Presentata a Roma la ‘Piattaforma integrata’ per uno sviluppo sostenibile

Basta contrapporre ambiente e lavoro. Cgil: «Sintesi non solo possibile ma necessaria»

«Affrontare le emergenze della transizione ambientale e della transizione tecnologica. Sono questi sono gli obiettivi e le sfide dei prossimi trent'anni»

[28 marzo 2018]

La Cgil nazionale ha presentato ieri a Roma la ‘Piattaforma integrata’, ovvero una vertenza multilivello per tenere insieme tutela dell’ambiente, legalità e creazione di lavoro. Un’iniziativa che parte da una consapevolezza radicata. La fase storica attuale è attraversata da due profonde transizioni: quella ambientale e quella tecnologica, che incideranno profondamente nei modelli di vita, nell’economia e inevitabilmente nel lavoro, e che dunque dobbiamo imparare (rapidamente) a gestire. Ed è questa una sfida, secondo la Cgil, che possiamo vincere solo con un’azione integrata che tenga assieme sviluppo, ricerca di piena occupazione, rispetto del pianeta e diritti umani.

«Troppo spesso – spiegano dal sindacato – gli obiettivi ambientali sono stati contrapposti al lavoro: crediamo invece che una sintesi non solo sia possibile ma sia necessaria per tutelare l’ambiente dove viviamo e la salute di lavoratori e cittadini». Da qui la consapevolezza che «lo sviluppo sostenibile è un nuovo orizzonte per l’azione contrattuale», e dunque la spinta verso la Piattaforma presentata a Roma.

La Cgil promuove in sostanza la definizione di una strategia ambientale nazionale integrata (acqua, aria, terra) che vada oltre alle dichiarazioni di intenti e definisca obiettivi concreti, pianificazione, azioni e investimenti necessari per rispettare gli obiettivi dell’Onu per lo sviluppo sostenibile al 2030: la scrittura della Strategia nazionale ambientale integrata (Snai) dovrà seguire – argomentano dal sindacato – un percorso di partecipazione democratica con il pieno coinvolgimento delle istituzioni regionali e locali, delle parti sociali, della società civile, delle comunità. Un passo fondamentale dunque verso la cosiddetta “giusta transizione”, ovvero quel processo economico che produce i piani, le politiche e gli investimenti per determinare un futuro in cui tutti i lavori sono sostenibili e dignitosi, le emissioni nette sono azzerate, la povertà è eradicata e le comunità sono fiorenti e resilienti. Anche in Italia.

Lo spunto originario rimane il Piano del lavoro promosso dalla Cgil ormai due anni fa, già allora fortemente improntato sullo sviluppo sostenibile e poi ulteriormente orientato alla green economy. Oggi è necessario fare di più: «Occorre improntare allo sviluppo sostenibile la politica macroeconomica, la programmazione delle politiche industriali e energetiche, gli strumenti finanziari ordinari, l’impiego degli investimenti pubblici, lo sviluppo delle nuove competenze, la ricerca e l’innovazione, la digitalizzazione e l’automazione, le politiche attive del lavoro».

Già oggi sappiamo che nell’Unione europea i green jobs sono aumentati in 15 anni del 49% rispetto all’occupazione nell’economia tradizionale che è aumentata solo del 6%, e che in Italia lo stock degli occupati corrispondenti ai green jobs nel 2016 è pari a quasi 2.964.100 persone, corrispondenti al 13,1% dell’occupazione complessiva nazionale. La dimostrazione plastica di come lavoro e ambiente non siano più – se mai lo sono stati – in competizione, ma anzi due fattori che è proficuo per tutti sapere incrociare.

Una strada dunque da intraprendere con maggior coraggio e risorse, a partire da quelle europee, e consci sia dei risparmi conseguibili sul fronte sanitario grazie a un ambiente più sano (già oggi si stima che in Europa i costi dell’inquinamento atmosferico si attestino fra il 2 e il 6% del Pil comunitario), sia dell’impatto positivo sulla crescita che mostrano gli investimenti verdi.

Per la Cgil servono dunque «investimenti pubblici in ricerca e sviluppo, energie rinnovabili ed efficienza energetica e prevenzione sul territorio», oltre che sulla «economia circolare». Le risorse necessarie vanno recuperate in primis attraverso una «riforma fiscale ambientale che orienti il mercato verso produzioni e consumi sostenibili, una green tax o carbon tax, l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili e ambientalmente dannosi». Una missione possibile, oltre che necessaria, e la Piattaforma della Cgil si muove in questa direzione.

«Il documento – ha spiegato la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi – è stato elaborato sulle tre direttrici aria, terra, acqua, e su temi relativi alle città sostenibili. È una piattaforma multilivello integrata che partendo dal Lavoro intende costruire obiettivi vertenziali a livello nazionale e territoriale con tutte le nostre categorie, e affrontare le emergenze della transizione ambientale e della transizione tecnologica. Sono questi sono gli obiettivi e le sfide dei prossimi trent’anni».