Pubblicato l’Annuario 2018, il settimo redatto dall’Agenzia

Ambiente trasparente, l’Arpat aggiorna lo stato di salute della Toscana

L’assessore Fratoni si sofferma sull’economia circolare: «Per realizzarla ci vuole innanzitutto l'impiantistica, ma anche una normativa chiara che consenta la chiusura completa dei cicli produttivi»

[14 settembre 2018]

Come sta l’ambiente della Toscana? A una domanda tanto complessa non esiste risposta semplice, ed è l’Arpat – l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana – a incaricarsi di fornirne una di dettaglio: è possibile trovarla all’interno dell’Annuario dei dati ambientali della Toscana, giunto ormai alla settima edizione e aggiornato con dati 2017, che spaziano su sei capitoli tematici. Aria, acqua, mare, suolo, agenti fisici e sistemi produttivi sono gli elementi d’indagine affrontati da Arpat, e restituiscono un quadro di luci e ombre.

Osservando i principali indicatori emerge ad esempio una qualità dell’aria «complessivamente positiva, anche se – precisano da Arpat – permangono alcuni problemi per tre inquinanti: PM10, ossidi di azoto e ozono»; la qualità delle aree di balneazione nel 2017 «si è mantenuta ad un livello eccellente», mentre lo stato ecologico e chimico dei fiumi osservati desta più d’una preoccupazione (e lo stesso si può dire per lo stato chimico delle acque marino costiere). Quanto al consumo di suolo, nel 2017 in Toscana si sono persi più di 1600 kmq di suolo, con un incremento dello 0,10% rispetto al precedente anno.

«Un grande contributo alla trasparenza – come ha definito l’annuario l’assessore all’Ambiente della Regione Toscana, Federica Fratoni, durante la presentazione in Palazzo Strozzi Sacrati (nella foto, ndr) – e alla partecipazione e un’opportunità che viene offerta ai portatori di interesse, ma anche ai cittadini tutti, di conoscere e acquisire la piena consapevolezza sullo stato di salute dell’ambiente in cui vivono grazie a dati accessibili, una caratteristica questa su cui Arpat ha lavorato molto». C’è un rapporto profondo di collaborazione con l’Agenzia per l’ambiente, ha voluto sottolineare Fratoni, ricordando che Arpat non è solo l’organismo deputato al controllo, ma è il punto di riferimento tecnico e scientifico della Regione, e dovendo quest’ultima occuparsi non solo di questioni macro ma anche delle singole autorizzazioni alle imprese, lo scambio e la collaborazione con Arpat è essenziale.

In questo contesto, l’assessore ha voluto soffermare su una dimensione di particolare rilievo per la Toscana,  quella dell’economia circolare: «Una grande prova per tutti – sottolinea l’assessore – perché per realizzare quella circolarità volta al recupero di materia ci vuole innanzitutto l’impiantistica, ma anche una normativa chiara che consenta la chiusura completa dei cicli produttivi. Per questo siamo chiamati tutti al coraggio di aprire a quell’innovazione in grado di rendere praticabile tutto questo». Sul punto i dati Arpat offrono uno spaccato incoraggiante anche in riferimento agli impianti forse più vituperati tra quelli che possono essere chiamati a comporre i vari anelli dell’economia circolare, ovvero i termovalorizzatori; che si tratti di gestire rifiuti urbani o speciali, Arpat ha controllato negli impianti toscani il rispetto dei limiti d’emissione per vari inquinanti (polveri, mercurio, cadmio, tallio, altri metalli, diossine, Ipa), affermando che «i valori rilevati sono in genere ampiamente inferiori ai limiti previsti».

L. A.