Anche gli «standard sociali e ambientali» entrano nelle nuove norme antidumping Ue

Calenda: «Pur non trattandosi di una soluzione ottimale, il compromesso raggiunto rappresenta il miglior risultato possibile»

[16 novembre 2017]

Al termine di un lungo e impegnativo percorso che ha portato a marciare per le vie di Bruxelles anche 15mila lavoratori da tutta Europa, sindacati e industriali (!) uniti nel chiedere «un commercio equo» per difendersi dalle importazioni a basso prezzo dei paesi terzi e in particolare dalla Cina, ieri gli eurodeputati hanno approvato in via definitiva delle norme più stringenti per contrastare le importazioni da paesi terzi oggetto di dumping e sovvenzioni: per la prima volta a livello mondiale, le nuove regole Ue «imporranno ai partner commerciali extra-europei di conformarsi agli standard sociali e ambientali internazionali per evitare di subire misure anti-dumping». Una formulazione sicuramente incisiva, che sarà interessante vedere declinata in pratica.

La Commissione europea monitorerà la situazione nei Paesi esportatori e le imprese dell’Ue potranno basarsi sulle relazioni della Commissione per presentare reclami, senza oneri supplementari oltre a quelli della vigente procedura; le piccole e medie imprese riceveranno inoltre assistenza nella gestione dei reclami, e tutte le parti interessate – in particolare i sindacati – potranno contribuire alle decisioni riguardanti le misure di difesa commerciale.

«Oggi non stiamo solo discutendo se la Cina sia un’economia di mercato o un’economia non di mercato, ma se il nostro sistema europeo possa e debba creare regole uguali per tutti e se queste regole possano offrire le stesse opportunità a tutti. La risposta è sì, perché abbiamo bisogno di una concorrenza equa e leale», ha dichiarato trionfante il relatore Salvatore Cicu (PPE).

Le nuove regole entreranno in vigore dopo l’approvazione formale da parte del Consiglio europeo, e per allora queste consentirebbero all’Ue di reagire a tali pratiche commerciali sleali, colpendo le importazioni con prezzi non basati su quelli di mercato a causa delle interferenze statali. Un’evoluzione cui plaude anche il ministro italiano dello Sviluppo economico Carlo Calenda: «Pur non trattandosi di una soluzione ottimale, il compromesso raggiunto rappresenta il miglior risultato possibile tenuto conto delle diverse forze in gioco. La vigilanza deve rimanere alta. Compito del Governo e degli altri attori è ora fare in modo che questa nuova normativa venga applicata in modo rigoroso e che gli altri dossier legislativi attualmente in discussione a Bruxelles in questo settore, ad iniziare dalla cosiddetta modernizzazione degli strumenti di difesa commerciale, si concludano in modo positivo. L’obiettivo comune deve essere quello di favorire il commercio equo, combattendo ogni forma di concorrenza sleale che mette in pericolo la nostra industria ed i nostri posti di lavoro».