Quando l'inquinamento normativo fa più danni di quello ambientale

Bonifiche a Piombino, serviranno ancora 57 anni? Invitalia: «Un’espressione ottimistica»

«Tutti gli interventi di carattere infrastrutturale in questo Paese oggi richiedono una consecutio che è una probatio diabolica»

[17 maggio 2017]

L’economia circolare viene correttamente individuata dalle istituzioni, e da ultimo anche all’interno del Piano strategico per il rilancio della costa toscana, come elemento imprescindibile per il rilancio ambientale ed economico di un’area che più di altre ha sofferto i colpi della crisi. Un ruolo determinante all’interno di questa prospettiva viene naturalmente ricoperto dalla bonifica dei Sin (Siti d’interesse nazionale) presenti sul territorio, ma dal fronte piombinese non giungono notizie incoraggianti.

Come noto, dal 2014 è programmato un ingente stanziamento di risorse – attualmente confermato in 47 milioni di euro –, relativo al coinvolgimento di Invitalia nelle operazioni di bonifica e reindustrializzazione del sito di interesse nazionale di Piombino. Soldi che aspettano ancora di essere spesi.

Quanto ci sarà ancora da attendere? Per rispondere più compiutamente a questa domanda, la rivista locale Stile libero ha diffuso ieri il resoconto stenografico di un’audizione (tenutasi mercoledì 26 aprile) dove i vertici di Invitalia sono stati chiamati a relazionare davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

La Commissione, nella persona del vicepresidente Stefano Vignaroli (M5S) ha centrato il nodo delle tempistiche affermando:  «C’è una nota stampa che sostiene che di questo passo hanno calcolato che ci vogliono 57 anni per arrivare a meta». Il riferimento implicito è a greenreport, che per primo nel corso dello scorso febbraio si è preso la briga di completare un semplice calcolo, considerata la velocità con la quale fino a quel momento erano stati elaborati e pubblicati i bandi necessari per erogare effettivamente le risorse dedicate alla bonifica di Piombino. Il risultato (puramente teorico) è impietoso: procedendo a questo ritmo Piombino dovrebbe aspettare ancora 57 anni. Possibile? Evidentemente no. L’attesa sembra dovrà allungarsi ancora.

«Io le posso dire – è stata la sconsolata riposta di Giovanni Portaluri, direttore dell’area competitività e territori di Invitalia – che non sono d’accordo sui 57 anni perché la reputo un’espressione ottimistica. La sostanza è questa: lei pensi che tutti gli interventi di carattere infrastrutturale in questo Paese oggi richiedono una consecutio che è una probatio diabolica, cioè l’amministrazione deve (nella maggior parte dei casi è un ente locale o una regione il soggetto attuatore o un Ministero) prevedere nei propri documenti di programmazione quali opere intende realizzare, poi aggiornare il piano annuale per dire che rispetto al piano triennale da oggi ha deciso di fare questo nel 2017. Dovrebbe avere delle competenze al proprio interno così sofisticate da riuscire a definire i contenuti di una progettazione preliminare, che richiede competenze economiche, tecniche e anche di carattere amministrativo, di conoscenza dei circuiti finanziari della pubblica amministrazione, fare una progettazione preliminare di fattibilità tecnica ed economica, poi avviare la progettazione all’interno e fare una gara per affidare la progettazione. Le progettazioni devono poi essere approvate e anche verificate, come dice il Codice degli appalti. Tra le tre gare che abbiamo svolto c’è una gara di progettazione e una gara per la verifica, cioè, una volta che il progettista avrà consegnato il suo progetto, questo progetto dovrà essere puntualmente verificato da un soggetto terzo, che per ragioni di incompatibilità non può essere in alcun modo legato al soggetto progettista, che verifica il livello della progettazione e dice che si può approvare».

L’unica speranza per sbrogliare una situazione a dir poco paradossale, dove l’inquinamento normativo è superiore a quello sul territorio, è dunque quella di una sburocratizzazione e radicale semplificazione normativa. «Una brevissima considerazione – ha aggiunto infatti Portaluri – noi siamo una centrale di committenza qualificata dal Codice degli appalti, lo stiamo verificando negli ultimi 24 mesi e ho l’ambizione di pensare che questo Paese possa gestire le procedure di gara per gli appalti di lavori esattamente come un qualunque altro processo industriale, quindi stabilendo tempi per la pubblicazione dei bandi, stabilendo tempi certi per l’esecuzione delle attività di progettazione e sapendo governare le attività di esecuzione. Questo consentirebbe di ridurre i 56-57 anni necessari per la realizzazione di un’opera e di contenerla nei 5-6 anni, che sono i tempi di vita utile per realizzare un intervento anche superiore ai 20 milioni di euro di costo». Nel frattempo, le bonifiche a Piombino attendono.