Amianto, lungo la costa toscana osservare il problema non basta

L’Ona denuncia la diffusa presenza di patologie asbesto correlate. Senza bonifiche e impianti continueranno a crescere

[30 gennaio 2017]

Il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto (Ona), l’avvocato Ezio Bonanni, è tornato ieri a fare il punto sulla presenza delle patologie asbesto correlate lungo la costa labronica, da Livorno a Piombino passando da Rosignano Marittimo, fino a toccare l’isola d’Elba.

«L’Ona denuncia da tempo – rimarcano dall’Osservatorio – il picco di mortalità tre volte superiore alla media nazionale, registrato nell’area di Livorno: 152 casi di mesotelioma, il tumore per eccellenza dell’amianto killer, su 156mila abitanti in quindici anni, dal 1993 al 2008. La zona di Livorno è la ventisettesima città in Italia per numero di malati e di morti da amianto. Sei casi ogni 100mila abitanti contro una media nazionale di 2 casi ogni 100mila abitanti. I dati sono quelli ufficiali pubblicati sui Quaderni della Salute del Ministero nel 2012. Ancora più che inquietante la situazione nella zona di Rosignano: 25 i casi riscontrati di mesotelioma dal 1993 al 2008 su una popolazione di circa 30mila abitanti. Anche i questo caso la media è molto più alta di quella nazionale e di quella regionale, con 5 casi ogni 100mila abitanti. A questi numeri si aggiungono quelli di Piombino, tra i primi posti nella classifica nazionale per numero di mesoteliomi. Nella sola città di Piombino sono 22, rispetto ad una popolazione residente di 33.925 persone, con un tasso pari al 4,05. Un dato altissimo».

In conseguenza di queste valutazioni, il presidente dell’Ona ha chiesto al sindaco di Rosignano di istituire una sorveglianza sanitaria per la diagnosi precoce e per verificare il tasso di incidenza del numero dei tumori e delle malattie degenerative, e il tasso di mortalità: «Nei prossimi giorni – afferma Bonanni – invierò una lettera al sindaco con le nostre richieste, in caso di mancato riscontro inizieremo una protesta non violenta».

Come noto, la presenza di amianto sul territorio regionale non è una novità. Basta dare un’occhiata al lavoro di mappatura finora prodotto dall’Arpat – oltre 2 milioni le tonnellate d’amianto censite in Toscana – per notare come molti dei 1.145 siti da bonificare siano dislocati lungo la costa. Poi c’è l’amianto che incrociamo tutti i giorni, spesso senza averne coscienza: nelle scuole (2.400 in Italia, proprio secondo l’Ona) come nei traghetti o autobus che ancora usiamo, nei phon come nei termos.

Osservare in dettaglio il tasso di incidenza tumorale a livello territoriale, e soprattutto portare avanti «una sorveglianza sanitaria per la diagnosi precoce» come richiesto dall’Ona è certamente importante, ma è necessario fare di più. Limitarsi a osservare significa veder crescere ancora il problema.

Da una parte è indispensabile finanziare le bonifiche, dall’altra è altrettanto urgente realizzare sul territorio gli impianti necessari a gestire il materiale bonificato, che altrimenti dovrebbe esportato altrove (spesso anche fuori confine, destinazione Germania) con alti costi economici e ambientali. La «strutturale carenza di impianti per lo smaltimento» è nota in Regione da almeno il 1999, la sicurezza degli impianti necessari altrettanto.

Esattamente dieci anni fa il responsabile Arpat per l’amianto spiegava sulle colonne di greenreport.it che «l’amianto è un minerale e sotto terra torna a fare il minerale. Ovviamente non tutti i siti sono adatti, ci devono essere delle condizioni particolari e poi deve essere esclusivamente dedicata a questo tipo di smaltimento una parte della discarica». La cronica mancanza – in tutto il Paese, non solo in Toscana – di volumetrie in discarica per smaltire l’amianto in sicurezza rappresenta l’anello debole della catena anche secondo la più diffusa associazione ambientalista d’Italia, Legambiente.

Paradossalmente, sui territori però fa spesso più paura la realizzazione di impianti e discariche atte a risolvere il problema amianto, piuttosto che la presenza diffusa dell’amianto stesso. Lo stesso presidente dell’Ona, intervenendo pochi giorni fa a Sannazzaro de’ Burgondi (Lombardia) ha dichiarato che realizzare una discarica atta ad accogliere amianto nei pressi della locale raffineria Eni «è quantomeno imprudente», sottolineando la necessità di «evitare che due siti altamente pericolosi (la raffineria già realizzata e operativa ormai da decenni e la nuova discarica con centinaia di tonnellate di amianto), costituiscano una situazione di eccessivo rischio». Nel mentre, l’allarme sanitario cresce.