Anche il nuovo Rapporto sulla Green Economy chiede un Green New Deal per l’Italia

[27 febbraio 2014]

Oggi la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e l’Enea hanno presentato la seconda edizione del Rapporto sulla Green Economy: “Un Green New Deal per l’Italia”. La prima parte del Rapporto, che si avvale della prefazione di Simon Upton, Direttore del dipartimento ambiente dell’ Ocse, e di Tim Jackson, docente di Sviluppo sostenibile all’Università del Surrey, affronta il panorama internazionale, partendo dalla grande crisi economica 1929 ed arrivano ai giorni nostri, e fornisce un’ampia illustrazione delle proposte per un Green New Deal avanzate dall’Unep e dall’Ocse. Poi il rapporto si sofferma sulle prospettive per l’affermazione della green economy in Europa e sulle difficoltà e le potenzialità dell’Italia, prendendo in esame le esigenze di investimenti pubblici e privati, gli effetti sull’occupazione e le riforme indispensabili.

Ma è la seconda parte del Rapporto che si concentra in modo specifico sulla realtà italiana, analizzando il nuovo ruolo che le città possono avere come volano per uno sviluppo sostenibile. «In Italia il 68% della popolazione vive in un ambiente urbano, dove si produce in media il 75% dei rifiuti, e le abitazioni consumano dal 30 e al 60% in più di energia rispetto alla media Ue – sottolineano Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ed Enea – Tale concentrazione abitativa accresce i problemi ambientali, come l’inarrestabile cementificazione con insediamenti distribuiti in maniera frammentata e disordinata sul territorio, e che continua ad occupare aree libere, spesso agricole, al ritmo di 343 metri quadrati all’anno per ciascun italiano».

Giovanni Lelli, Commissario Enea,  ha sottolineato che «la Green Economy può rappresentare la chiave di volta per avviare un nuovo ciclo di sviluppo all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione tecnologica, con ricadute di lungo periodo che vanno dalla salvaguardia dell’ambiente al rilancio dell’industria e dell’occupazione. Una formidabile spinta propulsiva ad un New Deal legato alla Green Economy può venire da una nuova pianificazione urbana che faccia dell’eco-innovazione tecnologica e sistemica il fulcro della trasformazione delle nostre città per offrire una migliore qualità della vita ai cittadini ed un più sostenibile utilizzo delle risorse energetiche e non energetiche. Si tratta di un’opportunità per la nostra industria nazionale che porterà vantaggi e competitività  quanto più sarà in grado di affrontare la sfida tecnologica della trasformazione sostenibile dei propri processi e prodotti. Con l’eco-innovazione si possono trasformare le aree urbane rendendole centri di risultati economici sostenibili e, al contempo, luoghi ideali per la crescita civile dei cittadini».

Il rapporto evidenzia che «un Green New Deal che parte dalle città può costituire un quadro di riferimento unitario per interventi coordinati ed integrati a livello sociale, ambientale ed economico». I settori principali di intervento sono la riqualificazione energetica delle città, le misure di mitigazione climatica, la riduzione del consumo di materiali ed il miglioramento della gestione dei rifiuti, la mobilità urbana, i rapporti tra l’ambiente urbano e quello agricolo, il patrimonio culturale, la gestione sostenibile della risorsa idrica, la riqualificazione delle aree degradate e l’impiego di tecniche e tecnologie tipiche dell’ICT.

Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, conclude: «Anche il Rapporto 2013, dedicato al Green New Deal ha fornito analisi e studi a supporto degli Stati Generali della green economy italiana. Durante una delle recessioni forse più lunghe e difficili degli ultimi decenni, investire per innovare, differenziare e convertire prodotti e processi produttivi in chiave sempre più green potrebbe essere una strada per rilanciare il nostro sviluppo. Un forte impulso in questa direzione può venire da concrete iniziative che possono partire, o essere rafforzate, dalle nostre città».