Economia circolare, il difficile cammino dell’Ue

Progressi e difficoltà in quattro indicatori chiave: produzione e consumo di rifiuti; gestione dei rifiuti; materie prime secondarie; competitività e innovazione

[17 gennaio 2018]

La Commissione europea ha pubblicato una comunicazione sul quadro di monitoraggio dell’economia circolare che è accompagnata da un documento di lavoro del suo staff e ricorda che «Un’economia circolare punta a mantenere il più a lungo possibile il valore di prodotti, materie e risorse e a ridurre al minimo la produzione dei rifiuti».

In appoggio a questa iniziativa, l’ufficio statistico dell’Ue Eurostat lancia una nuova pagina dedicata all’economia circolare sul suo sito  web che presenta l’insieme degli indicatori del quadro di monitoraggio e che ha l’obiettivo di aggiornarli sulla base degli ultimi dati disponibili, anche grazie a strumenti di visualizzazione.

A Eurostat sottolineano che «Il quadro di monitoraggio della Commissione è uno strumento essenziale che permette di misurare i progressi compiuti e di coprire le diverse fasi dell’economia circolare nell’Ue e negli Stati membri. Grazie a questo, sarò possibile determinare se le iniziative strategiche esistenti contribuiscono efficacemente a raggiungere i risultati attesi e a mettere in evidenza i settori nei quali sono necessarie delle misure supplementari. Questo strumento costituisce un sostegno cruciale per gli sforzi sviluppati dall’Ue per favorire un’economia sostenibile, low.carbon, efficace nell’utilizzo delle risorse e competitiva».

Il quadro disegnato da Eurostat si articola su quattro grandi temi: produzione e consumo di rifiuti; gestione dei rifiuti; materie prime secondarie; competitività e innovazione. Per ogni tema sono stati censiti un certo numero di indicatori più specifici.  Il tema della produzione e consumo tratta le problematiche dell’autosufficienza dell’Ue per le materie prime, dei mercati pubblici ecologici, della produzione di rifiuti e di rifiuti alimentari. Gli indicatori relativi alla gestione dei rifiuti si basano sulla quota di rifiuti riciclati nell’insieme dell’economia e sui flussi di rifiuti specifici. Il tema delle materie prime secondarie è basato sulla misurazione del contributo delle materie riciclate alla domanda di materie prime e sull’analisi del commercio delle materie prime riciclabili. Il tema della competitività e dell’innovazione punta a stabilire una stima numerica degli investimenti privati, dei posti di lavoro e del valore aggiunto lordo, così come dei brevetti legati al riciclo  e alle materie prime secondarie.

Per esempio, la nuova pagina web di Eurostat rivela che nel 2014 i  vari settori dell’economia circolare avevano già generato un valore aggiunto stimato in circa 141 miliardi di euro, con un aumento del 6,1% rispetto al 2012.

Ma dalle cifre rese note da Eurostat emerge anche che »In media le materie riciclate permettono di rispondere solo al 10% circa della domanda Ue di materie prime, malgrado un progresso costante dal 2004». Però, per un certo numero di materiali sfusi, le materie prime secondari contribuiscono a soddisfare più del  30% della richiesta di materia (per esempio il rame e il nickel). Inoltre l’Ue esporta  importanti quantità di rifiuti riciclabili come materie plastiche, carta e cartone, ferro e acciaio, rame, alluminio e nickel.

Eurostat dice che «Le cifre dimostrano anche che, tra il 2008 e il  2015 i tassi di riciclaggio dei rifiuti da imballaggi nell’Ue, sono passati dal 62% al 66%. Per quel che riguarda gli imballaggi in plastica, il tasso medio di riciclo nell’Ue è sensibilmente più basso, arrivando al  40%, anche se è stato osservato un miglioramento in questi ultimi anni».