; tutto questo ad oggi non c’è modo di saperlo, ma in compenso è evidente che tutte le stime (in perdita) messe in evidenza nello studio «sono prudenziali: è ragionevole pensare che le perdite effettive siano state maggiori di quelle da noi stimate», sottolineano dalla Fondazione Hume.

Il paradosso maggiore emerge notando che, mentre i sondaggi sono unanimi nell’accordare al governo in carica un buon grado di fiducia da parte della cittadinanza complessivamente intesa, sono proprio i cittadini e le imprese italiane e subire perdite consistenti a causa di M5S e Lega. Considerando infatti anche solo quella parte della ricchezza finanziaria di famiglie e imprese che è più sensibile alle fluttuazioni di mercato – ovvero titoli del debito pubblico, obbligazioni, quote di fondi comuni, azioni e altre partecipazioni – la Fondazione Hume mette in evidenza come le perdite subite da famiglie e imprese italiane in meno di 8 mesi oscillano tra i 122,4 e i 193,8 miliardi di euro, con questa seconda cifra ritenuta come «più verosimile». Eppure i cittadini e (forse) le imprese non sembrano ad oggi in grado di percepire e metabolizzare quanto le scelte del governo stiano attualmente impattando in negativo sulle proprie finanze: una realtà che chiama certamente in causa anche il ruolo dei media.

Soprattutto perché scelte come quelle indicate nella bozza di legge di Bilancio non compongono affatto un quadro senza alternative, anzi. La cifra della sostenibilità ambientale, sociale ed economica è pressoché assente dalla bozza di legge di Bilancio, mentre numerosi spunti provenienti dalla società civile – come nel caso delle 30 proposte messe in fila da Legambiente, a parità di gettito per lo Stato – mostrano come un governo “del cambiamento” in meglio sia ancora concretamente possibile, al di là degli slogan. Idee che, chissà, potrebbero consigliare un nuovo approccio alla legge di Bilancio da parte del governo gialloverde, in caso di concreta bocciatura del testo da parte dell’Ue.