Anche i flussi di materia nel nuovo protocollo firmato tra Istat e ministero dell’Ambiente

[24 aprile 2017]

Si rinnova oggi l’Accordo quadro sottoscritto tra ministero dell’Ambiente e Istat nel 2013: il protocollo che prevede lo scambio di conoscenze, dati e informazioni necessarie a definire statistiche, conti e analisi ambientali, e che viene adesso allargato ad ulteriori ambiti dello sviluppo sostenibile.

Con il protocollo firmato dal ministro Gian Luca Galletti e dal presidente dell’Istituto nazionale di statistica Giorgio Alleva, grande attenzione viene riservata in primis alle tematiche di interesse comune in ambito europeo e internazionale, a partire dalla misurazione e dal monitoraggio dei cosiddetti ‘substainable development goals’ dell’Agenda 2030 dell’Onu necessari alla Strategia nazionale di sviluppo sostenibile.

«L’accordo – spiega Alleva – consente di dare ulteriore impulso alla strategia perseguita dall’Istat, anche a fronte di una partnership di alto profilo istituzionale, di fornire informazioni e analisi di maggiore qualità e rilevanza al fine di sviluppare nuove prospettive su questioni cruciali come l’ambiente urbano, i cambiamenti climatici, la mobilità sostenibile, le risorse idriche. La costruzione di indicatori statistici di elevata qualità per l’Agenda sullo sviluppo sostenibile affidata dall’Onu all’Istat rende ancor più centrale il lavoro che andremo a svolgere».

Come dettaglia il ministero dell’Ambiente, il nuovo accordo prevede anche la preparazione di dati a supporto del Catalogo dei sussidi ambientalmente favorevoli e dannosi previsto dal Collegato ambientale, il sostegno al rapporto sullo stato del Capitale naturale, la green finance e i green jobs, come anche l’analisi dei flussi di materia sull’efficienza delle risorse e l’economia circolare.

Quest’ultima rappresenta una “branca del sapere” fondamentale per aspirare a un modello di sviluppo più sostenibile: ha l’ambizione di misurare le dimensioni di un’economia realmente circolare non dagli scarti che produce – i rifiuti, da recuperare per quanto possibile e re-inserire così nei cicli produttivi –, ma dall’estrazione delle materie prime necessarie per qualsiasi ciclo di produzione e consumo. Dati fondamentali per capire la (in)sostenibilità della nostra società, ma che per gran parte rimangono inesplorati.

«In una fase che vede l’ambiente acquisire una storica centralità nelle scelte economiche – osserva il ministro Galletti – è prioritario dotarsi di strumenti in grado di misurare con certezza gli impatti delle scelte ambientali sulla società, l’incidenza che queste hanno in ambito economico-finanziario e allo stesso tempo fornirci un metro di valutazione trasparente per dare seguito agli impegni che ci vengono chiesti a livello internazionale. L’intesa con l’Istat è dunque un valore aggiunto per portare il Paese verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile».

Certo, sarebbe poi necessario passare dalle parole ai fatti. Il citato Catalogo dei sussidi ambientalmente favorevoli e dannosi è stato elaborato, individuando almeno 16,1 miliardi di euro/anno erogati dallo Stato in sussidi dannosi, ma nessuno di questi è stato cancellato nella programmazione economica del governo; il primo rapporto sullo stato del Capitale naturale è invece stato elaborato, ma mai neppure divulgato; delle analisi sui flussi di materia finora prodotte dall’Istat è invece sempre stata prassi non curarsi nel dibattito pubblico. Non le migliori premesse del “conoscere per deliberare”.

L. A.