Anev, il nuovo decreto del governo che può «mettere fine alla parola eolico in Italia»

[8 giugno 2015]

eolico_1

La bozza del nuovo decreto che fissa i nuovi incentivi per le fonti elettriche rinnovabili non fotovoltaiche per il periodo 2016/2020, recentemente trasmesso alla Conferenza Unificata Stato Regioni, era atteso con ansia dagli operatori di settore. È arrivato sulla scena pubblica con forte ritardo – l’emanazione era prevista per la fine del 2014 –, ma è da subito stato chiaro che, se l’interesse è quello di servire un sano sviluppo della green economy italiana, il testo non potrà passare nella versione attuale.

A rincarare le forti critiche piovute da ogni dove sul governo, arriva oggi la lettera aperta dell’Anev (l’Associazione nazionale energia del vento), con il presidente Simone Togni che si rivolge direttamente al premier Renzi: «Le scrivo per manifestare le preoccupazioni di un intero comparto industriale nazionale che oggi conta 27.000 addetti direttamente impegnati nel nostro Paese che è esportatore di tecnologia e componentistica nel mondo. Qualora il Decreto venisse approvato nella versione trasmessa alla Conferenza Unificata Stato Regioni, si metterebbe fine alla parola eolico in Italia, con conseguenze gravissime sull’industria, sull’economia, sul lavoro, nonché sulle generazioni future. Per questo motivo chiediamo un Suo intervento diretto e immediato per salvare il settore e per prestare fede a quanto promesso dal Governo, sin dall’inizio della legislatura, in tema di Green economy.

L’auspicio è che il Green Act non diventi un Black Act e che si dia sostegno alle energie pulite come l’eolico che oggi ha raggiunto una maturità tecnologica avanzatissima e un costo di produzione molto vicino alla grid parity. Basti pensare che ogni anno cessano incentivi all’eolico per oltre 100 Milioni fino al 2020, e di questi, i nuovi meccanismi di incentivazione ne occuperebbero meno di un terzo con il risultato che il comparto industriale nazionale del vento continuerebbe a crescere e la bolletta degli italiani continuerebbe a scendere».

Togni, in vista della Giornata mondiale del vento che si terrà a Roma l’11 Giugno, cita anche il caso dell’Arabia Saudita, uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo: «Anche al di fuori dell’Europa, Paesi che hanno fondato le loro economie sul petrolio stanno investendo in maniera massiccia sulle rinnovabili. Emblematico è il caso dell’Arabia Saudita, dove il Ministro del petrolio Ali al – Naimi ha annunciato che entro mezzo secolo il Regno ‘diventerà potenza globale nell’energia solare ed eolica».

L’esecutivo Renzi è chiamato, per sua natura, a esprimere un governo delle decisioni strategiche per il Paese. Quelle sulla green economy ne fanno parte, ed è arrivato il momento di una scelta di campo netta. Finora, il governo Renzi non ha certo brillato nella promozione dell’economia verde. E varare l’ennesimo decreto che taglia fondi alle energie pulite, foraggiando al contempo i termovalorizzatori (con ovvie ripercussioni negative anche nel mercato del riciclo), davvero non sembra un’idea progressista.