Bonifiche, sono 6mila gli ettari liberati in Italia ma il 94% delle aree Sin aspetta ancora

Il ministro Galletti: «Negli ultimi anni quadruplicate le aree restituite agli usi legittimi»

[24 maggio 2017]

Ieri la Camera dei deputati ha ospitato l’incontro dedicato alle “Bonifiche dei siti contaminati e tecnologie innovative”, organizzato dalla Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti – presieduta dall’onorevole Alessandro Bratti – in collaborazione con RemTech Expo 2017 e propedeutico a quegli Stati generali delle bonifiche che partiranno il 20 settembre a Ferrara.

In quest’assaggio la presidente di Legambiente Rossella Muroni, intervenuta all’incotro, ha ricordato che «le bonifiche indicano anche un nuovo modello di sviluppo industriale. Noi ecologisti abbiamo fatto aumentare la coscienza ambientale. Ora il tema ambientale deve diventare tema economico, deve dimostrare che può reggere anche al mercato».

La dirigente del ministero dell’Ambiente Laura D’Aprile – evidenzia Bratti sul suo sito – ha spiegato che i Siti di interesse nazionale da bonificare sono 40 e che i decreti ministeriali per gli interventi di risanamento su questi sono 503, con un netto incremento dal 2013. A ricordare nel dettaglio quanto fatto nell’ultima legislatura c’ha pensato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

«Negli ultimi anni – ha dichiarato il ministro – le aree liberate e restituite agli usi legittimi cono passate da 1.482 ettari del 2013 a 4.289 ettari nel 2014, mentre oggi gli ultimi dati disponibili ci dicono che abbiamo bonificato 6.172 ettari. Di fatto l’attività si è quadruplicata. Le risorse complessivamente stanziate dal mio ministero per le aree di competenza pubblica nei Sin ammontano nel tempo a circa 2 miliardi di euro. Nell’ultima programmazione di fondi FSC ci sono 442 milioni di euro destinati ai siti d’interesse nazionale».

Cifre importanti, anche se è opportuno ricordare che la sfida da vincere è ben più ampia. Le aree da bonificare ricadenti all’interno dei Sin (Siti di interesse nazionale) arrivavano a toccare qualcosa come 180mila ettari nel 2013, quando crollarono bruscamente a circa 100mila ettari, ma solo perché la rimanente parte venne derubricata a Sir (Sito di interesse regionale) tentando così di velocizzare le bonifiche. Se ne deduce che, guardando solo ai Sin rimasti, i 6mila ettari citati dal ministro rappresentano appena il 6% delle aree da bonificare. Rimane il 94% su cui lavorare, ed è chiaro che procedendo a questo ritmo non sarà possibile terminare i lavori neanche nell’arco di generazioni.

Non è un caso che  Luigi Mansi, vice presidente di Federchimica, abbia chiesto alle istituzioni – intervenendo nel corso dell’evento – semplificazione normativa e snellimento delle procedure. Basta osservare cosa sta succedendo a Piombino per avere un’idea di quanto il sistema delle bonifiche sia ingessato dalla burocrazia: i dirigenti della società governativa Invitalia, interrogati sui tempi necessari per le bonifiche in loco, hanno reputato la stima di ulteriori 57 anni (ventilata da greenreport) come «ottimistica» in quanto «tutti gli interventi di carattere infrastrutturale in questo Paese oggi richiedono una consecutio che è una probatio diabolica».

L. A.