Burden sharing, a che punto è la Toscana delle rinnovabili?

[27 dicembre 2016]

Gli obiettivi nazionali vincolanti in termini di quota dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili al 2020 sono, come noto, quelli individuati dalla Direttiva 2009/28 del Parlamento europeo e del Consiglio, recepita in Italia con il D.lgs. 28/2011. Ogni Regione italiana è tenuta a concorrere al raggiungimento di quest’obiettivo secondo la logica del burden sharing, ovvero il contributo che le diverse regioni e province autonome italiane sono tenute a fornire ai fini del raggiungimento del target nazionale, stabilito con apposito decreto. Qual è dunque la situazione in Toscana?

Nei giorni scorsi a offrire il quadro più aggiornato – sebbene fermo al 2014 – è stato il Gse (Gestore dei servizi energetici), tramite il rapporto “Monitoraggio statistico degli obiettivi nazionali e regionali sulle fonti rinnovabili di energia. Anni 2012-2014”.

Nel 2012 i consumi finali lordi di energia da fonti rinnovabili (escluso il settore trasporti) ammontavano in Toscana a 1.229 ktep (il 14,4% del totale), saliti a 1.263 (15,4%) nel 2013 per poi tornare a 1.222 ktep (15,8%) nel 2014. A fronte di 718 ktep di consumi di energia da fonti rinnovabili nel settore elettrico rilevati in Toscana nel 2014, ne mancano altri 51 per raggiungere almeno l’obiettivo dei 769 ktep previsti al 2020 dal decreto burden sharing. Più distante l’obiettivo per quanto riguarda i consumi di energia da fonti rinnovabili nel settore termico: 503 i ktep rilevati nel 2014, 786 quelli necessari al 2020.

In questo contesto, la fonte geotermica rappresenta per la Toscana un contributo determinante: nell’ultimo anno gli impianti presenti sul territorio hanno consentito di produrre 5.820 GWh, in grado di soddisfare il 27% del fabbisogno elettrico regionale, di risparmiare oltre 3,9 milioni di tonnellate di CO2 e 1,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, senza dimenticare la possibilità di riscaldare 9.700 utenti residenziali, 6 aziende dei territori geotermici, circa 30 ettari di serre, 2 caseifici.

Come cambierà il quadro geotermico al 2020, target della Direttiva 2009/28? A rispondere è ancora il Gse, ma guardando al contesto nazionale. Secondo lo scenario di riferimento tracciato dal Gestore dei servizi energetici al 2020 sarà concluso il periodo di incentivazione di alcuni impianti rinnovabili nel settore elettrico attualmente incentivati: la geotermia perderà incentivi per 553 GWh che andranno “a scadenza”, guadagnando al contempo incentivi per nuovi 385 GWh, con un saldo negativo di -168. Nonostante il calo degli incentivi, però, il Gse stima che il contributo offerto dalle risorse geotermiche al mix elettrico nazionale continuerà a crescere nei prossimi anni: dai 6.185 GWh del 2015 (lo 0,44% dei consumi finali lordi totali di energia) ai 6.570 GWh del 2020 (0,46%). Per quanto riguarda invece le rinnovabili nel settore termico, lo scenario di riferimento del Gse stima per le pompe di calore alimentate da fonte geotermica un contributo nel 2020 pari al valore 2015 (0,1 Mtep).