Elaborato un nuovo modello per tentare di prevedere le eruzioni

I Campi Flegrei tornano all’attenzione della comunità scientifica internazionale

La potenzialità geotermica dell’area è pari ad almeno 17 Gw: l’equivalente di due centrali nucleari medio-grandi

[16 maggio 2017]

Come prevedere le eruzioni dei vulcani da lungo tempo quiescenti? Il nuovo modello appena elaborato da ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Napoli (Ingv-Ov) e dell’University College di Londra (Ucl) tenta di rispondere a una domanda tanto complessa studiando «i fenomeni di bradisisma, ben noti da oltre 2000 anni, che dal 1950 a oggi hanno prodotto oltre 4 metri di sollevamento nel porto di Pozzuoli e circa 20.000 terremoti». Come spiega l’Ingv, tale modello prevede che in un’area vulcanica come i Campi Flegrei, soggetta a continui fenomeni di sollevamento del suolo, ogni ulteriore episodio può avere un’evoluzione diversa e maggiormente critica, in quanto agisce su un sistema già modificato dagli sforzi accumulati in precedenza.

«Quanto l’attuale condizione dei Campi Flegrei sia vicina al punto critico dipende molto dallo stato fisico attuale del sottosuolo flegreo – aggiunge Giuseppe De Natale, dirigente di ricerca Ingv-Ov – Calcolare, quindi, con precisione il reale stato fisico delle rocce profonde ai Campi Flegrei è una priorità per la ricerca futura».

Un approccio non indifferente anche per esplorare le potenzialità della risorsa geotermica che i Campi Flegrei da sempre custodiscono. Non a caso il progetto internazionale di ricerca Campi Flegrei deep drilling project (Cfddp) è a buon diritto tra i protagonisti dell’ultima newsletter prodotta  da Iga – International geothermal association, e rilanciata nel nostro Paese dall’Unione geotermica italiana (Ugi).

Come riferito dagli stessi ricercatori, il progetto è «finalizzato alla comprensione della dinamica vulcanica dei Campi Flegrei e dei meccanismi che generano i fenomeni di sollevamento ed abbassamento della caldera (bradisisma)», e più in generale rivolto a «porre il rischio vulcanico e le risorse culturali, ambientali ed energetiche dei Campi Flegrei al centro dell’attenzione internazionale», facendo di quest’area un grande laboratorio naturale per numerosi e fondamentali campi d’indagine: «Mitigazione del rischio vulcanico e dei rischi naturali, sviluppo di tecnologie avanzate per il monitoraggio ambientale, sviluppo di metodologie sostenibili ed eco-compatibili per l’utilizzo ottimale dell’energia geotermica». Risultati che saranno patrimonio non solo del Sud Italia, contando che al mondo almeno il 10% della popolazione mondiale vive entro 100 chilometri da un vulcano storicamente attivo.

Recentemente, l’analisi della stratigrafia del pozzo di Bagnoli, realizzata dall’Ov-Ingv pubblicata sulla rivista ‘Geochemistry, geophysics, geosystems’ dell’American geophysical union, ha permesso di ricostruire l’evoluzione dell’attività vulcanica nel settore orientale dei Campi Flegrei, producendo «nuove importanti informazioni sull’evoluzione, la storia eruttiva ed i limiti strutturali della parte orientale della caldera», informazioni che – spiega De Natale, che riveste il ruolo di coordinatore del Campi Flegrei deep drilling project  – permettono inoltre «una sostanziale ri-valutazione della pericolosità vulcanica e degli stessi scenari eruttivi per la città di Napoli».

Studiare approfonditamente l’area è inoltre certamente propedeutico a ogni possibilità di sviluppo della risorsa geotermica abbondantemente presente sul territorio, possibilità più volte incoraggiata dalle istituzioni locali e non.

«In Campania esiste, specie nell’area napoletana, un potenziale elevatissimo – osservava al proposito già nel 2014 Francesco Peduto, presidente dell’Ordine dei geologi della Campania – per le peculiari caratteristiche del distretto geovulcanologico del Somma-Vesuvio e dei Campi Flegrei. Ricercatori dell’Ingv hanno stimato che la potenzialità geotermica della sola area Campi Flegrei + Ischia è pari ad almeno 17 Gw: l’equivalente di due centrali nucleari medio–grandi».

Risorse impiegabili utilmente per lo sviluppo sostenibile del territorio: secondo l’ultima analisi prodotta dallo Svimez in materia, la più grande area urbana del Sud, Napoli, potrebbe attingere al «maggior potenziale geotermico in Italia», potenzialmente in grado di riscaldare e raffrescare gli oltre i 10.000 edifici presenti in città e attirando al contempo investimenti per 2,44 miliardi di euro, con una ricaduta occupazionale pari a circa 15mila unità.