L’Antropocene accelera. Ridefiniti i 24 indicatori globali [VIDEO]

La fine del mondo com’era potrebbe aver trovato la sua data d’inizio: il 16 luglio 1945

[16 gennaio 2015]

Ci sono voluti 10 anni di lavoro, ma alla fine l’International Geosphere-Biosphere Programme (Igbp) e lo Stockholm Resilience Centre hanno ridefinito e aggiornato i grandi indicatori di accelerazione, pubblicando il risultato nel rapporto “The trajectory of the Anthropocene: The Great Acceleration”, su  Anthropocene Review. I risultati saranno presentati al World Economic Forum di Davos, dal 21 al 24 gennaio.

Dallo studio emerge con chiarezza che, secondo i 24 indicatori globali, o “planetary dashboard”, il principale driver del cambiamento del sistema terra è la somma dei processi fisici, chimici, biologici e antropici che vi avvengono.

All’Igbp evidenziano che «12 indicatori descrivono l’attività umana, per esempio la crescita economica (Pil), la popolazione, gli investimenti esteri diretti, il consumo di energia,  le telecomunicazioni, il trasporto e l’uso dell’acqua. 12 indicatori mostrano le variazioni nelle principali componenti ambientali del Sistema Terra, come il ciclo del carbonio, il ciclo dell’azoto e la biodiversità. Questa nuovo “planetary dashboard” mette in evidenza come le traiettorie della Terra e dello sviluppo umano siano ora leggermente vincolati».

Will Steffen, un ricercatore dello Stockholm Resilience Centre, spiega: «Quando abbiamo aggregato questi dataset, ci aspettavamo di vedere grandi cambiamenti, ma quello che ci ha sorpreso è stata la tempistica. Quasi tutti i grafici mostrano lo stesso schema. I cambiamenti più drammatici si sono verificati a partire dal 1950. Si può dire che l’inizio della Grande accelerazione è stato intorno al 1950.  Dopo il 1950 si può vedere che i grandi cambiamenti del sistema Terra vengono direttamente collegati ai cambiamenti in gran parte legati al sistema economico globale. Si tratta di un fenomeno nuovo e indica che l’umanità ha una nuova responsabilità a livello globale per il pianeta».

La coautrice dello studio, la direttrice dell’Igbp Wendy Broadgate, ribadito il concetto: «Gli indicatori della grande accelerazione permettono di distinguere il segnale dal rumore. La Terra è in uno stato, quantificabile, diverso rispetto a prima. Diversi importanti processi del sistema Terra sono ora guidati dal consumo e dalla produzione umana».

L’altra autrice,  Lisa Deutsch, dello Stockholm Resilience Centre, osserva inoltre che «di tutte le tendenze socioeconomiche solo la costruzione di nuove grandi dighe sembra mostrare qualche segno di flessione della curva, o un rallentamento all’interno della Grande accelerazione. E solo un trend del sistema Terra indica una curva che può essere il risultato di un intervento umano intenzionale: la storia di successo del buco nell’ozono. La stabilizzazione delle catture della pesca marittima dagli anni ‘80 non è, purtroppo, stata causata dalla gestione del mare, ma dalla pesca eccessiva».

Lo studio dimostra con una  forte evidenza che negli ultimi decenni i componenti chiave del Sistema Terra sono andati oltre la variabilità naturale degli ultimi 12.000, quello che i geologi chiamano l’Olocene. L’Olocene,  l’epoca iniziata alla fine dell’ultima era glaciale e ha fornito la stabilità per l’agricoltura per lo sviluppo, portando alla fine alla nascita delle comunità e delle città.

I trend della grande accelerazione confermano che la Terra è entrata in una nuova era geologica, l’Antropocene,  un termine coniato dai ricercatori Paul Crutzen e Eugene Stoermer nel 2000. Da allora, l’inizio della Antropocene è  elemento di forte discussione tra i geologi e gli altri scienziati,  anche se il termine non è ancora stata formalizzato dalla International Commission on Stratigraphy. Alcuni dicono che dovrebbe essere fatto risalire agli albori dell’agricoltura,10.000 anni fa, e il Neolitico è un probabile candidato. Altri dicono che l’Antropocene è davvero cominciato solo con la rivoluzione industriale, intorno alla fine del 1700.

Il nuovo studio afferma invece che «di tutti i candidati per una data di inizio per l’Antropocene, l’inizio della Grande accelerazione è di gran lunga il più convincente dal punto di vista della scienza del sistema Terra. E’ solo dopo la metà del  XX secolo che non c’è prova evidente  che i cambiamenti fondamentali nello stato e nel  funzionamento del sistema Terra siano al di fuori del campo di variabilità dell’Olocene e guidati dalle attività umane e non dalla variabilità naturale».

Lo studio fissa una data precisa per l’inizio della grande accelerazione: lo scoppio della prima bomba atomica nel deserto del New Mexico, lunedì 16 luglio 1945. I ricercatori dicono che «gli isotopi radioattivi di questa detonazione sono stati emessi nell’atmosfera e diffusi in tutto il mondo, entrando nei dati sedimentari, fornendo un segnale unico dell’ inizio della Grande accelerazione, un segnale che è inequivocabilmente imputabile alle attività umane».

E i principali protagonisti della grande accelerazione sono i Paesi industrializzati: «La maggior parte delle attività economiche, e così anche, per ora, la parte del leone nei consumi, rimangono in gran parte nei paesi Ocse, che nel 2010 rappresentavano circa il 74% del Pil mondiale, ma solo il 18% della popolazione mondiale. Ciò indica la profonda disuguaglianza su scala globale, che distorce la distribuzione dei benefici della Grande accelerazione e confonde gli sforzi internazionali, ad esempio per gli accordi sul clima, per affrontare i suoi impatti sul sistema Terra». Questo nonostante il documento evidenzi che «di recente, la produzione globale, basata tradizionalmente all’interno dei paesi Ocse, si è spostata verso le nazioni BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Inoltre, il proliferare classi medie nei paesi BRICS sta portando  anche lì a maggiori consumi».

Dalla Grande accelerazione è impossibile tornare indietro: «Circa la metà della popolazione mondiale vive in aree urbane e circa terzo della popolazione mondiale ha completato il passaggio dalle società agricole a quelle industriali – si legge nella sintesi dello studio – Questo spostamento è evidente in vari indicatori. La maggior parte della crescita post-2000 del consumo di fertilizzanti, della produzione di carta e dei veicoli a motore si è verificato nel mondo non-Ocse».

Insieme agli indicatori della grande accelerazione, i ricercatori hanno anche pubblicato su Science una nuova valutazione del concetto di “Planetary boundaries”, i “confini planetari”. Un team internazionale di 18 scienziati ha identificato due confini planetari fondamentali: i cambiamenti climatici e l’integrità della biosfera, la cui alterazione potrebbe «portare il Sistema Terra in un nuovo stato».  Il concetto dei confini planetari, definito per la prima volta nel 2009, individua 9 priorità globali riguardanti i cambiamenti indotti dall’uomo nell’ambiente. La nuova ricerca conferma molti dei confini e fornisce un’analisi aggiornata e la quantificazione per molti di loro, tra i quali i cicli del fosforo e dell’azoto, l’utilizzo del suolo e la biodiversità.

Per saperne di più:

Great Acceleration

http://www.igbp.net/globalchange/greatacceleration.html

Anthropocene

www.igbp.net/globalchange/anthropocene.html

http://www.anthropocene.info/en/home

Planetary boundaries

http://www.stockholmresilience.org/21/research/research-programmes/planetary-boundaries.html

Videogallery

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