L’incidente all’impianto austriaco risolleva il dibattito sugli approvvigionamenti nazionali

Anche il Consorzio italiano biogas ritiene necessario «portare a termine il gasdotto Tap»

Nell’ultimo anno l’Italia ha importato 65,3 miliardi di metri cubi di gas naturale, per il 41,3% in arrivo dalla Russia. Ma dal biometano potremmo ricavare 10 miliardi di mc al 2030

[13 dicembre 2017]

È rientrata stanotte la crisi legata all’esplosione dell’impianto di distribuzione gas (russo) in Austria che ha indotto ieri il nostro ministero dello Sviluppo economico a proclamare lo Stato d’emergenza nazionale: come informano da Snam, infatti, le autorità austriache hanno autorizzato la ripresa delle operazioni di trasporto del gas. Un’emergenza durata però soltanto poche ore è bastata a mostrare la fragilità di un sistema d’approvvigionamento basato sull’import della risorsa dall’estero, e rilanciare il mai sopito dibattito sulla necessità o meno di realizzare nuove infrastrutture – in primis il Tap.

Necessità che, a quanto pare, non è estranea neanche al soggetto che più sarebbe coinvolto nella produzione di un altro tipo di gas, made in Italy, rinnovabile e sostenibile: il Consorzio italiano biogas (Cib). L’esplosione verificatasi nel terminal austriaco di Baumgarten «ci conferma che l’Italia e l’Europa non possono essere dipendenti da un solo fornitore di gas – commenta infatti Piero Gattoni, presidente Cib – Concordo, a questo proposito, con il ministro Carlo Calenda quando sostiene la necessità di portare a termine il gasdotto Tap, poiché aiuterebbe a superare la fragilità del sistema di approvvigionamento energetico italiano e la dipendenza da un singolo fornitore. Investire nelle infrastrutture di approvvigionamento energetico in modo che possano attingere da più fonti, ci consentirebbe di candidarci ad hub europeo per la distribuzione del gas naturale».

Già oggi, spiega la Strategia energetica nazionale (Sen) recentemente approvata, tra i paesi europei l’Italia è quello con la più alta dipendenza dal gas, che rappresenta circa il 35% dei consumi energetici primari ed il 40% della produzione lorda di energia elettrica nel 2015.

In particolare, l’Italia è il terzo mercato europeo per consumo di gas naturale (circa 67 miliardi di metri cubi nel 2015, 71 nel 2016), con una dipendenza dall’import superiore alla media europea (92% circa rispetto ad una media comunitaria del 70%); mentre la produzione nazionale di gas nel 2016 è calata del 14,6% sul 2015 «a causa dei limiti introdotti alle operazioni offshore e per le difficoltà ad operare in un contesto territoriale ormai generalmente avverso a tali attività e al complesso iter burocratico legato alle intese regionali», l’import dalla Russia è cresciuto del 6,7% nello stesso periodo, arrivando a fornire circa il 41,3% di tutti i 65,3 miliardi di metri cubi di gas importati dall’Italia nel 2016.

«Nel caso di una sospensione totale e prolungata delle importazioni dalla maggiore delle fonti di approvvigionamento (ad esempio blocco o incidente rilevante dei gasdotti che attraverso Ucraina, Slovacchia ed Austria portano il gas russo in Italia), è molto difficile – si legge nella Sen – ipotizzare di poter approvvigionare circa 27/30 miliardi di metri cubi da fonti di approvvigionamento diverse, anche accettando un sensibile innalzamento dei prezzi». Fortunatamente, la sospensione dal gasdotto austriaco stavolta è durata meno di un giorno, ma è bastata a riportare a galla l’intrinseca fragilità del sistema.

Possibile che oltre al Tap non ci siano altre opzioni (complementari) in campo? Certo che no. E il biogas rappresenta anzi la prima scelta su cui puntare. Già oggi – riporta sempre la Sen – il biometano può contare su un potenziale, valutato sulla base della produzione elettrica da biogas, di circa 2,5 miliardi di metri cubi, con un potenziale massimo teorico di crescita stimato al 2030 pari a 8 miliardi di metri cubi.

Anzi, come spiega Gattoni aggiungendo al computo il biogas da rifiuti, stimiamo che «il comparto possa arrivare a produrre 10 miliardi di mc di gas al 2030, di cui almeno 8 da matrici agricole, pari a circa il 12-13% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale e ai due terzi della potenzialità di stoccaggio della rete nazionale. L’Italia – sottolinea dunque il presidente Cib –  è potenzialmente uno dei maggiori produttori di gas rinnovabile, risorsa essenziale per il greening della rete in linea con quanto affermato dalla Strategia energetica nazionale. Il biometano è un bacino energetico ancora quasi totalmente inutilizzato, una risorsa rinnovabile e 100% Made in Italy che, a sua volta, potrebbe contribuire a ribilanciare la nostra dipendenza energetica dall’estero. Chiediamo pertanto al ministro Calenda di riconoscere e sostenere questa importantissima specificità  che unisce due eccellenze, l’agricoltura e l’industria, della componentistica e della distribuzione del gas naturale».

Purtroppo però, la Sen non sembra considerare lo sviluppo del biogas italiano prioritario rispetto agli approvvigionamenti tradizionali da fonte fossile, tanto che – ad esempio – è lo stesso documento a esplicitare: «Non sarà prevista un’incentivazione alla produzione di energia elettrica da biometano». Peccato, perché puntare con convinzione sul gas rinnovabile darebbe maggiore legittimità (e logica di sistema) anche alla realizzazione di un’infrastruttura come il Tap.