Bonifiche, rifiuti, inquinamento: il governo auto-denuncia risorse «assolutamente insufficienti»

Nella nota di aggiornamento al Def il ministero dell’Ambiente evidenzia l’inadeguatezza dei finanziamenti rispetto a quanto sarebbe necessario per realizzare i programmi promessi

[26 settembre 2017]

Tra i documenti allegati alla nota di aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza) appena approvata dal Consiglio dei ministri è di particolare interesse andare a scartabellare le Relazioni sulle spese di investimento e relative leggi pluriennali: a dispetto della denominazione poco avvincente vi si possono trovare dati molto interessanti circa l’effettivo operato del governo, ovvero sul cosa accade una volta approvata una legge, magari ad anni di distanza. Non sempre – sorpresa! – ai buoni propositi si affiancano le risorse promesse, e in quei documenti dove i toni da propaganda sarebbero inutili i primi ad ammetterlo sono proprio i ministeri interessati.

Tra questi rientra in pieno il ministero dell’Ambiente, che ha inviato relazioni specifiche in occasione della nota di aggiornamento al Def. Per quanto riguarda ad esempio la missione 18-Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente, il ministero «in generale ritiene inadeguate le risorse al fabbisogno finanziario necessario al soddisfacimento dei programmi di investimento in corso e quelli ancora da avviare come per esempio le attività per la bonifica ed il risanamento dei siti inquinati».

Un motivo che si ripete anche osservando l’attuazione del programma 12-Gestione delle risorse idriche, tutela del territorio e bonifiche; anche in questo caso il ministero osserva che «non risultano ancora avviati i lavori per interventi di bonifica e messa in sicurezza dei siti di interesse nazionale nonché gli interventi per il disinquinamento e per il miglioramento della qualità dell’aria. Per quanto riguarda lo stato di avanzamento lavori, presentano dei ritardi gli interventi di bonifica dei siti di interesse nazionale inquinati e quelli contaminati da amianto. In generale, le risorse finanziarie disponibili non sono compatibili con le attività programmate nei vari settori di intervento». E non a caso i Siti di interesse nazionale (Sin) attendono di essere bonificati in alcuni casi da decenni, ma al momento le operazioni risultano chiuse solo al 20%.

Anche per il programma 15-Prevenzione e gestione dei rifiuti, prevenzione degli inquinamenti, emergono le stesse lacune, se non in maniera ancor più acuta: «Le risorse allocate per gli investimenti attinenti alle politiche per la gestione integrata dei rifiuti, la riduzione della produzione dei rifiuti, l’incentivazione della raccolta differenziata, il recupero di materia e di energia gli interventi nonché alle politiche per il contrasto dell’inquinamento atmosferico e da agenti fisici, sono ritenute ampiamente insufficienti specie per gli interventi destinati al miglioramento della qualità dell’aria e alla riduzione delle emissioni di polveri sottili».

Un esempio concreto? Guardando alle Politiche per la riduzione e la prevenzione della produzione dei rifiuti, per la corretta gestione e il riutilizzo degli stessi e per il contrasto alla loro gestione illegale, il ministero dell’Ambiente osserva che «sulla base della esperienza maturata nel corso degli anni, si è rilevato che le risorse odiernamente disponibili si rilevano assolutamente insufficienti per consentire un intervento pubblico efficace per l’intero territorio e per tutte le più rilevanti problematiche». Al fine di «accrescere la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti nonché favorire il superamento delle situazioni emergenziali presenti in alcune aree del territorio nazionale», il “Fondo per la promozione di interventi di riduzione e prevenzione della produzione di rifiuti e per lo sviluppo di nuove tecnologie di riciclaggio e smaltimento” dovrebbe ammontare a 60 milioni di euro – così come previsto dall’articolo 2, comma 323 della legge 244/07 –, e invece ne sono stati stanziati molti meno: 22.389.578 euro, ovvero il 37% circa di quanto promesso. Ma senza leggi coerenti con sé stesse e investimenti, pubblici in primis, l’economia circolare è destinata a rimanere solo una buona idea – e non possiamo permettercelo.