Servono bonifiche e smaltimento in sicurezza dei rifiuti conseguenti in discarica

Arpat, a Piombino accertata la presenza di fibre d’amianto in aria

Il monitoraggio (ancora in corso) le ha rilevate presso le postazioni del Parco 8 marzo, di Via Pisa e anche a Salivoli

[6 giugno 2018]

Come noto, a Piombino insistono un’ampia area siderurgica e un Sito d’interesse nazionale (Sin) in attesa di rilancio e – in primis – bonifiche ambientali; il Sin è stato istituito nel 1998, perimetrato nel 2000, ma al momento bonificato solo al 45% a terra e al 4% per quanto concerne la falda. Ecco dunque che anche «in relazione alla problematica amianto – come spiega l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) con un report dedicato – Piombino rappresenta senza dubbio un’area da seguire con la dovuta attenzione».

«L’area industriale – argomenta l’Agenzia – è interessata dalla presenza di manufatti contenenti amianto, con particolare riferimento ai vecchi impianti siderurgici. In vista della fase di demolizione degli impianti dismessi e anche prima della messa in marcia del polo di demolizione navi, Arpat ha ritenuto utile acquisire un quadro conoscitivo sull’eventuale presenza di fibre di amianto in aria, mediante una specifica attività di monitoraggio annuale».

La fase iniziale del monitoraggio è stata condotta da Arpat in questi primi mesi del 2018, con campionamenti in quattro punti (e in 4 giornate distinte) del territorio comunale di Piombino per monitorare la presenza di fibre di amianto in aria: in località Cotone, al Parco 8 marzo, presso il parcheggio pubblico di Via Pisa, presso la sede del Quartiere di Salivoli. Su un totale di 15 campioni, «4 sono risultati positivi alla presenza di fibre e 11 negativi».

«Il monitoraggio – dettagliano dall’Arpat – ha rilevato la presenza di alcune fibre di amianto, con livelli di concentrazione pari a 0,1 – 0,2 ff/l (fibre per litro di aria prelevata), presso le postazioni del Parco 8 marzo, di Via Pisa e anche a Salivoli, che era stata considerata inizialmente il punto di bianco di riferimento». Si tratte di tante o di poche fibre d’amianto aerodisperse? Arpat confronta i valori rilevati con quello pari a 1 f/l – ovvero circa 10 volte più alto – tratto dalla pubblicazione Air quality guidelines for Europe dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), precisando però che «tale valore non viene proposto come livello di riferimento in modo esplicito, in quanto l’Oms stessa sottolinea che – trattandosi di un cancerogeno – non è possibile stabilire una soglia di sicurezza. Il valore di 1 f/l è indicato invece esplicitamente come riferimento per l’esposizione della popolazione nelle Linee guida generali da adottare durante le attività di bonifica da amianto nei siti da bonificare di interesse nazionale (Inail 2010)».

Per raccogliere maggiori dati sul tema, in ogni caso, il monitoraggio Arpat sta proseguendo con la sessione primaverile in questi mesi di maggio e giugno. I valori finora rilevati fortunatamente non inducono a gridare all’allarme sanitario, ma contribuiscono non poco a chiarire i rischi che il territorio di Piombino corre – rischi che probabilmente non tutta la popolazione percepisce correttamente.

A questo proposito è bene ricordare che, nonostante la legge n. 257 del 27 marzo 1992 l’abbia messo al bando, la presenza dell’amianto nel nostro Paese è ancora molto diffusa. A livello nazionale se ne stima la presenza di 32-40 milioni di tonnellate, mentre in Toscana – dove è stato attivato un programma gratuito di sorveglianza sanitaria per gli ex esposti, e dove il Consorzio Lamma valuta in 1544.9 ettari i tetti potenzialmente contenenti amianto – la stima è di circa 2 milioni di tonnellate.

Si tratta di un rischio tanto più insidioso per la salute umana in quanto spesso non correttamente percepito. L’amianto è ovunque intorno a noi: nelle vecchie case e ospedali, nelle scuole come nei bus o nei traghetti, oltre che sui nostri tetti. In alcune aree l’amianto rappresenta anche un minerale naturalmente presente in natura, e non costituisce un pericolo in sé; il rischio sta nel rilascio di fibre che possono essere inalate, e dunque generalmente dal cattivo stato di conservazione dei manufatti che le contengono.

Da questo spaccato della realtà emerge chiaramente quanto sarebbe necessario fare: mettere in opera le necessarie bonifiche e (dunque) dotarsi dei necessari impianti dove smaltire in sicurezza la conseguente produzione di rifiuti contenenti amianto. Il problema – sempre più grave a ogni anno che passa – è che questi impianti non solo non sono presenti in quantità e volumetrie sufficienti come spiegano direttamente dal ministero dell’Ambiente, ma che ogniqualvolta se ne propone la realizzazione di uno nuovo, sul territorio direttamente coinvolto sorgono resistenze da parte della popolazione se non comitati contro. Eppure anche associazioni ambientaliste come Legambiente spiegano ormai da anni che «il numero esiguo di discariche presenti nelle Regioni incide sia sui costi di smaltimento che sui tempi di rimozione, senza tralasciare la diffusa pratica dell’abbandono incontrollato dei rifiuti».

Esistono alternative alla discarica? Proprio Legambiente e Cnr hanno recentemente risposto al quesito analizzando varie proposte di  “trattamenti termici”, “trattamenti chimici” e “trattamenti meccano chimici”, concludendo che  «il livello di industrializzazione di alcune tecnologie è oggi in grado di affrontare questa problematica in maniera tecnicamente soddisfacente», ma che, al contempo, «attualmente tutte queste tecnologie sono più costose rispetto al collocamento in discarica», fattore che ne limita la diffusione. Del resto un’opzione percorribile, sicura e relativamente economica c’è già, ed è appunto quella dello smaltimento in sicurezza in discarica dei rifiuti contenenti amianto.

Il paradosso è che in quei territori dove la realizzazione delle necessarie discariche è contestata sono proprio quelli dove la minaccia dell’amianto è già presente, ma non adeguatamente percepita. Ed è al contrario la soluzione al problema – ovvero bonifica e smaltimento in sicurezza in discarica – ad essere vista come il problema stesso, con danni alla salute di tutti.