Biogas, il giacimento snobbato dell’Italia che potrebbe coprire il 10% dei consumi

Nel nostro Paese il ricorso alle colture energetiche è entro il 4%, e continua a decrescere

[28 febbraio 2014]

L’Italia delle energie rinnovabili, nonostante le difficoltà dovute all’incedere della crisi economica e dell’incertezza normativa che si rinnova di anno in anno, rimane una realtà di primo piano al mondo. E non solo nei settori più noti (come il fotovoltaico), o quelli di più antico lignaggio (come nel caso della geotermia). L’Italia si conferma secondo mercato europeo dopo la Germania, e terzo mondiale (dopo la Cina) anche in un settore dalle grandi potenzialità come quello del biogas agro zootecnico.

Le possibilità di crescita del settore sono ancora ampie. in prospettiva, dopo il via libera del governo dello scorso dicembre all’incentivazione del biometano, potrebbe rappresentare un risparmio di 1,6 miliardi di metri cubi di importazioni di biocarburanti e un potenziale produttivo al 2030 di 8 miliardi di metri cubi, pari al 10% del consumo nazionale di gas naturale. Una percentuale molto rilevante: pari a quanto gas già oggi estraiamo all’interno del territorio italiano – con tecniche ben più impattanti – secondo gli ultimi dati riportati dall’Aeeg.

Il biogas italiano si è sviluppato cercando di mantenere un’equilibrata sinergia con l’attività agricola. In Lombardia, prima regione in Italia dove si concentra 1/3 degli impianti, come attestato dai risultati dell’indagine Ecobiogas condotta dal Gruppo Ricicla Disaa dell’università di Milano e dalla Regione Lombardia, si utilizzano per lo più effluenti zootecnici (50%) e sottoprodotti agricoli (20%) in linea con i dettami del manifesto Il biogas fatto bene adottato dal Cib. Il ricorso alle colture energetiche, in termine di Sau, superficie agricola utilizzata, non va oltre il 4%, una percentuale che continua a decrescere per effetto di un sistema incentivante che favorisce l’utilizzo dei sottoprodotti ed è comunque inferiore alla superficie agricola dismessa tra il 1990 e il 2010 (-14% della Sau).

Il Cib, Consorzio Italiano Biogas, ha tracciato quest’oggi le prospettive del settore nel corso della sua assemblea annuale, che ha riunito alla Fiera di Cremona i suoi oltre 400 soci, in rappresentanza della filiera della digestione anaerobica in agricoltura.

«Il biogas agricolo – ha dichiarato Piero Gattoni, Presidente del Cib – in questi anni di crisi ha sostenuto in modo equilibrato e sinergico l’attività agricola e ha rappresentato un forte valore aggiunto alla green economy. La nostra classe dirigente deve saper sostenere questo potenziale di sviluppo con una legislazione chiara e certa». A pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo, non poteva mancare un richiamo diretto a politiche di responsabilità. «Al nuovo primo ministro Matteo Renzi e ai ministri di riferimento Maurizio Martina per le politiche Agricole, Federica Guidi per lo Sviluppo Economico e Gianluca Galletti per l’Ambiente chiediamo solo pochi provvedimenti, ma certi e immediati per cogliere questa grande opportunità di crescita economica, sociale e ambientale per il Paese».

Il Cib chiede in particolare uniformità su tutto il territorio nazionale sull’uso e la classificazione del digestato, il sottoprodotto della digestione anaerobica,  un importante fertilizzante che riduce la dipendenza dell’agricoltura dai concimi chimici. Sul biometano, dopo il via libera al decreto interministeriale dello scorso dicembre, si attendono le delibere dell’Autorità e le varie regole applicative in tempi utili per permettere alle aziende italiane di cogliere l’opportunità data dall’Expo 2015.

«Il nostro settore – conclude Piero Gattoni – può rappresentare per l’Italia l’opportunità di creare una leadership a livello mondiale nella green economy, grazie a una delle reti del gas più diffuse e un sistema di generazione elettrica tra i più moderni».