Nel mentre a Larderello arrivano anche dal Cile per capire come coltivare la risorsa

Bloccare la geotermia significa far arretrare tutta la Toscana sul fronte delle rinnovabili

Pieroni: «Il 31% dell’energia elettrica consumata dai toscani viene prodotta grazie alle centrali geotermoelettriche. Con cosa sostituiremmo il vapore? Con il petrolio, con il gas?»

[22 novembre 2018]

Mentre il Governo nazionale ha cancellato per la prima volta la geotermia dallo schema di decreto Fer 1, che stabilisce gli incentivi dedicati allo sviluppo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica, la Val di Cecina – dove le tecnologie geotermiche sono nate due secoli fa, un primato mondiale – si dimostra ancora una volta eccellenza globale nel settore: il cda di Enel Americas ha voluto visitare la geotermia Enel Green Power di Larderello, sotto la guida del responsabile Geotermia del gruppo, Luigi Parisi.

Dal Cile al cuore caldo della Toscana, due terre lontane ma legate dalle fonti naturali e in particolare dal calore della terra della geotermia, la cui attività industriale è iniziata due secoli fa a Larderello e che anche in Cile ha conosciuto un recente sviluppo grazie al know how di Enel Green Power, che ha consentito di realizzare una delle centrali più avanzate al mondo per tecnologia e sostenibilità ambientale, a Cerro Pabellon, sulle Ande, nella regione di Antofagasta a 4.500 metri di altezza: anche questo un record mondiale, nato dal saper fare sviluppato nei secoli in Toscana.

Non a caso i membri del board di Enel Americas hanno espresso soddisfazione per questa visita che ha consentito di approfondire il modo in cui il calore contenuto nel cuore della terra viene utilizzato, oltre che per la produzione di energia, anche per l’utilizzo del calore con i cosiddetti usi plurimi, dall’indotto agricolo a quello culturale e turistico con benefici economici e ambientali per l’intero territorio in cui si trovano gli impianti.

Ed è paradossale che tutto questo rischi ora di non sopravvivere, insieme a migliaia di posti di lavoro, proprio quando Enel ha appena presentato a Roma il proprio piano strategico con orizzonte 2021: l’azienda, che ha il ministero dell’Economia italiano come azionista di riferimento, prevede in questi anni investimenti per 10,6 miliardi di euro sulle fonti rinnovabili, investimenti che rischiano adesso di lasciar fuori la geotermia toscana, mettendo in crisi il modello di sviluppo sostenibile di un’intera regione.

«Siccome Toscana e geotermia sono un binomio inscindibile – conferma il consigliere regionale Andrea Pieroni – l’abolizione degli incentivi sulla geotermia, decretata dal vicepremier Di Maio, è un attacco diretto e durissimo alla Toscana e alla Val di Cecina. Significa la morte di un vasto territorio, che attraversa le province di Pisa, Siena e Grosseto, se è vero come è vero che le ricadute economiche del settore valgono circa 300 milioni di euro e danno lavoro complessivamente a oltre 2mila persone! Bloccare la geotermia significa far arretrare la Toscana rispetto agli obiettivi di produzione dell’energia da fonti rinnovabili, se è vero come è vero che il 31% dell’energia elettrica consumata dai toscani viene prodotta grazie alle centrali geotermoelettriche. Con cosa sostituiremmo il vapore? Con il petrolio, con il gas?».

«È paradossale poi che, nel mentre il Movimento Cinque Stelle si fa paladino di politiche volte alla riduzione dell’impatto ambientale, comprometta proprio il futuro della geotermia, che è fonte di energia rinnovabile e sicura, gestita e valorizzata da 200 anni. Il mix tra fine degli incentivi e scadenza delle concessioni prevista al 2024 rischia – argomenta Pieroni – di essere letale proprio per quella Toscana interna sulla quale si vuole investire per arginare spopolamento, invecchiamento,  desertificazione dei servizi e disoccupazione. Chiudere la geotermia vorrebbe dire il venir meno di 30 milioni di euro annui ai Comuni dell’area tradizionale per lo sviluppo dei territori geotermici, destinati a opere pubbliche e infrastrutture con la regia del CoSviG». Anche riguardo agli impatti della coltivazione geotermica – che come ogni attività umana non è a “impatto zero”, ma presenta dati ambientali che non giustificano allarmi – Arpat «ha ribadito più volte, sulla base di campionamenti ed indagini, che la geotermia non causa danni alla salute, anzi capta e riduce le emissioni naturali di CO2 che si manifestano spontaneamente, facendola diventare una risorsa». È il caso ad esempio della coltivazione di spirulina grazie alla CO2 geotermica, un promettente progetto che potrebbe fare da apripista ad altri impieghi commerciali di questa CO2 prodotta naturalmente nel sottosuolo e rilasciata dalle centrali.

«In assenza di un ripensamento del governo risulterebbe forse inutile il lavoro che stiamo facendo in consiglio regionale per approvare – entro l’anno – una nuova legge sulla geotermia che dia certezze e garanzie ai soggetti industriali, al tessuto economico, ai lavoratori, a tutti i cittadini. Nelle priorità di fine legislatura la maggioranza di governo vede la Toscana come “Polo europeo per la geotermia”. Confidiamo quindi – conclude Pieroni – in un ripensamento ed in una modifica del decreto da parte del Ministro Di Maio e di tutto il governo. In caso contrario la battaglia della Val di Cecina diverrà presto la battaglia di tutta la Toscana, che vedrà mobilitate le comunità di quel territorio a partire dalla manifestazione annunciata per il prossimo 1 dicembre».