Cancro e ambiente, cosa possiamo fare per limitare i danni dell’inquinamento?

«I cittadini si credono talvolta impotenti, invece sono proprio loro a poter cambiare la situazione con scelte consapevoli»

[24 settembre 2018]

L’aumento dell’incidenza dei casi di cancro non può essere attribuita soltanto all’invecchiamento della popolazione: come si spiegherebbe altrimenti il fatto che «uno su 5-600 nuovi nati si ammalerà di cancro prima del compimento del quindicesimo anno d’età»? Il dato, riportato da Ernesto Burgio dell’European cancer and environment research institute (Eceri) durante il convegno Emergenza cancro – Fattori ambientali modificabili e stili di vita non corretti sfata il mito che vuole i tumori infantili una patologia rara. E non rincuora sapere che proprio l’Italia detiene la maglia nera in Europa per quanto riguarda l’incidenza di malattie oncologiche in età pediatrica. Un triste record che porta dritti alla ricerca delle sue cause, e dunque alla domanda di fondo che muove dal convegno, ospitato dalla Camera dei Deputati e organizzato dalla Società italiana di medicina ambientale (Sima): che relazione c’è tra cancro, stili di vita e inquinamento?

Il quesito è molto ampio, e non permette una risposta univoca a causa della complessità della relazione cancro-ambiente. Il convegno ha però sottolineato l’esistenza di una chiara relazione tra il benessere dell’uomo e lo stato dell’ambiente: è ormai noto – come ricordano dal Cnr, che ha partecipato all’evento romano con il suo presidente Massimo Inguscio e il direttore Cnr-Irsa, Vito Felice Uricchio –  come l’inquinamento delle matrici acqua, aria e suolo abbia ricadute negative sul nostro benessere, e rappresenti un fattore determinante nello sviluppo di malattie a carico dell’apparato respiratorio, cardiovascolare e di patologie oncologiche. Un legame che oggi è fortemente a rischio: «Noi e le nostre malattie siamo il risultato del nostro genoma e dei fattori ambientali  esterni come cibo, stile di vita, ambiente e quindi inquinamento – sintetizza Inguscio – Ogni malato è diverso dall’altro, ogni tumore diverso, servono dunque cure più possibile personalizzate e diagnostiche sempre più precoci e meno invasive».

E per quanto riguarda i fattori di prevenzione, e dunque (anche) la qualità dell’ambiente in cui viviamo? L’ultimo censimento ufficiale sul cancro in Italia, presentato l’anno scorso al ministero della Salute, metteva in evidenza due principali elementi di preoccupazione dal punto di vista ambientale: l’inquinamento atmosferico e la presenza dei Sin (Siti di interesse nazionale) che aspettano da decenni di essere bonificati. Se per questi ultimi il rischio è maggiormente circoscritto a territori specifici e la possibilità di cura pienamente individuata (nelle bonifiche), anche per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico disponiamo di indicazioni precise sulle fonti più impattanti. Fonti che ci vedono protagonisti nostro malgrado: traffico stradale e climatizzazione degli edifici. Sono queste le principali cause d’inquinamento atmosferico, e l’adozione di politiche mirate alla loro riduzione – oltre ai conseguenti comportamenti dei singoli cittadini – avrebbe certamente riflessi positivi sotto il profilo della salute pubblica.

Il convegno organizzato dalla Società italiana di medicina ambientale ha scelto invece di focalizzare l’attenzione su altri fattori di rischio ambientale, comunque pervasivi. Sostanze cancerogene che comprendono Ipa (composti organici persistenti) ed interferenti endocrini, metalli pesanti come cromo (VI), nichel, arsenico, berillio eccetera sono purtroppo presenti – ricorda il Cnr – in beni di largo consumo come cosmetici, creme solari, indumenti, mobili, cicche di sigarette, pesticidi, vernici, pellami, alimenti, gas di scarico e, purtroppo, anche alimenti. Tali sostanze spesso finiscono nelle acque con cui laviamo noi stessi, i nostri beni ed i nostri alimenti: per questo è quanto mai opportuno ridurre le produzioni e gli impieghi di sostanze persistenti e/o dotate di attività biologiche significative, per evitare che raggiungano le acque e che possano comportare un rischio cancerogeno.

Ma il convegno è stato anche l’occasione per affrontare anche altre tematiche, come l’importanza dello sport, la bonifica dei siti inquinati, la decarbonizzazione, il biomonitoraggio, e soprattutto alla prevenzione.  Molti dei fattori di rischio infatti, specie quelli legati a inquinamento e stili di vita, sono ben noti. Quali misure si possono dunque adottare per limitare i danni dell’inquinamento? «I cittadini si credono talvolta impotenti – nota Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale – invece sono proprio loro a poter cambiare la situazione con scelte consapevoli, a partire dagli acquisti quotidiani. I nostri consumi possono modificare il mercato e nello stesso tempo costringere le aziende produttrici a essere veramente ecosostenibili: pretendiamo, quindi, alimenti, indumenti e prodotti di uso quotidiano che siano scientificamente validati da Enti pubblici». Consapevoli dunque che l’inquinamento non è sempre un nemico esterno, ma spesso legato ai nostri stessi stili di vita, che possiamo cambiare agendo come privati cittadini e – soprattutto – manifestando la necessità di politiche pubbliche volte alla sostenibilità, in grado di guidare un cambiamento che non potrà che essere collettivo per essere davvero efficace.