Prosegue il dibattito sul futuro della città

Buongiorno Livorno, la nostra ricetta per uscire dalla crisi? Intercettare i flussi di back-shoring sostenibili

Ecco i quattro capisaldi

[17 dicembre 2014]

Livorno ha livelli di disoccupazione doppi rispetto alla media del resto della regione ed è in testa alle classifiche per i rischi alla salute e alla sicurezza ambientale, con tassi d’inquinamento secondi solo a quelli di certe città meridionali. Questa situazione è l’effetto della mancanza di una seria programmazione economica ed energetica.

Da un tessuto prevalentemente industriale basato sulle commesse di Stato e le partecipazioni pubbliche, si è passati a uno dipendente dalle multinazionali della componentistica auto e della produzione di energia da combustibili fossili. In ambito portuale, si è passati dal monopolio della Compagnia Lavoratori Portuali a una situazione feudalizzata di sostanziale deregolamentazione che si è tradotta in una diffusa guerra tariffaria sulle spalle dei lavoratori.

La cantieristica pesante, che aveva così profondamente segnato l’identità cittadina, ha ceduto il passo all’edilizia e alle operazioni immobiliari. Quasi la metà del tessuto economico livornese era legato a attività e produzioni a medio o basso contenuto tecnologico, particolarmente esposte alla concorrenza dei paesi emergenti, inadeguate ad affrontare la fine del modello fordista, la deindustrializzazione e la finanziarizzazione dei mercati prima e la crisi del 2008 poi.

Oggi siamo chiamati a ripensare l’economica locale in una prospettiva di medio-lungo termine e, al contempo, a offrire soluzioni immediate alla crisi occupazionale del territorio (i redditi sono pochi e indeboliti dalla deflazione) che rischia di trascinare con sé anche tutti quegli esercizi commerciali che finora hanno retto a fatica la contrazione del potere d’acquisto delle famiglie.

Siamo chiamati a ripensare un’economia che tenga insieme lo sostenibilità economica e la capacità di creare redditi reali. L’accordo di programma dovrebbe essere l’occasione per riprendere una politica di programmazione economica e per approntare una strategia di uscita da un modello che si è rivelato non all’altezza dei tempi. Per attirare nuovi investimenti dall’esterno e, soprattutto, per legarli al territorio per lunghi periodi, ma anche per dare vita a nuove attività produttive su base territoriale, legate cioè alle esigenze di una filiera corta.

A questo serve una lettura attenta e di visione di quelle che potrebbero essere le prospettive del mercato e di quelli che sono e saranno a breve i bisogni dell’area vasta costiera. Attenzione speciale meritano, in un’ottica di marketing territoriale verso soggetti che possano garantire una permanenza di lungo periodo sul territorio, fenomeni come quello delle rilocalizzaizoni nel paese d’origine da parte di aziende che avevano precedentemente deciso di spostare i loro stabilimenti all’estero per sfruttare il minor costo della forza lavoro e i minori vincoli ambientali alle attività produttive.

Oggi è possibile intercettare i flussi di back-shoring a patto di essere capaci di offrire risposte alle richieste delle aziende che avevano deciso di delocalizzare le loro produzioni in paesi emergenti: qualità (riduzione al minimo di sprechi e scarti), tempi e costi certi (razionalizzazione della burocrazia) e costi energetici contenuti (possibili grazie alle rinnovabili).

Crediamo che, dovendoci limitare in questa sede a una rapida disamina, 4 dovrebbero esserne i capisaldi:

  1. Adeguamento infrastrutturale del porto
  2. Telematizzazione
  3. Reindustrializzazione: Livorno polo delle rinnovabili
  4. Riqualificazione energetica e ambientale
  1. Il porto deve tornare ad essere il cuore dell’economia locale, ma per farlo necessita di importanti interventi capaci di adeguarne le infrastrutture alle richieste dei nuovi traffici. Di questi interventi (che corrispondono a un progetto di sopravvivenza del nostro scalo) deve essere attentamente valutata la portata non solo in termini economici e di ricadute occupazionali, ma anche di impatto ambientale. Darsena (o Piattaforma) Europa ha senso a livello di prima operatività: stabilizzazione delle vasche di colmata per la costruzione di nuovi accosti e diga foranea. Altrettanto importante e urgente è la chiusura delle porte vinciane tra la Darsena Toscana e lo Scolmatore (con conseguente soluzione dei problemi posti da Pisa), la cui apertura per permettere agli Yacht usciti dai cantieri sui Navicelli di raggiungere il mare è causa dell’insabbiamento dei fondali di quello che, allo stato attuale, è il principale accosto per il traffico di trasbordo e che, con le prospettive delle operazioni di escavo e resecazione del canale di accesso al bacino di evoluzione, sta tornando a far gola a diversi importanti operatori internazionali. Operatori che chiedono, oltre agli interventi infrastrutturali, una definitiva e più razionale zonizzazione. L’insieme di queste operazioni potrebbe davvero dare nuovo impulso ad investimenti privati sul territorio fin da subito: in previsione di quello che il porto di Livorno potrebbe essere tra qualche anno, importanti operatori potrebbero decidere di stringere da subito solidi e duraturi rapporti nostro scalo in modo da poter esercitare una specie di diritto di “prelazione” quando le riforme saranno pienamente operative.
  2. La telematizzazione del territorio permetterà di aumentare il volume, la velocità, la varietà e il valore delle informazioni disponibili su di esso, rendendone più accurata e rapido il governo e migliore la comunicabilità verso l’esterno in prospettiva di rilancio sia turistico sia industriale e, verso l’interno, nei rapporti tra soggetti economici e Pubblica Amministrazione.
  3. L’industria energetica, collegata strettamente al porto (da cui vengono i combustibili fossili), è un importante comparto dell’economia del territorio livornese, che da solo produce il 70% dell’energia consumata dall’intera Toscana e che ne sopporta però da solo le conseguenze in termini di salute e sicurezza ambientale. L’identità di distretto energetico della regione dovrebbe essere recuperata e sottoposta a un attento lavoro di conversione in termini ecologici, che coinvolga ENI (Comune, Provincia e Regione dovrebbero chiedere al Governo di ottenere anche per il sito di Stagno un impegno davvero “green”) e che, approdando a un nuovo modello di produzione diffusa dell’energia collegato all’innovazione e alla ricerca, possa dare nuovo impulso a un settore altrimenti destinato ad accompagnare nel loro declino i combustibili fossili (che avranno in futuro un ruolo sempre più residuale nelle politiche di approvvigionamento energetico delle comunità) e all’occupazione. Fare di Livorno un polo delle energie rinnovabili, in cui il costo dell’energia è minore che altrove (collegato a un’immagine turistica di città del ben-vivere e degli stili di vita “green”: un po’ come Amsterdam), avrebbe un forte potere attrattivo sulla produzione industriale, specie quella specializzata col suo indotto.
  4. Una risposta immediata alla crisi della PMI artigiana capace al contempo di liberare una grossa quantità di risorse pubbliche da impiegare, in tempi di minori trasferimenti, su capitoli in sofferenza come sociale e istruzione verrebbe certamente da un piano di riqualificazione energetica e ambientale che muova i passi dagli edifici di proprietà pubblica e il patrimonio ERP. I margini di risparmio energetico (e quindi economico), specie sulla produzione di calore, sono enormi: basti a questo il raffronto con altre realtà europee. Il contenimento della spesa, stimabile nell’ordine di milioni di euro, potrebbe essere in parte utilizzato per coprire le esigenze di bilancio nei settori più critici (come suddetto), e in parte essere reinvestito, in partnership con soggetti privati, in incentivi alla riqualificazione energetica della proprietà privata.

Questi quattro punti, nel quadro di un più generale progetto di città che parallelamente sostanzi e articoli l’idea finora un po’ troppo vaga una terziarizzazione dell’economia cittadina in chiave di servizi al turismo, sostenuti da una riorganizzazione dell’offerta formativa e scolastica territoriale in chiave di contrasto alla dispersione e di accordo col progetto economico generale, possono dare un contributo fondamentale al nuovo impulso di cui Livorno ha urgente e prioritario bisogno.

Andrea Raspanti e Lorenzo Partesotti, Buongiorno Livorno