Da big del petrolio a numero 1 nell’eolico: la transizione possibile, anche in Italia

Dall’inizio della crisi Erg ha disinvestito asset petroliferi per 3,3 miliardi di euro, dirottandoli sulle rinnovabili

[19 giugno 2017]

La Fondazione per lo sviluppo sostenibile, guidata dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, ha un socio in più: il Gruppo Erg, la cui origine nel 1938 è stata seguita da un’ascesa che ha reso l’azienda per circa 70 anni uno dei più importanti player nel settore dei combustibili fossili che l’Italia abbia mai espresso. Poi la svolta.

Dal 2008 il Gruppo Erg ha disinvestito asset petroliferi per 3,3 miliardi di euro e nello stesso arco temporale ha investito 3,9 miliardi di euro (quasi) esclusivamente nel settore delle rinnovabili; come risultato, ad oggi Erg risulta «il primo operatore nell’eolico in Italia e tra i principali in Europa con 1.768 MW installati». Nel solo 2016 «ha prodotto 7.552 GWh, che equivalgono – spiegano dalla Fondazione – al fabbisogno di energia elettrica di oltre 3 milioni di famiglie; grazie alla produzione di energia verde, sono state evitate quasi 3 milioni di tonnellate di CO2, che corrispondono alle emissioni prodotte da 800.000 voli andata ritorno Roma/New York».

Ad oggi la transizione del gruppo verso le energie rinnovabili non è ancora completa – rimangono nel portafoglio di Erg asset nel termoelettrico cogenerativo ad alto rendimento –, ma non a caso nel 2016 la Borsa italiana ha classificato l’azienda tra le “Utilities-Elettricità alternativa”. Oltre al primato nell’eolico, l’acquisto (a fine 2015) del nucleo idroelettrico di Terni (527 MW) ha garantito al Gruppo un’importante diversificazione tecnologica delle fonti di produzione di energia elettrica rinnovabile.

Alla base della scelta industriale di cambio di pelle, sottolinea il gruppo, c’è «la profonda convinzione che nel lungo periodo quella delle rinnovabili sarà una crescita inarrestabile e irreversibile». Una scelta che mostra le prospettive di una riconversione pulita e possibile, anche in Italia.