Ambiente e benessere equo e sostenibile nelle città italiane, i dati di Urbes 2015

Confermata la dicotomia tra centro-nord e sud

[23 aprile 2015]

 

Il secondo rapporto Urbes 2015 sul Benessere equo e sostenibile nelle città, di Istat e Cnel, individua in 12 dimensioni (Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi) «Il quadro di riferimento tematico e metodologico per la misurazione del progresso del Paese da affiancare a quello macroeconomico tradizionalmente utilizzato per la misura della crescita».

L’analisi dello stato di benessere nelle città italiane evidenzia diseguaglianze molto forti, con la solita dicotomia tra Centro-Nord e Mezzogiorno che si ritrova anche a livello urbano. Ma tra le città meridionali emergono anche dinamiche positive e potenzialità su cui investire. Però il rapporto conferma che «Differenziali negativi si osservano, come era da attendersi, rispetto al reddito, alle condizioni materiali di vita e all’occupazione ma toccano anche elementi significativi in altri domini del Bes: dalla speranza di vita ai livelli di scolarizzazione, dalla conservazione del patrimonio edilizio alla ricerca e innovazione, dalla diffusione del non profit alla dotazione e fruizione di servizi come quelli culturali o per la prima infanzia. Non mancano però tematiche per le quali sono alcune città del Sud a evidenziare performance mediamente migliori di quelle del Centro-Nord, come i reati contro il patrimonio e le problematiche della mobilità urbana, anche se, per queste ultime, è riscontrabile un impegno proporzionalmente maggiore in termini di trasporto pubblico locale e di servizi innovativi di infomobilità».

Le città metropolitane del Nord hanno problemi per l’invecchiamento della popolazione (tasso di mortalità per demenze senili) e per la qualità dell’aria. Le realtà metropolitane hanno un più elevato tasso di tumori. valente in merito alla mortalità per tumore; disponibilità di verde urbano; modalità di gestione dei rifiuti; e meno verde pubblico, mentre nei comuni crescono reati ed incidenti stradali con lesioni alle persone.

Ma le città sono il luogo dell’innovazione, con livelli di scolarizzazione e di reddito più elevati, maggiore propensione alla specializzazione produttiva e alla connettività, biblioteche e musei più frequentati, migliore conciliazione tra lavoro e impegni familiari, a carico soprattutto le donne.

Il legame tra ambiente e benessere equo e sostenibile nelle città è evidente ed infatti, se si passa agli indicatori più prettamente ambientali, come il paesaggio e patrimonio culturale, il rapporto evidenzia che «Il patrimonio culturale, di cui il paesaggio può essere considerato parte integrante, è il prodotto di un processo di accumulazione. Per questo motivo, fra le dimensioni del benessere, questa è una 8 delle meno sensibili ai cambiamenti di breve periodo, soprattutto nella sua componente strutturale (indicatori di dotazione di beni culturali, verde storico e tessuto urbano)». Lo stato di conservazione degli edifici storici è generalmente migliore in tutte le province del Nord e a Firenze (dove si attesta al 76%) mentre tutte le città del Mezzogiorno sono molto sotto la media del resto del Paese, con Napoli e Reggio di Calabria al 38,2%.

Migliora la qualità dell’’aria nelle città, ma l’inquinamento resta elevato: «La situazione di criticità persiste soprattutto nei comuni capoluogo del Nord, da un lato per la presenza di maggiori fonti di inquinamento (più elevata densità abitativa e industriale), dall’altro per la posizione geoclimatica (in particolare in Pianura padana) che non favorisce l’attutirsi di questi fenomeni. Nel 2012 le città metropolitane con il più alto numero di superamenti del valore limite giornaliero di PM10 (50 mg/m3) si trovano nel Nord e sono Torino (126), Milano (81) e Venezia (74). Tra i comuni capoluogo del Mezzogiorno si distingue Napoli con un numero di superamenti pari a 120. Firenze, Roma e Bari sono i comuni capoluogo con il trend migliore tra il 2004 e il 2013. Lo svantaggio del Mezzogiorno emerge invece rispetto alla circolazione di autovetture con emissioni inferiori alla classe Euro 4. Nel Mezzogiorno circolano 370,1 vetture di questo tipo ogni 1.000 abitanti, un valore molto più alto della media nazionale (311,8), mentre nel Centro il valore si attesta a 308,3 e nel Nord a 237. Il numero più alto di autovetture con emissioni inferiori alla classe Euro 4 si riscontra a Catania, dove la quota raggiunge il valore di 457,7 ogni 1.000 abitanti. Il trend dal 2009 al 2013 mostra una diminuzione significativa del parco veicolare inquinante ma questa diminuzione è più forte al Nord e al Centro che al Mezzogiorno, con un conseguente aumento del divario».

La mobilità nelle città è strettamente legata alla salute ed all’ambiente e i tempi medi giornalieri di percorrenza dei tragitti da casa al lavoro o allo studio sono indicativi della qualità della vita nei diversi contesti territoriali. In questo indicatore «Rispetto al dato medio nazionale, pari a 23,4 minuti nel 2011, una situazione sfavorevole riguarda le città metropolitane del Nord e del Centro insieme a Napoli, con un picco nel caso della capitale, dove il tempo medio giornaliero di mobilità per studio o lavoro ammonta a 34 minuti su base provinciale e a 33,5 per i residenti nel capoluogo. La correlazione con la diversa scala della dimensione urbana trova conferma nelle altre città UrBes, le quali presentano tutte tempi medi di mobilità inferiori alla media nazionale».

Dal 2008 al 2012 le are pedonali nei capoluoghi sono aumentate da 31,1 a 33,4 m2 per 100 abitanti; le  piste ciclabili da 13,6 a 18,9 km per 100 km2 di superficie comunale. Tra le città metropolitane, la massima disponibilità di aree pedonali riguarda naturalmente Venezia, con 490,2 m2 per 100 abitanti, ma hanno valori superiori alla media anche a Firenze, Cagliari, Torino e Napoli. La densità delle piste ciclabili, che dipende in parte anche dalla conformazione del territorio è molto più alta nelle città del Nord e del Centro (con l’eccezione di Genova), ma anche Napoli e Cagliari. Negli ultimi anni hanno fatto progressi significativi. Tra le altre città UrBes, spiccano per la disponibilità di aree pedonali Parma e Pesaro, per quella di piste ciclabili Brescia, Bolzano e Reggio Emilia.