Beppe Grillo, la geotermia e «i paesi che fanno sul serio» sulle energie rinnovabili

Tra gli esempi virtuosi citati sul blog spicca il Costa Rica, che deve i propri successi geotermici a un migrante italiano e al know how accumulato in Toscana lungo due secoli

[16 luglio 2018]

«Portogallo, Scozia, Costa Rica: tre paesi diversissimi tra loro ma tutti in prima linea sulle energie rinnovabili per la produzione di elettricità. Quindi… si può, eccome!». Inizia con entusiasmo l’articolo pubblicato sul blog di Beppe Grillo e rilanciato ieri su Twitter dal fondatore del Movimento 5 Stelle, dando corpo a una breve ma ispirante rassegna sui progressi che le energie pulite stanno inanellando in tutto il mondo: gli investimenti globali nel settore segnano da anni record su record, garantendo al 2017 lavoro a 10,3 milioni di persone, ma questi progressi dovranno essere molto più rapidi e consistenti per riuscire a contenere il riscaldamento globale entro i +2 °C, come ci impone l’Accordo sul clima di Parigi. «La quota totale di energia rinnovabile deve aumentare da circa il 18% del consumo finale lordo di energia (nel 2015) a circa due terzi entro il 2050», spiegano al proposito le ultime stime dell’Irena, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili.

Un obiettivo ineludibile e tecnicamente alla portata, anche se molto ambizioso. Per questo è importante sottolineare esempi positivi da poter seguire, come nel caso dell’articolo ospitato sul blog di Beppe Grillo. Tra i paesi citati ce n’è uno in particolare con cui è possibile mostrare un collegamento privilegiato con l’Italia: il Costa Rica. Questo Stato centroamericano, il più felice al mondo secondo i dati elaborati nell’Happy planet index, con il territorio nazionale protetto per il 26% all’interno Sistema Nazionale di Conservazione delle Aree e tra le mete più note dell’eco-turismo, si è basato «solo sulle rinnovabili per circa 300 giorni lo scorso anno – si afferma sul blog di Beppe Grillo – Conta anche su idroelettrico e geotermia, oltre naturalmente alle turbine eoliche».

Come del resto abbiamo spiegato anche sulle nostre pagine, basta guardare ai dati ufficiali raccolti dall’Instituto Costarricense de Electricidad, relativi ai primi sei mesi del 2017, per mostrare le dimensioni del successo costaricano: in questo periodo  il 99,35% di elettricità prodotta nel Paese arrivava da fonti rinnovabili. Nel periodo preso in esame la prima fonte di elettricità rinnovabile è quella idroelettrica (74,85%), seguita dalla geotermia (11,10%). Ed è proprio la geotermia l’energia rinnovabile che fa da ponte tra Italia e Costa Rica.

È infatti nella figura di Alfredo Mainieri Protti – nato a Puntarenas nel 1943, ma di famiglia e formazione italiana – che si intreccia l’exploit geotermico costaricano, un contributo che il Paese mesomericano non ha dimenticato, intitolando l’anno scorso proprio a Mainieri Protti (scomparso nel 2013) il campo geotermico Miravalles.

«Alfredo era di discendenza italiana – ricorda Raffaele Cataldi sulla rivista dell’Ugi, l’Unione geotermica italiana – e quando decise di studiare Scienze della Terra e scelse l’Italia, la sua famiglia lo assecondò; si laureò infatti a Modena nel 1969. L’italiano, perciò, divenne la sua seconda lingua, e l’Italia la sua seconda Patria. Dopo di che, già ricercatore nell’ICE/Instituto Costarricense de Electricidad, tornò in Italia con Elisabetta (la moglie, ndc) nel 1974 per frequentare a Pisa il corso di specializzazione che l’Istituto Internazionale per le Ricerche Geotermiche del CNR, con il sostegno economico del governo italiano e la sponsorizzazione del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, teneva allora ogni anno per preparare giovani ricercatori di ogni parte del mondo. Alfredo fu il più brillante allievo del corso, e l’amore per la geotermia, nato in Patria, si venne rafforzando in Italia». Da allora, lo sviluppo del settore avvenne «con le seguenti tappe principali: 1994 prima centrale a Miravalles (50 MWe); 2011 prima centrale a Las Pailas (42 MWe); Dic. 2012, 207 MWe con circa 1,5 TWh/anno di energia elettrica prodotta. È questo il lascito di Alfredo per il suo Paese; un lascito che gli vale il titolo di pioniere della geotermia in Costa Rica, ed uno dei più grandi pionieri del settore nel mondo».

La storia del resto non mente, e l’Italia vanta da sempre una leadership indiscussa nella geotermia: i primi usi industriali di questa fonte rinnovabile sono stati sviluppati in Toscana esattamente 200 anni fa, ed è grazie a decenni di sviluppi tecnologici e governance attenta se oggi la Regione copre il 30,78% del proprio fabbisogno di elettricità con la geotermia. Certo, le potenzialità inesplorate in Toscana e altrove nel Paese rimangono ampie: ad esempio a livello nazionale appena il 2% dell’elettricità arriva oggi dalla geotermia, e per progredire oggi più che mai occorre un «intenso lavoro congiunto con i territori», per dirla con Adele Manzella, ricercatrice Cnr e presidente dell’Unione geotermica italiana. A patto naturalmente che anche le forze politiche – a maggior ragione se con responsabilità di governo – sappiano esercitare con responsabilità e raziocinio il loro ruolo di guida, verso un concreto sviluppo sostenibile.