Campiglia Marittima, «rinnovata a tempo indeterminato la concessione cava di Monte Calvi»

M5S: la superficie di attività aumentata di circa 3 ettari, senza incrementare i volumi di escavazione

[30 agosto 2017]

Si è riunito oggi il Consiglio comunale di Campiglia Marittima, con all’ordine del giorno l’adozione della variante contestuale al Piano strutturale e al Regolamento urbanistico in adeguamento al piano delle attività estrattive, di recupero delle aree escavate e riutilizzo dei residui recuperabili (Paerp), e la variante normativa al piano strutturale. Un Consiglio nel quale – come dichiarano i consiglieri pentastellati Daniele Fioretti e Cristina Chesi – il voto a maggioranza «rinnova a tempo indeterminato la concessione di estrazione nella cava di Monte Calvi, in scadenza nel 2018, fino ad esaurimento dei volumi previsti e l’aumento della superficie di attività estrattiva».

La superficie di attività potrà dunque essere aumentata di circa 3 ettari, da utilizzarsi per il passaggio dei camion, senza incrementare i volumi di escavazione: una scelta che trova l’opposizione del M5S.

«Dovremmo impostare una politica virtuosa di riduzione dei volumi di escavazione aumentando al contempo l’attività di riciclo degli inerti, esistono esempi virtuosi sia in Italia che all’estero», argomentano Chesi e Fioretti, rammentando poi che gli “esempi virtuosi” sono già presenti nel cortile di casa con Rimateria, società il cui progetto si è già conquistato le lodi della Commissione europea quanto della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti. Come noto, assieme alla riqualificazione ambientale e paesaggistica di aree a discarica, la mission di Rimateria unisce il riciclo, lo stoccaggio-trattamento e lo smaltimento dei rifiuti speciali non riciclabili, a partire dalle 2 milioni di tonnellate presenti nell’area (oltre 800 ettari) occupata dall’acciaieria ex Lucchini: ad oggi, nell’intera area Sin (Sito di interesse nazionale) in attesa di bonifica, le uniche aree oggetto di riqualificazione ambientale e paesaggistica sono proprio quelle portate avanti dall’azienda.

«Crediamo – osservano Chesi e Fioretti – che ci siano le condizioni e gli attori a livello territoriale per creare una vera politica alternativa all’escavazione: Comune, Rimateria e Pmi che si occupano di riciclo/riuso di inerti, dovrebbero unire le forze e gestire questa fase di transizione, non esaurendo i volumi e creando occupazione ambientalmente sostenibile nel tempo», chiedendo al contempo «quest’amministrazione richieda il giusto canone di concessione alle attività estrattive».