Anche il riciclo ha i suoi scarti: solo quelli della carta pesano 470mila tonnellate l’anno

Mancano gli impianti per gestirli, Assocarta chiede un accesso prioritario in quelli esistenti

[21 novembre 2018]

Secondo i dati forniti oggi da Assocarta in audizione alla Conferenza delle Regioni, le cartiere italiane nel 2016 hanno dato nuova vita a 5,12 milioni di tonnellate di rifiuti cartacei, producendo a loro volta – come del resto accade in ogni processo industriale – nuovi scarti, pari a 350mila tonnellate, mentre nel 2017 il riciclo nelle cartiere italiane ha raggiunto quota 6,85 milioni di tonnellate e gli scarti sono stati pari a 470mila tonnellate. Anche a fronte di processi di riciclo sempre più efficienti rimane dunque il dato di fatto che all’aumento della raccolta differenziata aumentano i rifiuti avviati a riciclo, e con essi gli scarti da riciclo. È questa la catena dell’economia circolare, che si chiude tramite recupero energetico e – dove anche quest’opzione non è percorribile – discarica. Il problema è che in Italia il cerchio fa molta fatica a chiudersi.

«Dal processo di riciclo della carta si genera uno scarto, minimo rispetto al rifiuto evitato grazie al riciclo della carta e per il quale, in Italia, esiste un solo un impianto di termovalorizzazione dedicato, mentre un secondo impianto non viene utilizzato in maniera costante», riassume il direttore generale di Assocarta Massimo Medugno.

Per questo Assocarta ha chiesto in Conferenza delle Regioni «un accesso prioritario per gli scarti del riciclo della carta negli impianti di smaltimento e recupero esistenti per mantenere e accrescere la capacità di riciclo italiana». In altre parole che venga istituita con urgenza una cabina di regia, a livello nazionale, con la partecipazione delle Regioni, affinché la programmazione regionale e provinciale consideri obbligatoriamente, ai fini dello smaltimento e del recupero dei rifiuti speciali, gli scarti che provengono dal riciclo industriale della carta.

Con una corretta gestione degli scarti del riciclo verrebbe ampliata la capacità di riciclo complessiva del nostro Paese, come accade per il settore carta dove – ricordano da Assocarta – sono stati fatti investimenti come ad esempio ad Avezzano e Mantova in grado di aumentare la capacità di riciclo e quindi la circolarità del sistema. Assicurare il recupero e lo smaltimento agli scarti di riciclo (nel rispetto delle best available technique (BAT) europee vuol dire fare più economia circolare a tutto vantaggio dello sviluppo sostenibile.

Senza dimenticare la prospettiva più ampia. Secondo i dati Ispra recentemente messi insieme da Unirima (Unione nazionale imprese recupero e riciclo maceri) in Italia i “rifiuti prodotti dal trattamento dei rifiuti” – ovvero quelli ricadenti nel capitolo 19 del Catalogo europeo dei rifiuti – ammontano complessivamente a «37.683.868 tonnellate (l’anno, ndr), e comprendono anche quelli provenienti dal trattamento dei rifiuti urbani. Si tratta quindi di una quantità ben superiore alla produzione dei rifiuti urbani», che in un’ottica di economia circolare devono essere adeguatamente gestiti.

L. A.