Arpat, in Toscana la qualità dell’aria è «complessivamente positiva». Con 3 criticità

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana ha pubblicato la sua nuova relazione annuale

[3 agosto 2018]

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) ha pubblicato oggi la Relazione annuale sullo stato della qualità dell’aria nella Regione Toscana, dando conto di tutti i parametri monitorati dalla rete di monitoraggio regionale – 37 le stazioni di rilevamento sparse sul territorio – inseriti all’interno di serie storiche aggiornate: ne viene fuori che lo stato della qualità dell’aria (outdoor) in Toscana è «complessivamente positivo», anche se «permangono alcune criticità per tre inquinanti: Pm10, ossidi di azoto e ozono».

Per quanto riguarda ad esempio il Pm10, anche se il «trend degli ultimi 10 anni risulta positivo per la nostra regione, con il numero di stazioni che non hanno rispettato il valore limite di 35 superamenti che è progressivamente diminuito», il limite massimo pari a 35 giorni di superamento del valore medio giornaliero di 50 μg/m3 non è stato rispettato in 2 stazioni di fondo (LU-Capannori nella “Zona Valdarno pisano e Piana lucchese” e PT-Montale nella “Zona Prato Pistoia”), mentre il limite di 40 μg/m3 come media annuale è rispettato in tutte le stazioni.

Per il biossido di azoto (NO2) il valore limite di 40 μg/m3 come media annuale risulta invece non rispettato presso tre stazioni di traffico (FI-Mosse, FI-Gramsci e SI-Bracci) mentre il limite massimo di 18 superamenti della media oraria di 200 μg/m3 è stato rispettato in tutte le stazioni della rete, come del resto avviene già da diversi anni.

Pessimo invece il quadro riguardante l’ozono, dato che si conferma la sua criticità per entrambi i valori obiettivo previsti dalla normativa – per la protezione della popolazione e della vegetazione – che sono stati superati nell’80% delle stazioni. I valori di concentrazione di ozono in Toscana si sono mantenuti elevati e critici per tutto l’ultimo decennio, e se l’Oms indica per questo inquinante una massima media mobile giornaliera sulle 8 ore pari a 100 μg/m3, il 100% delle stazioni della nostra regione non rispetta tale valore guida.

Come difendersi? L’ozono – spiega sempre l’Arpat – è un inquinante secondario, ossia non prodotto direttamente dall’attività antropica bensì originato dalle reazioni fotochimiche di inquinanti primari emessi sia dalle attività dell’uomo, che da processi naturali, ed è un inquinante tipicamente estivo: le concentrazioni di ozono sono influenzate da diverse variabili metereologiche, come l’intensità della radiazione solare, la temperatura, la direzione e la velocità del vento; nei periodi tardo-primaverili ed estivi, le particolari condizioni di alta pressione, le elevate temperature e la scarsa ventilazione favoriscono il ristagno e l’accumulo degli inquinanti e il forte irraggiamento solare innesca una serie di reazioni fotochimiche che determinano concentrazioni di ozono più elevate rispetto al livello naturale, con i valori massimi sono raggiunti nelle ore più calde della giornata. C’è comunque un contributo che ognuno di noi può dare per limitare la diffusione di questo inquinante: riducendo ad esempio l’uso dell’auto e generalmente gli sprechi di energia, ma anche utilizzando vernici all’acqua invece di quelle al solvente, e limitando la quantità di smacchiatori e solventi che si usano in casa.

Le polveri fini (Pm10) e il biossido di azoto (NO2) sono invece inquinanti legati ai processi di combustione. In questo caso vale la pena ricordare cosa spiega direttamente l’Ispra, che per migliorare la qualità dell’aria in Italia chiama all’azione in primis noi cittadini: «Senza abbassare la guardia sul settore industriale e su quello agricolo che include gli allevamenti, i settori su cui intervenire prioritariamente sono trasporti e usi civili (come nel caso del riscaldamento degli edifici, ndr), e il contesto su cui operare prioritariamente è quello urbano».