L’economista Raworth: «Le disuguaglianze sono al livello più alto da 30 anni»

A Bologna il Forum sull’economia circolare. Galletti: taglio del cuneo fiscale per i green jobs

Il ministro: «Le aziende che vi investiranno saranno più concorrenziali, più forti sul mercato perché risparmieranno risorse»

[7 giugno 2017]

Mentre a Roma il sipario cala sul primo Festival italiano dello sviluppo sostenibile, a Bologna – città che l’11 e 12 giugno ospiterà il G7 Ambiente – si alza sul primo Forum nazionale sull’economia circolare, promosso dalla Città metropolitana di Bologna e da Edizioni Ambiente. L’ultima, consolante testimonianza di quanto i temi propri dello sviluppo sostenibile siano capaci di catalizzare una crescente attenzione all’interno della società italiana. D’altronde non c’è “solo” un pianeta da salvare, ma anche sostanziose possibilità di crescita economica da cogliere nel rispetto dei limiti ambientali, dopo anni di crisi.

Aprendo la kermesse bolognese è stata Kate Raworth, secondo The Guardian tra i primi 10 economisti più influenti al mondo, a spiegare la sua “Teoria della ciambella”: «Oggi milioni di persone in tutto il mondo non sono ancora in grado di soddisfare i propri bisogni più essenziali. Anche nei paesi più ricchi del mondo le disuguaglianze sono al livello più alto da 30 anni. La sfida del XXI secolo è di soddisfare le esigenze di tutta la popolazione terrestre all’interno dei mezzi del pianeta». Tenere insieme bisogni dell’ambiente e bisogni dell’uomo – che da sempre rientra tra i principi della sostenibilità, non a caso declinata come ambientale, economica e sociale –  è anche la linea che ha dato anche il ministro Galletti per il prossimo G7 Ambiente, ricordando che «quando parliamo di ambiente, come dice il Papa, parliamo delle diseguaglianze che ci sono nel mondo, di spreco di cibo e quindi di povertà e di migrazione».

Solo inseguendo i bisogni sociali e ambientali è infatti possibile perseguire in modo sostenibile – letteralmente, in modo durevole nel tempo – anche quelli economici. Quello offerto dall’economia circolare ne è un esempio palese: secondo i dati prodotti da Ellen McArthur Foundation e McKinsey, riassunti per l’occasione da Edizioni Ambiente, l’economia circolare potrebbe infatti «determinare nel mondo una crescita di 1.800 miliardi di euro da qui al 2030, ovvero il doppio della crescita prevista con il modello attuale. La rivoluzione tecnologica implicita in questo cambio di paradigma potrebbe produrre un aumento di reddito di 3000 euro annui per nucleo familiare e una crescita del Pil tripla rispetto a quella prevista senza modifiche al sistema economico attuale. Ma soprattutto: il consumo di materiali primari, grazie all’economia circolare, potrebbe ridursi del 32% entro il 2030 e del 53% entro il 2050. Ciò sia grazie all’ottimizzazione dei processi – che ridurrebbe il consumo di risorse base – sia grazie alla reimmissione dei materiali nel ciclo produttivo e al conseguente abbattimento dell’impiego di materie prime vergini. Un “treno” da non perdere».

Eppure ancora oggi «in Europa ben 6 tonnellate di materie prime, delle 16 complessive consumate ogni anno da ogni singolo cittadino dell’Unione, diventano scarti. Di queste 6, metà non vengono nemmeno recuperate e finiscono in discarica». Da parte sua, l’Italia alterna esempi industriali d’eccellenza a marchiani problemi di sistema.

«L’ambiente – nota giustamente il ministro Galletti – non è soltanto un grande tema etico e morale: è anche un grande tema economico sul quale si giocherà la differenza competitiva nella quarta rivoluzione industriale. Le aziende che investiranno sull’economia circolare saranno più concorrenziali, più forti sul mercato perché risparmieranno risorse, useranno meno energia, produrranno meno rifiuti». Ma il ruolo della politica è quello di mettere tutte le aziende – e i cittadini – in condizione di solcare tale sentiero, ma questo finora è avvenuto solo in piccola parte.

Come ricordato solo ieri proprio alla presenza del ministro, la prima necessità per le aziende green è sempre la stessa: leggi più chiare e stabili, a fronte dell’attuale sovrabbondanza, sovrapposizione e confusione normativa. A ringraziare sarebbero non solo le aziende, ma anche l’ambiente e il lavoro: «Nell’Unione europea – ricordano oggi dal Forum – i green jobs sono aumentati in 15 anni del 49% rispetto al 6% dell’economia tradizionale. Analogamente, il valore aggiunto lordo dell’economia ambientale nello stesso periodo è passato da 135 a 289 miliardi di euro, con un’incidenza sul Pil del 2,1% rispetto all’1,4% di 15 anni prima». C’è ancora grande spazio per crescere, e la speranza è che dal G7 di Bologna possa arrivare qualche strumento concreto: «Per l’Italia i green jobs possono rappresentare una grande opportunità, ed è per questo motivo – anticipano dal Forum – che il ministro dell’Ambiente Galletti ha annunciato, tra gli elementi di novità che emergeranno in occasione del G7Ambiente, anche un pacchetto fiscale green che preveda un taglio del cuneo fiscale per i green jobs». Non si tratta di investimenti, ma sarebbe già qualcosa: il quando, il quanto e il come restano però ancora tutti da vedere.

L. A.