CFS-RAI Principles: cronaca di un negoziato spinoso

[6 giugno 2014]

Nonostante l’attenzione crescente della comunità internazionale, il fenomeno dell’accaparramento della terra  non si è arrestato: dal 2000, sono stati convertiti all’agricoltura 60,507,739 di ettari attraverso 1609 land deals. Dopo l’approvazione nel maggio 2012 delle Voluntary Guidelines on the Responsible Governance of Tenure of Land, Fisheries and Forests, una nuova fase di definizione di principi di regolamentazione degli investimenti agricoli responsabili (RAI) si è quindi imposta all’interno del CFS (Committee on Food Security): i CFS-RAI dovrebbero essere adottati nell’ottobre 2014, in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, dedicata quest’anno all’agricoltura familiare.

Il “meccanismo della società civile” ha rifiutato la prima bozza dei principi, perché ancora intrinsecamente succube dell’approccio market-based, sottomesso agli interessi dei grandi investitori a scapito della garanzia del rispetto dei diritti umani delle popolazioni rurali e delle loro esigenze di investimento. Secondo la società civile, i CFS-RAI dovrebbero esprimere con fermezza la principale responsabilità degli Stati a investire nella costruzione di una visione nazionale a sostegno dell’agricoltura familiare e di piccola scala, che rappresenta la garanzia imprescindibile per la sicurezza alimentare della maggioranza della popolazione. I CFS-RAI, insomma, non possono limitarsi ad essere un semplice strumento (tra l’altro, non vincolante) di safety nets per contrastare gli effetti nocivi del land-grabbing. Nei fatti, mantenendo  una definizione volutamente ambigua del concetto di “investitore”, i draft in discussione mascherano le inevitabili contraddizioni che oppongono un modello di agricoltura commerciale “senza i contadini” (come la definisce La Via Campesina) contro un modello agro-ecologico sostenibile centrato sul mercato locale. Inoltre,  i principi dovrebbero essere più chiari rispetto alla Policy Coherence fra politiche agricole e commerciali, che seppure menzionata nel draft, stride fortemente con la promozione di  iniziative di investimento su larga scala come la Nuova Alleanza per l’Africa (partnership privato-pubblico per investimenti indiscriminati), sostenute, ad esempio, dalla Banca Mondiale e aspramente criticate dalla società civile.

I negoziati dei principi CFS-RAI sono quindi la manifestazione di un più ampio dibattito   sull’accesso, uso e gestione delle risorse e sulla promozione del diritto al cibo. Mentre la società civile e la comunità contadina mondiale si mobilitano per la definizione di strumenti fondati sul rispetto dei diritti umani, quali la Dichiarazione ONU sui diritti dei contadini e lavoratori rurali (il cui draft  è stato bloccato dai paesi del nord ed è in ulteriore discussione), le imprese e gli Stati “target” privilegiano la definizione di codici etici (generalmente non vincolanti) di buona condotta che, nei fatti, non intaccano minimamente la politica dell’accaparramento di terra. Si configura quindi una situazione di stallo paradossale, dal momento che gli Stati si mobilitano attivamente per svuotare di senso il rispetto del diritto umano di accesso al cibo di cui sono teoricamente i depositari. La strada della società civile rimane l’advocacy a tutto campo su governi e cittadini, soprattutto nei paesi del nord, privilegiando le opportunità offerte da quelle organizzazioni internazionali che, come la FAO, timidamente hanno aperto la finestra del dialogo con la società civile e con i rappresentanti delle stesse organizzazioni contadine.

Giorgia Mei Cospe per greenreport.it