Anev, ammodernare il parco eolico italiano vale 2 miliardi di euro in investimenti

Togni: «Cambiamento significa miglioramento, e quindi il settore si aspetta oggi quello che nei dieci anni scorsi non si è avuto, a partire dalla stabilità regolatoria, da una visione di medio e lungo termine per gli investimenti, a una semplificazione reale per le tecnologie rinnovabili»

[18 giugno 2018]

L’eolico in Italia ha raggiunto livelli di maturità tecnologica e di penetrazione nel sistema elettrico elevati, tali da conferirgli il ruolo di protagonista nel settore energia per i benefici industriali, economici e ambientali che comporta; per riuscire a tagliare gli ambiziosi obiettivi necessari per mantenere il riscaldamento globale entro i +2 °C e rinnovare il sistema energetico nazionale secondo i target di medio periodo indicati dall’Europa è necessario fare di più. L’Anev ha dunque colto l’occasione della Giornata mondiale del vento 2018 per fare il punto della situazione, attraverso l’assemblea generale dell’Associazione e il convegno istituzionale Energia eolica: gli strumenti per lo sviluppo industriale del settore e il raggiungimento degli obiettivi al 2030.

Ad aprire il convegno romano moderato da G.B. Zorzoli, presidente di Free, è stato l’economista di Elemens Andrea Marchisio, che ha presentato uno studio sulle procedure per l’ammodernamento degli impianti: «Le procedure per gli ammodernamenti sulle rinnovabili pubblicate lo scorso dicembre dal Gse vanno ad aprire un nuovo mercato, finora bloccato da un quadro regolamentare incerto. L’eolico è la fonte che più di ogni altra potrà giovare dell’introduzione delle nuove regole (in potenza, fino a quasi 2 GW di iniziative per una produzione incrementale che – sul lungo periodo – potrebbe arrivare fino a quasi 7 TWh), con anche gli impianti idroelettrici che, seppur in misura minore, potranno beneficiare di interventi volti a incrementare la loro efficienza di produzione. Lo sviluppo di questo nuovo segmento di mercato – se accompagnato da una velocizzazione delle procedure di autorizzazione degli interventi – potrà generare fino a 2 miliardi di investimenti aggiuntivi già nel breve periodo, a fronte di un costo per il sistema del tutto marginale».

Una prospettiva incoraggiante, ma che ha bisogno di adeguato supporto per realizzarsi concretamente. «Cambiamento significa miglioramento – ha commentato al proposito il presidente Anev Simone Togni, concludendo il convegno – e quindi il settore si aspetta oggi quello che nei dieci anni scorsi non si è avuto, a partire dalla stabilità regolatoria, da una visione di medio e lungo termine per gli investimenti, a una semplificazione reale per le tecnologie rinnovabili, il tutto seguendo il principio di sostenere le Fer senza penalizzarle per le loro peculiarità tecnologiche. È una presa di posizione seria e fattiva nei confronti del settore eolico quella che ci aspettiamo dal neoeletto Governo, che dice di voler mutare i paradigmi del passato e di dare all’Italia un futuro a emissioni ridotte».