Ermete Realacci chiede anche tutele previdenziali uniformi per tutti i lavoratori esposti

Amianto, l’ecobonus promesso non è mai arrivato: interrogazione ai ministri

Nell’ultimo anno rilevato rimozione in declino del 22%. E dopo la bonifica destinazione Germania

[12 agosto 2015]

amianto eternit

A oggi in Italia rimangono circa 32 milioni di tonnellate di amianto sparse sul territorio, e oltre 34mila i siti da bonificare, secondo le stime Cnr, Ispesl e Legambiente. Nonostante quantità a dir poco ingenti l’impegno nella rimozione dell’amianto sta rallentando: come rileva l’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti speciali, la quantità di rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia nell’anno 2013 (l’ultimo con dati ufficiali disponibili) è pari a circa 414 mila tonnellate, e rispetto all’anno 2012 «si rileva una diminuzione del quantitativo totale prodotto di 117 mila tonnellate (-22%)». Un netto declino.

Quella contro l’amianto rappresenta però una battaglia che non ci è dato di poter abbandonare, visti anche i più che rilevanti impatti sanitari collegati, con 1.600 vittime ogni anno. Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, torna ad accendere i riflettori su questa “eterna emergenza” del Paese presentando un’interrogazione al ministro del Lavoro e a quello della Salute. Interrogazione dal duplice obiettivo: riconoscere le stesse tutele previdenziali a tutti i lavoratori esposti amianto, e promuovere un ecobonus per la rimozione del materiale sul territorio.

«Sul fronte previdenziale – ricorda Realacci – i lavoratori esposti all’amianto hanno due diversi livelli di tutela. In ragione delle successive modifiche alla legge sulla cessazione dell’impiego dell’amianto, la n.257/1992, ci sono lavoratori cui viene applicato un moltiplicatore di 1,5 al periodo lavorativo critico, coefficiente utile ai fini della pensione, e lavoratori cui viene riconosciuto un moltiplicatore di 1,25, non utile per la pensione. Una differenza su cui si è intervenuto con la Legge di Stabilità 2015, dando precedenza agli ‘esposti amianto’ in mobilità per chiusura dell’azienda di appartenenza, ma che non è stata superata del tutto». Da qui prende le mosse l’interrogazione ai ministri, «per sapere se vogliano incrementare le risorse assegnate al fondo per le vittime dell’amianto, per garantire benefici sia ai lavoratori colpiti da patologie asbesto-correlate che a quelli esposti all’agente patogeno per motivi di servizio, e se intendano elevare il coefficiente a 1,50 non solo ai lavoratori messi in mobilità ma a tutti gli esposti amianto cui è riconosciuto il moltiplicatore di 1,25».

«Sarebbe poi utile pensare a un piano sull’amianto – rilancia Realacci – capace di rilanciare anche gli interventi di rimozione e bonifica. Penso ad esempio all’estensione dell’ecobonus al 65% anche agli interventi di rimozione e bonifica dell’amianto dagli edifici esistenti come chiedevo in un mio ordine del giorno accolto lo scorso novembre alla Camera».

Dall’approvazione dell’odg, ormai 8 mesi fa, sul fronte dell’ecobonus tutto tace. L’omologo per la ristrutturazione ed efficientamento energetico degli edifici, portato avanti ancora una volta da Realacci nonostante molteplici resistenze, ha realizzato nel corso degli anni importanti benefici per il Paese: economici, occupazionali, ambientali. Ripagando ampiamente lo sconto fiscale concesso.

Contro l’amianto è necessario riconoscere questo successo, e bissare. Avendo per una volta anche il coraggio di chiudere il cerchio; l’amianto, una volta rimosso dai tetti, ovviamente non sparirà. Insieme alla fase di bonifica vanno realizzati e utilizzati gli impianti per il trattamento, spiegando ai cittadini la necessità (e la sicurezza) dell’operazione. I moduli dedicati per accogliere l’amianto nelle discariche possono essere anche previsti, ma se non vengono realizzati la lacuna rimane. E ad approfittarne, per demeriti nostri, rimangono sempre in prima fila i tedeschi: delle 414 mila tonnellate di rifiuti di amianto prodotte in Italia nel 2013, 254.338 sono state quelle esportate in altri paesi. Di queste, quasi tutte (253.227 tonnellate) in Germania.

L. A.